7 incidenti su 10 avvengono in città: la mappa delle strade più pericolose

L'ACI ha presentato il suo studio sulle strade più pericolose: moltissimi incidenti in città ma i pericoli maggiori sono sulle strade extraurbane

24 novembre 2017 - 22:37

Caschi non indossati, cinture non allacciate, guidatori al telefono: la guida in città sembra invitare al rilassamento e al trascurare le norme di sicurezza. Ma gli incidenti non hanno lo stradario e accadono anche nei centri urbani, anzi: accadono di più in città (leggi che già nel 2009 si pensava agli autovelox in città per limitare gli incidenti nei punti più pericolosi). Mai abbassare la guardia, però: se in autostrada accadono meno incidenti, essi sono più pericolosi. Questa “geografia del rischio” è contenuta in uno ponderoso studio presentato dall'ACI e preparato con la collaborazione dell'ISTAT, che ha fornito i dati. Si tratta di un'indagine meticolosa che traccia un quadro non molto confortante: la situazione della viabilità italiana non brilla per sicurezza e in alcuni tratti il numero degli incidenti per km è veramente impressionante!

NON FARSI INGANNARE DALLE APPARENZE È più sicura l'autostrada, la statale o la città? La scelta non è semplice perché ogni arteria stradale ha un mix di caratteristiche diverse: in autostrada si corre di più ma la visibilità è ottima e non ci sono incroci, la città è congestionata ma la velocità media è molto più bassa, le strade extraurbane, infine, sono meno sicure delle autostrade e permettono di andare più forte che in città. Le opinioni hanno un peso ma i numeri parlano chiaro: il poco invidiabile primato di tratto con più incidenti per km va alla A51, la Tangenziale Est di Milano: in un suo tratto di 2 km nel 2016 si sono verificati ben 46 incidenti, 23 incidenti/km a fronte di una media italiana nelle strade extraurbane di 1,9 incidenti/km. Seguono la SS 36 del Lago e dello Spluga (19,5 incidenti/km) e la A4 Torino-Trieste (18,5 incidenti/km). Sembra quindi che le strade più pericolose siano quelle che riuniscono caratteristiche autostradali con il traffico congestionato che si trova nelle vicinanze dei grandi centri urbani.

2 RUOTE PERICOLOSE La tendenza è confermata da altre strade: al 4° posto c'è il Raccordo Tangenziale Nord di Bologna, il primo tratto della A 20 Messina-Palermo, la statale 16 Adriatica fra il km 203 e il 206, un tratto di 10 km del Grande Raccordo Anulare (GRA) di Roma e molte altre strade che entrano nelle città o le circondano. Le cose cambiano considerando i veicoli a 2 ruote, biciclette comprese: essi sono coinvolti nel 24% degli incidenti stradali pur essendo in numero molto più esiguo rispetto a quello delle auto (leggi della Honda Goldwing, la prima moto con l'airbag).

Anche l'indice di mortalità delle due ruote è molto più elevato rispetto a quello delle quattro ruote, valendo più di 1,5 morti ogni 100 mezzi coinvolti in incidente rispetto allo 0,66 delle auto. In questo caso la grande maggioranza dei tratti pericolosi è nelle strade statali: nelle prime 25 strade con più incidenti al km compaiono soltanto il GRA, la A3 Napoli – Salerno e la Tangenziale Ovest di Napoli. Anche per le 2 ruote si tratta di segmenti molto piccoli delle strade in questione: in un tratto di solo 1 km dell'Appia, per esempio, nel 2016 sono avvenuti ben 13 incidenti che le hanno coinvolte. Questa estrema concentrazione dimostra una criticità notevole alla quale non sembra porsi rimedio: i bollettini di Onda verde, per esempio, riportano notizie di incidenti che citano con notevole costanza gli stessi tratti di strada.

UN LAVORO CERTOSINO I dati complessivi dell'Italia parlano di 7,5 incidenti su 10 che avvengono sulle strade urbane (la situazione non è cambiata: leggi che nel 2001 il 76,5% degli incidenti avveniva in città) mentre i restanti 2,5 avvengono fuori città. Gli incidenti rispetto al 2015 aumentano su tutte le tipologie di strada + 2% in autostrada, + 1,2% nelle strade extraurbane e + 0,5% in città; l'unica diminuzione si riscontra nelle autostrade che registrano un – 10,2% e un – 0,4% nei feriti. Questo rapporto è capillare: pensate che nel sito www.lis.aci.it è possibile ottenere dati per il singolo km delle strade considerate.

La mole imponente di dati che è stata raccolta e le elaborazioni successive sono state compiute da molti soggetti: l'Istat, ACI, il Ministero dell'Interno (Servizio di Polizia Stradale), i Carabinieri, la Polizia provinciale, la Polizia municipale o locale, gli Uffici di statistica dei Comuni capoluogo di provincia, gli Uffici di statistica di alcune Province o Regioni. I vari corpi di Polizia e i Carabinieri compilano un modello ISTAT sugli incidenti che viene poi inviato all'Istituto di Statistica. L'informazione statistica sull'incidentalità stradale è raccolta dall'Istat che rileva così il totale di tutti gli incidenti che hanno causato lesioni alle persone, comprendendo in questa voce i decessi entro il trentesimo giorno o le persone ferite (purtroppo l'ISTAT non raccoglie i dati sugli incidenti causati da alcol e droga). Moltissimi dati, quindi, che però non sembrano utilizzati al meglio, visto il perdurare di condizioni di pericolosità che si trascinano da anni. Noi automobilisti possiamo sicuramente fare la nostra parte ma certe decisioni riguardo le infrastrutture, i controlli, la prevenzione e la sicurezza vengono presi ad altri livelli istituzionali.

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