Impianto chimico di raffinazione
Imprese europee di carburanti contro l’UE: “No a nuove tasse su extra-profitti”
Le imprese europee e italiane di carburanti respingono l'idea di tassazione sugli extra-profitti richiesta da alcuni Paesi, tra cui l'Italia
Le imprese europee e italiane di carburanti respingono l'idea di tassazione sugli extra-profitti richiesta da alcuni Paesi, tra cui l'Italia
Le imprese europee di carburanti, e con esse quelle italiane, non ci stanno e rimandano al mittente ogni ipotesi di tassazione straordinaria sugli extra-profitti, chiesta a Bruxelles da alcuni Stati membri. Lo fa sapere l’UNEM, Unione energie per la mobilità, ribadendo la posizione espressa da FuelsEurope nella lettera indirizzata alle Istituzioni UE. Secondo l’associazione che rappresenta le principali aziende che operano in Italia nell’ambito della raffinazione, della logistica e della distribuzione dei prodotti petroliferi e di prodotti energetici low carbon, la reintroduzione di tasse straordinarie sugli extra-profitti avrebbe come grave conseguenza quella di rendere l’Italia e l’Europa ancora più vulnerabili agli shock dell’offerta e alla volatilità dei prezzi.
UNEM CONTRO LE PROPOSTE DI PRELIEVO FISCALE
In particolare, UNEM ricorda come FuelsEurope abbia richiamato l’attenzione su un evidente squilibrio tra alcune proposte di prelievo fiscale avanzate a livello nazionale (precisamente da Austria, Germania, Italia, Portogallo e Spagna), e il quadro strategico delineato nella bozza del Piano d’azione AccelerateEU, secondo cui la sicurezza energetica e la competitività industriale rappresentano priorità assolute che richiedono un maggiore coordinamento a livello europeo. Tra le altre cose, il Piano prevede una mappatura delle capacità di raffinazione europee al fine di definire misure volte a garantire il pieno utilizzo degli impianti e una capacità di raffinazione sufficiente per l’intera gamma dei prodotti petroliferi.
“NUOVE TASSE RENDEREBBERO ITALIA ED EUROPA ANCORA PIÙ VULNERABILI”
Tuttavia, secondo l’UNEM, l’eventuale reintroduzione di tasse straordinarie sugli extra-profitti risulterebbe in palese contraddizione con tali obiettivi e avrebbe come conseguenza quella di rendere l’Italia e l’Europa ancora più vulnerabili agli shock dell’offerta e alla volatilità dei prezzi globali. Per Gianni Murano, presidente dell’Unione energie per la mobilità, “in un contesto in cui servono investimenti e stabilità, questi interventi generano incertezza, indeboliscono la raffinazione europea e aumentano la dipendenza dalle importazioni“. UNEM ha già rappresentato queste preoccupazioni alle Istituzioni italiane.
LA REAZIONE ALLA LETTERA DEI MINISTRI DELLE FINANZE
Ricordiamo che la polemica deriva dalla lettera firmata dai ministri delle finanze di Austria, Germania, Italia, Portogallo e Spagna, con cui hanno chiesto alla Commissione europea, considerando che la spesa dell’UE per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di 22 miliardi di euro dall’inizio del conflitto in Iran, di introdurre rapidamente una nuova imposta sugli extra-profitti a livello comunitario. Ma secondo le imprese europee di carburanti, l’imposizione arbitraria di una nuova tassazione o la doppia imposizione sui profitti straordinari, che riproporrebbe l’iniziativa del 2022 sul “contributo di solidarietà”, rappresenterebbe un messaggio molto preoccupante sia agli investitori nazionali che a quelli esteri circa la mancanza di un quadro normativo prevedibile e stabile nell’Unione Europea, gravando in modo significativo sulla sostenibilità economica del settore della raffinazione e della produzione di carburanti, proprio nel momento in cui è impegnato nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
