AdBlue, a rischio la produzione: la Germania prevede stop forniture

Il prezzo di AdBlue è alle stelle e mentre in Germania si valutano le scorte disponibili, l’Italia ha già fermato da mesi parte degli impianti di produzione

19 ottobre 2022 - 17:00

L’aumento al prezzo del gas e le forniture a intermittenza, stanno continuando a generare incertezza nel settore dei trasporti, sia commerciali che privati. Secondo le rilevazioni di Autobild nelle ultime quattro settimane, il prezzo AdBlue al dettaglio online è aumentato in media del +117%. Ecco qual è la prospettiva dei prossimi mesi e cosa succede in Italia dove scarseggiano l’urea e l’ammoniaca per l’AdBlue, ma anche altri composti per il settore alimentare.

ADBLUE: IN GERMANIA FORNITURE LENTE E RIDOTTE

L’Associazione federale per il trasporto su strada, la logistica e lo smaltimento dei rifiuti (BGL), secondo quanto scrive Autobild si è assicurata una riserva con il maggiore produttore di AdBlue SKW. In caso di problemi di fornitura, SKW fornirà alle 609 aziende associate a BGL una quantità limitata di emergenza di AdBlue. A fine settembre la BGL ha sottoposto un sondaggio sulla fornitura di AdBlue alle aziende associate:

– 44,5% ha risposto che stanno già ricevendo l’AdBlue in tempi più lunghi;

– 33% ha dichiarato di aver ricevuto solo una parte degli ordini;

– 8% non ha ancora ricevuto forniture di AdBlue al momento del sondaggio.

 SE SI FERMA LA PRODUZIONE LA RISERVA DI ADBLUE NON BASTEREBBE

Attualmente pare che le aziende che producono AdBlue stanno facendo scorta, come nel caso di SKW Piesteritz. Secondo un portavoce dell’azienda c’è una riserva di emergenza di circa 1 milione di litri di AdBlue. Questa riserva però potrebbe non essere necessaria, riferisce la stessa l’azienda ad Autobild, perché la logistica in Germania richiede 2,5 milioni di litri di AdBlue al giorno. Il fabbisogno di tutte le auto private con catalizzatore selettivo SCR che usano AdBlue è stimato invece in 5 milioni di litri al giorno.

PRODUZIONE ADBLUE IN ITALIA CON AMMONIACA DALL’ESTERO

La situazione in Italia è legata strettamente all’attività delle aziende attive nel petrolchimico, come Yara Italia che a Ferrara ha già fermato gli impianti prima dell’estate per l’aumento del prezzo del metano. Attualmente gli impianti da cui si ricavano ammoniaca e urea, non solo per l’AdBlue ma anche per i fertilizzanti ad uso agricolo e anidride carbonica per altri settori chimici e alimentari sono parzialmente fermi. “Funzionano solo l’impianto di Ravenna, utilizzando però ammoniaca proveniente da Africa e Est Europa” dichiara Fausto Chiarioni, segretario provinciale Filctem-Cgil al magazine Estense.  “È una situazione molto difficile perché Ferrara è collegata allo stabilimento di Ravenna, a cui fornisce ammoniaca per le produzioni che si fanno là”.

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