Automotive: AI e robot per un +30% di efficienza entro il 2030

Automotive: AI e robot per un +30% di efficienza entro il 2030

Scopri come l'AI e i robot trasformeranno l'industria automotive e miglioreranno l'efficienza nella produzione dei veicoli

 

Scopri come l'AI e i robot trasformeranno l'industria automotive e miglioreranno l'efficienza nella produzione dei veicoli

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29 Ottobre 2025 - 13:45

L’intelligenza artificiale avrà un impatto positivo sull’automotive: secondo un’analisi di Bain & Company, l’AI consentirà un risparmio fino al 30% entro il 2030, riducendo i tempi di sviluppo dei veicoli di oltre il 40% e portando il time-to-market a soli 24 mesi. Inoltre, l’80% dei manager del settore ritiene che, entro il prossimo decennio, l’intelligenza artificiale sarà in grado di generare e ottimizzare i concept dei veicoli, e una percentuale perfino maggiore prevede che le simulazioni basate su AI miglioreranno in tempo reale i piani di produzione. Più di due terzi immaginano stabilimenti alimentati da robot umanoidi, operativi 24 ore su 24 con minimo intervento umano.

AUTOMOTIVE: CON L’AI RISPARMIO FINO AL 30% ENTRO IL 2030

Più dettagliatamente, nell’analisi pubblicata da Bain & Company dal titolo “Technology is Radically Reshaping Auto Economics”, 300 manager del comparto automotive attivi in Nord America e in Europa si aspettano che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali possa portare a un risparmio per i costruttori pari al 10% entro i prossimi tre anni e del già citato 30% entro il 2030.

Gianluca Di Loreto, partner e responsabile italiano automotive di Bain & Company, nonché tra i relatori della presentazione del 5° Aftermarket Report di SICURAUTO.it, ha commentato l’indagine evidenziando che l’efficienza è da sempre un tema estremamente rilevante per rimanere competitivi nell’industria dell’auto: “Uno dei punti cruciali nell’evoluzione di questo mercato ed essenziale per raggiungere tale obiettivo, è un processo di sviluppo più veloce e intelligente, nel quale l’AI gioca un ruolo fondamentale”.

LA SFIDA È RAGGIUNGERE I RITMI CINESI

Come già anticipato, una fetta importante dei manager nell’industria ritiene che in pochi anni l’intelligenza artificiale sarà in grado di generare e ottimizzare i concept dei veicoli e di migliorare dinamicamente i piani di produzione in tempo reale, immaginando nel contempo stabilimenti gestiti 24 ore su 24 da robot umanoidi. In Europa e in Italia questo è un tema cruciale, considerando che attualmente i cicli di Ricerca e Sviluppo dei costruttori europei si dimostrano più lunghi e laboriosi rispetto ai diretti concorrenti asiatici.

Se i maggiori player europei impiegano fino a 54 mesi – oltre 4 anni – dall’ideazione al lancio del prodotto, i costruttori asiatici spendono infatti la metà del tempo – dai 24 ai 30 mesi – rispettando il time-to-market prefissato. I tradizionali costruttori occidentali, inoltre, tendono ad eccedere persino le tempistiche più pessimistiche, alimentando ritardi e allontanandosi sempre più dalle previsioni di uscita sul mercato. Tuttavia, avvisa Di Loreto, alcuni tra i principali costruttori automobilistici hanno già avviato questa trasformazione cruciale che riscriverà le regole economiche del settore.

Peraltro, la collaborazione digitale tra OEM e fornitori sta già consentendo di ridurre i tempi di sviluppo dei veicoli di oltre il 40%. I leader del settore puntano ora a raggiungere un time-to-market di appena 24 mesi. Le Case automobilistiche non stanno solo modificando i modelli, ma anche il modo in cui le auto vengono costruite. In futuro, invece di possedere e gestire direttamente gli stabilimenti, molte aziende potrebbero affidare la produzione a fornitori esterni specializzati — proprio come fa Apple, che progetta i suoi prodotti ma li fa materialmente costruire da un’altra azienda (Foxconn). Più dell’80% degli esperti del settore pensa che questo sarà il modello dominante entro il 2035.

Automotive AI robot

SUPERARE LO SCOGLIO CULTURALE

C’è tuttavia un grosso ostacolo all’adozione delle tecnologie avanzate che non è tanto di natura tecnica ma culturale. Il mindset rappresenta infatti la barriera più significativa: molte aziende, frenate da incertezze e difficoltà operative, faticano o esitano a intraprendere un percorso di trasformazione digitale. A questo si aggiunge spesso una scarsa qualità dei dati disponibili, che alimenta ulteriori dubbi sull’efficacia e sul ritorno degli investimenti in nuove soluzioni tecnologiche. Eppure, dietro queste resistenze si cela un potenziale ancora in gran parte inespresso. Per sbloccarlo, è fondamentale cambiare approccio: partire dai problemi operativi concreti invece che dagli strumenti, concentrarsi su use case ad alto impatto e con possibilità di scalabilità, e costruire una base solida di dati puliti, capace di sostenere in modo efficace l’evoluzione digitale dell’organizzazione.

“L’automotive per decadi ha affrontato una pressione sui costi e l’AI e le nuove tecnologie stanno trasformando l’industria oltre i guadagni marginali”, conclude Di Loreto. “I vincenti non saranno necessariamente coloro con gli strumenti più avanzati o i budget più corposi, bensì coloro i quali riusciranno a integrare le nuove tecnologie, la risoluzione di problemi reali e la velocità, in modo più efficace rispetto ai concorrenti”.

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