Carburanti in Italia: rete polverizzata, ecco quante stazioni restano

Carburanti in Italia: rete polverizzata, ecco quante stazioni restano

L’assemblea UNEM evidenzia la trasformazione della rete carburanti italiana tra il 2018 e il 2026, con un calo delle major

 

L’assemblea UNEM evidenzia la trasformazione della rete carburanti italiana tra il 2018 e il 2026, con un calo delle major

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11 Giugno 2026 - 09:30

La rete di distribuzione dei carburanti in Italia si mostra sempre più frammentata, come emerge dai dati presentati all’assemblea annuale del 2026 di UNEM, Unione Energie per la Mobilità (l’associazione rappresenta le principali aziende che operano in Italia anche nel settore petrolifero). Nonostante il numero complessivo delle stazioni di servizio sia rimasto pressoché invariato rispetto al 2018, attestandosi a 21.750 impianti, la struttura interna del mercato ha subito una profonda mutazione. Si assiste a una progressiva riduzione dei punti vendita controllati dai grandi marchi storici, a vantaggio di operatori indipendenti e di dimensioni minori. Questa tendenza solleva interrogativi urgenti sulla necessità di una riforma strutturale per razionalizzare l’intero sistema distributivo nazionale.

CARBURANTI IN ITALIA: IL DECLINO DELLE GRANDI COMPAGNIE

I dati statistici elaborati su base ministeriale evidenziano una forte contrazione della presenza delle grandi compagnie petrolifere sul territorio italiano. Tra il 2018 e il 2026, i punti vendita riconducibili ai marchi delle major sono scesi da 15.500 a 12.700 unità, registrando una flessione del 18,1%. Parallelamente, il numero totale dei soggetti proprietari considerati major è diminuito, passando da 7 a 4 marchi attivi. Questa riduzione ha generato un effetto di concentrazione per i pochi marchi rimasti, portando il numero medio di impianti per singola grande compagnia da 2.214 a 3.175 stazioni, a causa di complesse operazioni di acquisizione e dismissione sul mercato.

IL BOOM DEI MARCHI MINORI E DEGLI INDIPENDENTI

Al crollo delle grandi compagnie corrisponde una crescita esponenziale dei marchi minori e dei distributori indipendenti. Gli impianti legati a marchi minori sono più che raddoppiati in meno di un decennio, balzando da 2.771 nel 2018 a 6.073 nel 2026, con un incremento percentuale del 119,2%. Al contempo, le stazioni di servizio completamente prive di logo, note come pompe bianche o no-logo, hanno registrato una leggera flessione, scendendo da 3.429 a 2.977 impianti, con un calo del 13,2%. In termini di quote complessive di mercato, i marchi minori controllano oggi il 27,9% della rete italiana, contro il misero 12,8% registrato nel 2018.

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COME LEGGERE I NUMERI DELLE STAZIONI

Analizzando la composizione interna dei marchi indipendenti secondo il criterio del numero di impianti posseduti, emerge un quadro contrastante. La classe degli operatori con un asset superiore a 100 stazioni di servizio è cresciuta notevolmente, passando dal 29% al 51% del comparto indipendente. Al contrario, le categorie intermedie e più piccole hanno mostrato una riduzione generalizzata: la fascia tra 50 e 99 impianti è dimezzata dal 28% al 14%, mentre le piccolissime realtà tra 1 e 10 impianti rappresentano ora il 10% del totale. Questa parcellizzazione si traduce in un elevato numero di operatori che gestiscono pochi impianti a basso erogato.

LE PROSPETTIVE DI RIFORMA E IL DISEGNO DI LEGGE

Il futuro dell’infrastruttura di rifornimento italiana rimane legato alle decisioni politiche sulla transizione energetica e sulla sostenibilità. Durante l’assemblea, la presidenza di UNEM ha evidenziato come la rete nazionale si sia dimostrata una piattaforma dinamica in grado di evolvere e rispondere alle necessità dei consumatori, specialmente in un Paese caratterizzato da un parco circolante anziano. Tuttavia, permane l’attesa per il disegno legge sulla riforma del settore energetico e dei carburanti. Questo provvedimento, secondo gli operatori, dovrebbe fare chiarezza sui contratti e sulla riconversione, sebbene intervenga solo marginalmente sulla necessaria razionalizzazione della rete logistica.

POLEMICHE SULLE POMPE DI CARBURANTE

A tale proposito, secondo Gestori Carburanti, misure emergenziali e temporanee come il taglio delle accise non bastano più ad affrontare le complessità energetiche del Paese. Non è più giustificabile ritardare interventi strutturali: dopo 3 anni di lavoro, il ministero delle Imprese e le componenti del settore carburanti hanno definito un testo legislativo di riforma completo. Questo progetto, atteso da decenni, punta a rendere più efficiente e razionale la rete distributiva, promuovendo la transizione energetica. La riforma introduce inoltre controlli stringenti contro l’illegalità diffusa sulla rete e punta a garantire condizioni di lavoro e contratti equi per i gestori, contrastando fenomeni di grave sfruttamento lavorativo.

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