Dazi Trump per la Groenlandia: tremano le Case auto tedesche

Dazi Trump per la Groenlandia: tremano le Case auto tedesche

Mazzata di Trump sugli otto Paesi che hanno mandato soldati in Groenlandia: i nuovi dazi preoccupano anche le Case auto tedesche

 

Mazzata di Trump sugli otto Paesi che hanno mandato soldati in Groenlandia: i nuovi dazi preoccupano anche le Case auto tedesche

20 Gennaio 2026 - 15:45

In un contesto geopolitico sempre più teso, il presidente americano Donald Trump ha rilanciato la sua controversa proposta di acquisire la Groenlandia, legandola stavolta a misure commerciali aggressive. Nei giorni scorsi, infatti, l’inquilino della Casa Bianca ha annunciato l’imposizione di dazi del 10% dal 1° febbraio, che saliranno al 25% dal 1° giugno, agli otto Paesi (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia) che hanno mandato soldati in Groenlandia per un’esercitazione di deterrenza contro le mire statunitensi sull’isola di proprietà danese. La tassa si sommerebbe a quella già imposta a tutti i Paesi dell’Unione Europea, introdotta in estate e pari al 15%, con effetti che possiamo facilmente immaginare. In particolar modo le case automobilistiche tedesche, già provate dalla crisi dell’automotive, temono un’ulteriore mazzata con lo stop all’export verso il ricco mercato a stelle e strisce.

GROENLANDIA AGLI USA: LE ORIGINI DELLA PROPOSTA

L’ossessione di Trump per la Groenlandia non è nuova: già nel 2019, durante il suo primo mandato, aveva espresso interesse per l’acquisto dell’isola artica, definendola un “grande affare immobiliare“. Ora, nel 2026, con il ritorno alla presidenza, la questione è tornata in primo piano, motivata da considerazioni strategiche, militari e commerciali. Washington sostiene che il controllo totale dell’isola sia vitale per il proprio sistema di difesa: vorrebbe trasformarla nel fulcro del progetto Golden Dome, installando intercettori missilistici avanzati.

Ma non è tutto: la Groenlandia è un prezioso scrigno di materiali critici, terre rare, litio e grafite, elementi essenziali in vasti campi, non ultima la produzione di batterie per veicoli elettrici, oggi appannaggio quasi monopolistico della Cina. Nell’isola ci sono pure grandi riserve di acqua dolce oltre a giacimenti di petrolio e gas naturale. “Abbiamo sovvenzionato Danimarca e Paesi Ue per molti anni non addebitando loro dazi“, ha scritto Trump sui social col solito tono minaccioso, “Ora, dopo secoli, è tempo che la Danimarca ricambi. La pace mondiale è in gioco. Cina e Russia vogliono la Groenlandia, e non c’è nulla che la Danimarca possa farci. Attualmente dispongono di due slitte trainate da cani come protezione, di cui una aggiunta di recente”.

DAZI TRUMP PER LA GROENLANDIA E POSSIBILE IMPATTO SUL SETTORE AUTOMOBILISTICO TEDESCO

Le case automobilistiche tedesche, come Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz, sono tra le più esposte alla minaccia dei nuovi dazi di Trump. Gli USA rappresentano un mercato chiave, con esportazioni annue che nel 2024 hanno superato i 40 miliardi di dollari, senza contare la componentistica. L’imposizione di dazi prima del 10% e poi del 25% su auto e componenti (da sommare all’attuale 15%) potrebbe erodere i margini di profitto, già sotto pressione per la concorrenza cinese e i costi della transizione elettrica.

Analisti di Deutsche Bank stimano che un simile scenario potrebbe costare al settore tedesco fino a 10 miliardi di euro in perdite annuali, con ripercussioni su migliaia di posti di lavoro. Le aziende hanno reagito con cautela, intensificando l’attività di lobbying a Bruxelles e Washington in cerca di una soluzione condivisa, ma l’incertezza generata dall’approccio di Trump – spesso annunciato via social media senza preavviso – amplifica i timori, rendendo difficile pianificare investimenti a lungo termine in un’industria già vulnerabile.

LE REAZIONI INTERNAZIONALI

Gli ultimi annunci di Trump hanno provocato reazioni contrastanti. Se sul fronte politico la Danimarca respinge qualsiasi ipotesi di cedere la Groenlandia, su quello commerciale l’Unione Europea, tramite il commissario al Commercio, sta valutando possibili contromisure ai nuovi dazi USA, evocando il fantasma di una guerra commerciale che però non vuole nessuno. Intanto negli Stati Uniti i repubblicani fedeli a Trump applaudono la mossa come assertiva, mentre democratici e alleati internazionali la criticano come isolazionista. Organizzazioni come il WTO monitorano da vicino la situazione, temendo violazioni delle norme sul commercio.

In questo quadro, l’atteggiamento di Trump appare francamente preoccupante: la sua propensione a usare l’economia come arma personale rischia di destabilizzare alleanze storiche, con conseguenze che potrebbero estendersi ben oltre il settore auto, minando la fiducia nel multilateralismo. Mentre le negoziazioni procedono, il mondo attende di vedere se prevarrà la diplomazia o l’escalation.

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