Anas, è guerra alla corruzione. Allora è così che andavano le cose?

Il neopresidente Armani dichiara di voler stanare il malaffare e ripulire l'Anas slegandola dai giochi di potere della politica

3 dicembre 2015 - 10:00

Le dichiarazioni del neopresidente Anas, Vittorio Armani, rilasciate a Repubblica impongono una riflessione. Entreremo in dettaglio più in basso, ma in estrema sintesi Armani dice che vuole fare piazza pulita. Fine del malaffare nell'Anas. Non va di certo criticato il numero uno del gestore nazionale, anche perché va giudicato per quello che fa e farà lui, e non per quello che i predecessori hanno fatto in passato. Pur tuttavia, queste dichiarazioni di Armani gettano una luce sinistra sugli anni precedenti, quanto a comandare all'Anas c'era Pietro Ciucci (è rimasto seduto su quella poltrona sino ad aprile 2015). La domanda è lecita e naturale: ma allora, se adesso Armani vuole eliminare lo sporco dentro il gestore, prima come andavano le cose? Quali erano i legami veri con la politica? Cosa accadeva al momento di assegnare gli appalti milionari? La vicenda da incubo della Dama Nera (Antonella Accroglianò) che definiva “ciliegie” le tangenti è un caso isolato?

QUALI OBIETTIVI – Per cominciare, il quotidiano fa notare questo: dall'ufficio della presidenza Anas sono spariti i quadri d'autore e i tappeti persiani che lo rendevano una specie di reggia mediorientale e un incunabolo di potere da mettere soggezione. Ma sentiamo Armani: “Qui si tratta di fare due operazioni contemporaneamente: restituire efficienza all'azienda, oggi soffocata dalla burocrazia e dalla dipendenza dalla politica, e ripulirla dalle sacche di malaffare”. Dopo la squallida vicenda della Dama Nera, Armani dice: “Di anomalie io ne ho segnalate diverse. Come ho scritto in una mail ai seimila dipendenti, dobbiamo insieme dimostrare che l'Anas non è l'azienda della corruzione né quella dei viadotti crollati o delle gallerie con cemento depotenziato”.

MILLE VOCI – Per Armani, “l'opera della magistratura è essenziale. Prendiamo le intercettazioni ambientali: sono l'unico modo per avere un riscontro oggettivo. Vede, qui dentro circolano mille voci, io ricevo decine di segnalazioni anonime, la stessa Accroglianò era una professionista della materia: ma come faccio a distinguere le bufale fatte circolare ad arte per colpire qualcuno da quelle basate sui fatti? L'unica è il supporto, che fin qui è formidabile, dei magistrati e della Guardia di Finanza. Ripulire l'azienda è un elemento chiave per dare una svolta”. Armani vuole “portare l'azienda al di fuori del perimetro della pubblica amministrazione. Non è una questione di bandiera, tutt'altro. E intanto un modo per slegarla dai giochi politici. Oggi l'Anas è un'azienda che vive col cappello in mano, costretta a chiedere sempre alla politica i fondi, e ogni volta che mi avvio nei corridoi della burocrazia mi ritrovo con un curriculum in mano”.

DA METTERSI LE MANI NEI CAPELLI – Armani evidenzia: “Una strada dovrebbe essere per definizione dritta e omogenea. Invece, visto che attraversa più province e più regioni, accade che un tratto sia a quattro corsie e quello dopo a due perché i finanziamenti sono stati assegnati negli anni di volta in volta in base ai desiderata del politico più forte o peggio ancora dell'area geografica di appartenenza del gruppo di potere. Insomma, una strada è un manuale Cencelli al suo peggio, con tutti i paradossi, le storture e le diseconomie. Se arriva a Cagliari da Villasimius, lei viaggia su una dignitosa superstrada a quattro corsie che però a un certo punto qualche chilometro prima dell'aeroporto, dove secondo logica dovrebbe arrivare, s'infrange in una rotonda e poi riprende sotto forma di un viottolino stretto”. Inoltre, il guaio appalti: “Una piaga surreale. Gruppi premiati all'estero, ben strutturati, ineccepibili dal punto di vista delta sicurezza dei lavoratori, vengono spiazzati da società fantasma che partecipano alle gare solo per crearsi degli asset da far valere quando poi falliscono”. Non ultimo, le promozioni politiche: “In azienda abbiamo 190 dirigenti: troppi, molti bravi ma altri nominati perché c'era il politico di turno da accontentare. Ora ne ho ruotati 25, per altri 20 abbiamo agevolato il prepensionamento. Per tutti, compreso me, ho istituito i tornelli all'ingresso. E, altra cosa elementare, ho imposto il badge per i visitatori, compreso il foglietto che deve firmare il dirigente quando vanno via. Altrimenti venivano senza alcun controllo per incontrare Tizio ma in realtà sgattaiolavano da Caio che era quello che volevano vedere. Basta con i corridoi invasi da sconosciuti e lobbisti di ogni sorta”. Ma come diavolo avevano conciato l'Anas?!

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