Allerta incidenti mortali: nel 2015 la sicurezza incassa un duro colpo

La Polizia dice che troppi usano il cellulare alla guida e pochi le cinture di sicurezza e così, dopo anni, i morti sulle strade aumentano di nuovo

31 agosto 2015 - 18:12

L'allarme è alto, molto alto: dopo più di un decennio il trend di diminuzione delle vittime della strada in Italia si è invertito, registrando – nei primi 7 mesi del 2015 – un aumento. Per fortuna si tratta di incrementi in genere contenuti ma gli studi condotti sui dati di Polizia e Carabinieri lasciano molto preoccupati, anche perché le cause di questa recrudescenza sono banalmente tragiche.

IL DECENNIO D'ORO È FINITO? – Segnatevi questi due numeri: 2001 e 2014. Questi anni sono l'inizio e la fine di un periodo che ha visto, anno dopo anno, una costante diminuzione degli incidenti mortali (leggi un rapporto sulla sicurezza stradale in Europa). Il tragico bilancio delle vittime ci dice che nel periodo gennaio – luglio del 2014 si erano registrati 954 decessi mentre nello stesso periodo del 2015 essi sono aumentati a 972, con un segno “+” che non si verificava, per l'appunto dal 2001. Il mese di luglio è stato particolarmente cruento per gli incidenti mortali accaduti fra le 22 e le 6 del mattino, passati dai 28 di un anno fa ai 60 del 2015, mentre le vittime sono salite da 30 a 66. Questa tragica contabilità si traduce in incrementi rispettivi pari a + 114% e + 120%, ben oltre il raddoppio, quindi. Una vera e propria esplosione, quindi, dato che nel primo semestre gli aumenti percentuali erano stati ben inferiori, valendo rispettivamente il 3,8% e il 1,5%.

UNA MATTANZA DALLE CAUSE ASSURDE – Per fortuna si ravvisa una positività nei dati relativi agli incidenti con feriti e al numero delle persone che hanno subito lesioni: i primi sono infatti diminuiti del 3,6% (il dato assoluto parla di – 704 incidenti) e le seconde del 2,8% (853 feriti in meno). Purtroppo in peggioramento sono invece i dati che riguardano le moto ed i pedoni: fra i centauri si sono registrate 73 vittime contro 41, per un aumento del 78%, mentre i secondi hanno registrato 18 decessi per un aumento del 80%. A riequilibrare questi tragici bilanci non basta il dato dei ciclisti, categoria che ha visto una diminuzione delle vittime dalle 16 del 2014 alle 12 di quest'anno. In questo Anno Zero per la sicurezza stradale si levano alte le voci che richiamano a tutti quei comportamenti sbagliati che stanno vanificando anni e anni di attività in favore della sicurezza portate avanti dai costruttori, la Polizia, i Carabinieri, i gestori della rete stradale e le Istituzioni. Giuseppe Bisogno, direttore del Servizio Polizia Stradale, ha infatti richiamato l'attenzione sulle cause di questa inversione di tendenza, puntando il dito principalmente sulla distrazione.

L'ETÀ DELLA PIETRA DELLA SICUREZZA – Fra le attività più deleterie in tal senso il primo posto è occupato dalla consultazione dei telefoni cellulari, oggi sempre più lontani, con la loro attitudine social, dalla classica telefonata: come giudicare, se non paradossale e insensata, l'attività di farsi un selfie mentre si guida? In questa regressione comportamentale nei confronti della sicurezza sono coinvolti anche i sistemi di ritenuta: il ricorso alle cinture di sicurezza, specie quelle dei sedili posteriori (leggi il crash test ADAC sulle cinture posteriori), e dei sistemi di sicurezza per i bambini registrano percentuali preoccupanti, nonostante Giuseppe Bisogno spieghi che “le cinture, se usate correttamente, riducono dell'80% la possibilità di morte o ferite gravi in caso di incidente)”. Una ricerca a cura dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riporta infatti che il 63% dei conducenti indossano le cinture, percentuale che crolla ad un desolante 10% per gli occupanti dei sedili posteriori del veicolo (guarda lo spot Fiat in favore delle cinture posteriori). Preoccupante la situazione delle strade urbane, nelle quali alla distrazione si aggiunge lo stress e la cattiva abitudine di non allacciare la cintura per brevi percorsi: non è un caso che in essi l'aumento dell'incidentalità sia più marcato.

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