Passeggiate con i figli e jogging permessi

Passeggiate con i figli e jogging permessi: bufera sul Viminale

La questione delle passeggiate con i figli e dello jogging che sono permessi a certe condizioni: è bufera sul Viminale, anche per le numerose contraddizioni

1 aprile 2020 - 12:39

La circolare del 31 marzo 2020 del Ministero dell’Interno, che aveva come scopo quello di fornire chiarimenti su alcuni aspetti interpretativi delle regole sugli spostamenti per contenere la diffusione del Coronavirus, ha finito invece per confondere di più le acque e creare furiose polemiche. Colpa di una comunicazione sciatta e farraginosa, capace di esprimersi solo in ‘burocratese’ stretto e di contraddire persino se stessa. Con la conseguenza che se oggi qualcuno dovesse chiederci se le passeggiate con i figli e lo jogging siano permessi, faremmo davvero fatica a rispondere. E questo persino dopo le ultime precisazioni del Viminale pubblicate il 1° aprile. I cosiddetti ‘chiarimenti dei chiarimenti‘ che in realtà non chiariscono un bel nulla (siamo alla follia).

PASSEGGIATE CON I FIGLI E JOGGING: LA CIRCOLARE DEL VIMINALE

Facciamo un rapido passo indietro per riepilogare la faccenda. Nel tardo pomeriggio di martedì 31 marzo 2020 il Ministero dell’Interno invia una circolare ai prefetti (si può leggere qui) con alcuni chiarimenti sul divieto di assembramento e sugli spostamenti delle persone nell’ambito delle misure contro il Coronavirus disposte con il DPCM dello scorso 9 marzo. Nella parte che ci interessa c’è scritto testualmente che “per quanto riguarda gli spostamenti di persone fisiche, è da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori. In quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione. La stessa attività può essere svolta, inoltre, nell’ambito di spostamenti motivati da situazioni di necessità o per motivi di salute”. E in un passaggio successivo si specifica che “l’attività motoria generalmente consentita non va intesa come equivalente all’attività sportiva (jogging)”.

JOGGING SÌ O JOGGING NO?

Dunque, tutti gli organi di stampa, così come ogni persona dotata di capacità intellettive quanto meno sufficienti, recepiscono da quelle righe che sono permesse le passeggiate con i figli minori. Lo jogging invece no, perché sembrerebbe non rientrare nell’attività motoria ‘generalmente consentita’. La notizia viene battuta dalle varie testate. Dopo un paio d’ore, però, giunge improvvisa una precisazione del Viminale che capovolge la precedente disposizione. Il Ministero specifica infatti che “tra le attività motorie ammesse resta quella di fare jogging”. I giornali, che avevano appena annunciato in pompa magna il divieto della corsetta, sono pertanto costretti a fare una precipitosa marcia indietro modificando homepage e articoli. E la gente? Completamente disorientata, basta farsi un giretto sui social…

PASSEGGIATE CON I BAMBINI? IN CAMPANIA RESTA IL DIVIETO

L’apertura alle passeggiate con i bambini, seppur nei pressi della propria abitazione, e l’esplicito riferimento alla possibilità di praticare jogging (sempre vicino casa) mandano intanto su tutte le furie alcuni amministratori locali. I più severi sono il governatore della Campania Vincenzo De Luca e l’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera. Secondo cui le precisazioni su passeggiate e jogging sono molto pericolose perché rischiano di essere intese come un segnale di allentamento delle misure assunte finora. E questo proprio in un momento decisivo della lotta al Covid-19, rischiando di vanificare gli sforzi e i sacrifici compiuti finora. De Luca si spinge più oltre ribadendo che in Campania resta in vigore un’ordinanza regionale che vieta passeggiate e attività sportive.

CONFUSIONE SU PASSEGGIATE E JOGGING: CI SI METTE ANCHE IL MINISTERO DELLA SALUTE

In questo bailamme a mischiare ulteriormente le carte ci pensa il Ministero della Salute, che sempre il 31 marzo pubblica una nota congiunta (si può leggere qui) della ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, della sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa e di Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria, in cui si plaude alla possibilità di fare svolgere a tutti i soggetti nella fascia d’età 0-18 anni attività motorie e ludiche all’aria aperta purché accompagnati da un familiare e nel rispetto del distanziamento sociale, contravvenendo di fatto al DPCM e alla stessa circolare del Viminale emanata lo stesso giorno, nella quale si precisa espressamente che “resta non consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto”. Il comunicato completa poi l’opera di disorientamento delle menti dei cittadini utilizzando una sorta di formula algebrica per spiegare il numero di genitori e figli ammessi a passeggiare insieme. Tale numero, spiega la nota, deve rispettare un “rapporto adulto/minore di 1:1; a meno che non si tratti di fratelli o minori conviventi nella stessa abitazione. In questo caso il rapporto adulto/minore potrà essere 1:n (n = numero fratelli o conviventi)”. Noi (e non soltanto noi) l’abbiamo dovuta rileggere per tre volte perché non volevamo crederci che fosse vera…

IL PARADOSSO DEI ‘CHIARIMENTI DEI CHIARIMENTI’ (MA CHE PERÒ NON CHIARISCONO)

E si arriva infine (almeno per il momento) al comunicato del Ministero dell’Interno diffuso sul proprio sito la mattina del 1° aprile 2020 (link diretto) con le precisazioni dopo la circolare del 31 marzo sulle disposizioni per la prevenzione del contagio Covid-19 (come dicevamo: i chiarimenti dei chiarimenti). Qui il Viminale compie un’incredibile piroetta spiegando che le regole sugli spostamenti per contenere la diffusione del Coronavirus non sono cambiate. E che la circolare del giorno prima ha soltanto chiarito (?!?) che la possibilità di uscire con i figli minori “è consentita a un solo genitore per camminare. Purché questo avvenga in prossimità della propria abitazione E in occasione spostamenti motivati da situazioni di necessità o di salute”. Cosa che però contraddice parzialmente quanto enunciato dalla circolare di ieri, nella quale le due possibilità risultano invece alternative e non consequenziali, come riportiamo per l’ennesima volta fedelmente: “È da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori […] purché in prossimità della propria abitazione. La stessa attività può essere svolta, INOLTRE, nell’ambito di spostamenti motivati da situazioni di necessità o per motivi di salute”.
Il comunicato del 1° aprile ribadisce poi che “non è consentito in ogni caso svolgere attività ludica e ricreativa all’aperto”. Ma in questo caso avrebbero dovuto rivolgersi direttamente al ministero della Salute e delle Pari Opportunità che hanno invece scritto l’esatto contrario. Come abbiamo appurato.

Insomma, la situazione è difficile per tutti e su questo non ci piove. Ma chiedere un po’ di chiarezza per lo meno dalle Istituzioni è pretendere troppo?

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