Airbag Takata: il mega richiamo costerebbe 24 miliardi di dollari

Gli analisti profetizzano un epilogo catastrofico dello scandalo airbag, Takata potrebbe pagare una cifra 4 volte superiore al suo fatturato annuo

1 aprile 2016 - 10:00

Gli incidenti causati dai malfunzionamenti agli airbag potrebbero costare alla nipponica Takata una cifra astronomica. Per gli economisti, paventando la peggiore ipotesi, i costi del richiamo potrebbero raggiungere 24 miliardi di dollari, pari a quattro volte il fatturato dell'azienda.

GLI ANALISTI VEDONO NERO Secondo gli analisti di Bloomberg le stime fatte da Takata riguardo al richiamo degli airbag sono a dir poco ottimistiche. Quella che si prospetta ormai come la più grande azione di recall nella storia dell'auto, rischia di interessare, complessivamente, 287,5 milioni di autovetture e costringerà il fabbricante giapponese a un rimborso epocale. Di fronte a queste ipotesi e cifre da capogiro il costruttore di airbag non ha rilasciato dichiarazioni, ma si tratta dello scenario più inquietante ed è da considerare un caso limite. Takata ha difatti chiesto il supporto economico delle case costruttrici per potere affrontare i richiami e rimanere “in piedi”(leggi Takata invoca l'aiuto dei Costruttori).

IL TITOLO CROLLA E GLI AIUTI TARDANO Le Case costruttrici invitate a partecipare a quello che in definitiva è il salvataggio di Takata però ancora non hanno confermato l'adesione, ne è stata discussa la quota del contributo. Secondo Autonews sembra che a frenare i costruttori siano stati gli esiti delle ultime verifiche tecniche compiute da Orbital ATK, una compagnia americana del settore aerospaziale. I tecnici hanno dimostrato che a mandare in tilt gli airbag sarebbero state infiltrazioni di umidità all'interno dei moduli, i quali, evidentemente, non sono stati realizzati a tenuta stagna (Takata abbandona il nitrato instabile). Intanto il titolo Takata continua la sua caduta libera in Borsa, perdendo, dall'inizio dell'anno a oggi, il 46%. Mentre l'azienda giapponese vive un momento a dir poco difficile, i suoi diretti concorrenti prosperano, rosicchiando di giorno in giorno quote di mercato, e vedono crescere le quotazioni dei propri titoli.

I RICHIAMI IN USA NON SI FERMANO La macchia d'olio dello scandalo degli airbag Takata non trova argini e continua ad allargarsi. Lo scorso febbraio Audi, BMW, Mercedes e Volkswagen hanno dovuto avviare nuove campagne di richiamo estendendolo ad ulteriori 2.5 milioni di automobili.(BMW testa moduli alternativi a Takata). Per comprendere la pericolosità di questi airbag difettosi è opportuno sapere che, a causa dell'instabilità del composto chimico preposto al gonfiaggio, i dispositivi possono esplodere senza alcun motivo apparente e aprirsi in maniera anomala, frantumando involucri e rivestimenti che possono tramutarsi in pericolose schegge. L'agenzia NHTSA ha ricondotto alle anomalie degli airbag Takata 9 decessi di automobilisti statunitensi coinvolti in banali incidenti stradali tramutatisi in tragedia per via delle esplosioni a bordo.

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