CEO Mercedes: vietare i motori termici sarà un boomerang, ecco perché

CEO Mercedes: vietare i motori termici sarà un boomerang, ecco perché

Il CEO Mercedes, Ola Källenius, critica il divieto dell'UE sui motori a combustione interna, evidenziando il rischio dell'effetto L'Avana

 

Il CEO Mercedes, Ola Källenius, critica il divieto dell'UE sui motori a combustione interna, evidenziando il rischio dell'effetto L'Avana

30 Luglio 2025 - 17:00

In un’intervista rilasciata di recente al The Economist, il CEO di Mercedes-Benz Ola Källenius è tornato a parlare con toni molto critici del divieto di vendere auto nuove con motore termico imposto dall’UE a decorrere dal 2035. Il manager svedese, che è anche presidente di ACEA, l’associazione europea dei costruttori auto, ha detto che la messa al bando dei motori a combustione interna otterrà l’effetto opposto alle intenzioni per cui è stato concepita, portando maggiore inquinamento nelle strade e gravi ripercussioni sul benessere economico e sociale dei cittadini europei.

KÄLLENIUS: LO STOP DEL 2035 OTTERRÀ L’EFFETTO OPPOSTO

Il discorso di Källenius è molto semplice: non si può imporre una transizione di tale portata senza un’alternativa credibile e accessibile a tutti. Che al momento non è (ancora) rappresentata dai veicoli elettrici e che probabilmente non lo sarà neppure nel 2035. L’Europa quindi si illude se pensa che gli automobilisti europei, solo in virtù di un divieto imposto a tavolino, passeranno in massa alla mobilità elettrica. Succederà invece il contrario: “Se l’Unione Europea vieta troppo in fretta i motori termici“, ha profetizzato Källenius, “milioni di automobilisti continueranno a utilizzare vecchi veicoli inquinanti, con gravi conseguenze per il clima, l’occupazione e la prosperità“.

EFFETTO L’AVANA SULL’EUROPA

A questo proposito il CEO Mercedes e presidente ACEA ha parlato per l’Europa di “effetto L’Avana” evocando il fenomeno verificatosi nell’isola caraibica, dove a causa dell’embargo statunitense che impediva l’importazione di veicoli dagli USA, e alla diffusa povertà della popolazione locale, le auto d’epoca americane degli anni ’40 e ’50 sono rimaste in circolazione per decenni. Similmente, secondo Källenius, un divieto troppo rapido dei motori a combustione interna potrebbe spingere gli automobilisti europei a non acquistare auto elettriche, a causa di costi elevati o mancanza di infrastrutture, e a mantenere in circolazione auto termiche sempre più vecchie e inquinanti. Con tanti saluti agli ambiziosi obiettivi climatici dell’UE che prevedono di azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050.

Auto cubana

IL MERCATO AUTO NON SEGUE LO STESSO RITMO DELLE POLITICHE AMBIENTALI

Nell’intervista al The Economist, Ola Källenius ha ribadito che le politiche ambientali europee stanno forzando troppo i tempi, in un contesto in cui la realtà del mercato non segue lo stesso ritmo: nel 2025, infatti, la penetrazione media dei veicoli elettrici si ferma attorno al 15% del mercato europeo, ben lontana dal 50% ipotizzato solo pochi anni fa. Inoltre il manager ha ricordato con preoccupazione che il 40% dei fornitori europei è a rischio di redditività e il timore è che un cambiamento troppo repentino possa mettere in ginocchio l’intera filiera dell’automotive. Critiche anche sulle politiche commerciali protezionistiche adottate dall’Europa, come i dazi sulle auto elettriche cinesi: un provvedimento che per Källenius rischia di scoraggiare gli investimenti nella transizione ecologica e mina la competitività dell’industria automobilistica europea. Senza contare che chi di dazi ferisce, di dazi (di Trump) perisce…

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