
Solo il 5% delle imprese Aftermarket automotive in Italia si riconverte all'elettrico, ma digitalizzazione e sostenibilità guidano gli investimenti
Il comparto dell’aftermarket automotive in Italia è caratterizzato da una filiera solida e strategica, con un valore complessivo di 28,1 miliardi di euro, capace di generare occupazione per circa 400 mila persone. Quali sono le prospettive per il futuro di un settore con prevalente conduzione familiare e orientato per il 46% all’export? Nei prossimi paragrafi riportiamo gli estratti della ricerca “Il settore dell’Aftermarket dell’automotive…tra tradizione e innovazione”, che racconta le sfide della trasformazione tecnologica e ambientale delle aziende aftermarket.
AFTERMARKET ITALIA, UN SETTORE ANCORA PREVALENTEMENTE TRADIZIONALE
La ricerca realizzata dal Centro Studi Tagliacarne per conto della Camera di commercio di Modena, in collaborazione con la Camera di commercio di Torino e con il supporto di ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), ha tracciato l’identikit dell’Aftermarket automobilistico in Italia.
Nonostante la transizione elettrica sia una tematica centrale nell’industria automobilistica europea, con l’obiettivo di completare il passaggio all’elettrificazione entro il 2035, l’aftermarket italiano sembra affrontare questo cambiamento con moderazione. Solo il 5% delle imprese del settore sta attualmente riconvertendo la propria produzione per adattarsi ai veicoli elettrici. Questo dato può sembrare sorprendente, se consideriamo l’imminenza della scadenza fissata per il 2035, ma trova una spiegazione nel fatto che, anche dopo questa data, le auto ICE continueranno a circolare e avranno bisogno di ricambi e i servizi annessi per almeno un altro decennio.
Inoltre, la presenza di veicoli tradizionali sul mercato rappresenta un fattore rassicurante per molte imprese, che preferiscono mantenere il focus sulle tecnologie già consolidate (vedi anche componenti a 12V invece dei 48V), anziché investire subito in un segmento ancora in via di sviluppo. Tuttavia, secondo la ricerca, questa strategia prudente comporta rischi: non solo si potrebbe perdere terreno rispetto ai concorrenti più dinamici, ma si corre il rischio di non essere pronti per le nuove esigenze che emergeranno inevitabilmente nei prossimi anni.
LE SFIDE DELLA CONCORRENZA E LA NECESSITÀ DI INNOVAZIONE
Uno degli aspetti più critici evidenziati dalla ricerca riguarda la concorrenza proveniente dai Paesi emergenti, in particolare dalla Cina. Quasi il 38% delle imprese italiane del settore identifica la concorrenza straniera come il principale ostacolo alla crescita. L’ingresso sul mercato di produttori esteri, spesso in grado di offrire prodotti a prezzi più competitivi grazie a costi di produzione più bassi (come ha dichiarato di recente anche Carlos Tavares), mette sotto pressione le aziende italiane, che devono far fronte anche all’aumento dei costi energetici. Non sorprende, quindi, che abbattere questi costi sia la priorità per circa la metà delle imprese del settore.
Accanto alla riduzione dei costi energetici, altre due esigenze fondamentali emergono: il sostegno all’adozione di tecnologie digitali (40% delle imprese) e incentivi per la ricerca e sviluppo (30%). L’innovazione tecnologica è quindi percepita come una strada obbligata per mantenere la competitività, specialmente in un contesto globale sempre più integrato e veloce. Come sottolineato da Gianmarco Giorda, direttore generale di ANFIA, “L’aftermarket è un comparto che intercetta più lentamente rispetto alla componentistica di primo impianto i cambiamenti che stanno avvenendo nella filiera industriale dell’automotive, essendo strettamente legato all’evoluzione del parco circolante.”
PROSPETTIVE DI INVESTIMENTO: DIGITALIZZAZIONE E TRANSIZIONE VERDE
Nonostante l’apparente lentezza nel riconvertirsi all’elettrico, il settore dell’aftermarket italiano sta comunque compiendo passi importanti verso la digitalizzazione e la transizione ecologica. Nel triennio 2021-2023, il 53,6% delle imprese ha investito in tecnologie 4.0, mentre quasi la metà (49,1%) prevede ulteriori investimenti tra il 2024 e il 2026. Sul fronte green, la percentuale di imprese che ha già investito in sostenibilità ambientale si attesta al 43,7% nel triennio appena concluso, ma dovrebbe crescere fino al 51,3% nel prossimo futuro.
LOMBARDIA, EMILIA-ROMAGNA E PIEMONTE EPICENTRO DELL’AFTERMARKET
Il peso economico dell’aftermarket varia considerevolmente tra le diverse regioni italiane, con la Lombardia che si conferma leader, generando da sola un valore di 8 miliardi di euro nel 2021. L’Emilia-Romagna e il Veneto seguono a pari merito con 3,7 miliardi di euro ciascuna, mentre il Piemonte si posiziona al terzo posto con 3,6 miliardi.
Tuttavia, in termini di incidenza sull’economia locale, è proprio il Piemonte a registrare il dato più alto, con un valore aggiunto pari al 2,8% del totale regionale, rispetto alla media nazionale dell’1,7%. A livello provinciale, è Pesaro e Urbino a distinguersi con un’incidenza del 3,6% del valore dell’aftermarket sull’economia locale, seguita a breve distanza da Modena, Torino e Vicenza (3,4% ciascuna). Questi dati confermano come il settore dell’aftermarket rappresenti un elemento fondamentale per molte economie locali, specialmente nelle regioni del Nord Italia.
FATTURATO E OCCUPAZIONE AFTERMARKET IN ITALIA
Il 41% delle imprese del settore prevede una crescita del proprio fatturato nel 2024 e il 27% stima un aumento della forza lavoro. Tra le figure professionali più richieste ci sono operai e tecnici specializzati (dal 72,5% delle imprese), seguiti da ingegneri (37%), personale altamente qualificato nelle attività di R&S (26%) e manager (14%).
“In un settore automotive in grande e urgente trasformazione – ha dichiarato Dario Gallina, presidente della Camera di commercio di Torino – l’ampio comparto dell’aftermarket sembra avere dinamiche diverse: da un lato può mantenere le strategie correnti, prevedendo un mercato stabile ancora per diversi anni, ma nello stesso tempo, come tutto il settore industriale, è chiamato comunque ad evolversi e ad investire in digitale e tecnologie green per mantenersi competitivo”.