Ricambi auto aftermarket e OE: una certificazione li renderà intercambiabili

I ricambi aftermarket più venduti e quelli che funzionano meno nell'indagine del Politecnico di Torino sul mercato IAM di ricambisti e distributori

27 marzo 2019 - 14:08

Si dice che la diffusione dell’auto elettrica farà chiudere molte officine, tutte quelle che non saranno in grado di aggiornarsi ed essere performanti. La verità è che il mondo dell’aftermarket indipendente o IAM, quello cioè dei ricambi “indipendenti” che ci monta il meccanico non affiliato a un Costruttore auto e a una rete ufficiale, sta già facendo i conti con gli effetti dell’economia globale. Se n’è parlato al 9^ Convegno IAM Italia (Independent After Market) organizzato dall’Osservatorio di Mercato IAM del Politecnico di Torino e tenuto dal Prof. Silvano Guelfi, che in una lectio magistralis ha esposto i numeri e i fattori che influenzano la vendita di ricambi IAM in Italia. Quali sono le dinamiche che hanno travolto i distributori di ricambi IAM in Italia nel 2018 e quali gli interessi che ruotano attorno ai ricambi IAM più venduti, quelli più affidabili e perché alcuni ricambi si vendono meno a favore di altri? Sono alcune delle curiosità più rilevanti che possiamo raccontarvi sulla base dei numeri dell’Osservatorio di Mercato IAM, che ha tracciato oltre il 64% dei ricambi venduti nell’Independent After Market nel 2018. Ma la novità che potrebbe stravolgere l’aftermarket nei prossimi anni sarà l’intercambiabilità certificata di un ricambio OE (Original Equipment, cioè quelli prodotti da o per le Case auto) con un ricambio IAM, progetto unico in Europa anticipato dal Prof.Guelfi, che vi racconteremo qui sotto.

IL MERCATO DEI RICAMBI ERODE I PIU’ PICCOLI

Quante volte vi siete chiesti quanto guadagna il ricambista (e il meccanico) su un ricambio aftermarket che vende? Sicuramente una decina di anni fa più di quanto i margini, ormai ridotti, permettono oggi; in media fino a circa il 30%. Ma se risaliamo la supply chain partendo dall’autoriparatore che va dal ricambista, i margini sono la scintilla che ha spinto aziende di medie e grandi dimensioni dell’IAM ad aggregarsi con realtà più grandi e solide. Prima di capire perché alcuni ricambi crescono più di altri, proviamo a comprendere senza troppi tecnicismi cosa potrebbe portare un mercato da miliardi di euro di vendite (quello dell’IAM) a perdere lo 0,4% – secondo le previsioni – entro la fine del 2019 rispetto al 2018. Uno dei fattori emersi dall’analisi del Prof. Guelfi, docente del Politecnico di Torino, è l’incertezza dell’economia internazionale da cui è già derivato un rallentamento dei consumi negli ultimi 6 mesi. Questi numeri però riguardano solo l’Independent Aftermarket tracciato dal PoliTo, appunto. Mentre secondo le stime dell’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), il 2018 si è chiuso con un bilancio complessivo dell’aftermarket di +0,8%, ma i dati del Barometro aftermarket considerano anche i ricambi OE (per conoscere meglio le differenze tra i tipi di ricambi, guarda il video sotto). In generale comunque si è trattato di un anno altalenante con 7 mesi su 12 con segno meno. Tra i principali gruppi considerati dall’ANFIA (carrozzeria, elettrici, motore, undercar, materiali di consumo) solo il fatturato dei ricambi motore è diminuito del -7,9% tra il 2017 e il 2018.

IN ITALIA I RICAMBI VALGONO 3,6 MILIARDI

Tornando ai distributori IAM, i bilanci tradiscono una più logica strategia cautelativa: meno investimenti e maggiori accantonamenti per scongiurare previsioni nefaste del mercato. Ma quanto è grande il mercato dei ricambi indipendenti? L’indagine dell’Osservatorio di Mercato IAM presentata dal Prof. Guelfi, con la preziosa collaborazione del ricercatore Paolo Saluto, traccia il 64,12% del mercato, (centinaia di aziende di cui vengono analizzate le vendite reali tramite uno speciale software). Numeri abbastanza grandi che corrispondono a 1,3 miliardi di euro in Sell Out (vendita ai ricambisti che poi, a cascata, rivendono alle officine o al consumatore finale) relativi alle aziende di distribuzione ricambi tracciate, a fronte di 2 miliardi totali per i distributori e di 3,6 miliardi di euro equivalenti al totale venduto in Italia. Dal totale sono esclusi i ricambi di carrozzeria, i lubrificanti e in generale tutti i ricambi che passano dal produttore all’officina attraverso canali diretti di vendita. Ma com’è possibile allora che un mercato così grande stia rallentando nella sua crescita media? Perché nessuna azienda può permettersi di perdere volumi senza perdere profitti e questo spingerà sempre di più alla tendenza dei distributori ad affiliarsi tra loro e, per un certo periodo, a lavorare sui prezzi, abbassandoli. Ma “c’è differenza tra diventare aziende grandi e grandi aziende” ha esclamato il Prof. Guelfi.

I RICAMBI IAM CHE PERDONO FATTURATO

E qui arriviamo alla domanda che più incuriosisce anche gli automobilisti: quali sono i ricambi che si vendono di più? Quali quelli che hanno registrato un fatturato in crescita o in diminuzione? L’analisi dell’Osservatorio si pone infatti lo scopo di risalire tramite il codice OE a tutti i codici di ricambi IAM venduti dai distributori. In questo modo è venuto fuori un quadro che, osservato da una prospettiva diversa, conferma anche come sono cambiate le abitudini di manutenzione degli automobilisti. Tra le prime 20 categorie di ricambi IAM, ad esempio, Pompe acqua (-8,6%), Turbine e Intercooler (-7,4%), Lubrificanti (-6,9%), Ammortizzatori (-4,8%), Filtri carburante (-4,5%), Candele (-4,4%) e Pastiglie Freni (-3,1%) sono tra quelli che hanno perso in media più fatturato tra il 2018 e il 2017. Merito solo della cattiva abitudine di rimandare la manutenzione o potrebbero esserci altri fattori? Ad esempio una maggiore affidabilità nel tempo di questi componenti o semplicemente una riduzione dei km medi percorsi dalle auto in circolazione, causa crisi. Difficile dirlo con esattezza.

I RICAMBI IAM CHE CRESCONO NELLE VENDITE

Una contrazione del mercato (complessivamente -0,8% nel 2018) causata dall’effetto di vari fattori:  prezzi (-1,6%), codici continuativi (-1,5%), bilanciati da altri, come nuovi codici, cioè nuovi prodotti venduti rispetto a prima (+5,2%), codici dismessi (-3%) e dai volumi (+0,1%). Parallelamente è cresciuto mediamente di più il fatturato tra il 2017 e il 2018 per Tergicristalli e Spazzole (+14,3%), Tiranteria (+9,5%), Volani (+5,1%), Guarnizioni motore (+3,9%) e filtri abitacolo (+2,6%). Un trend che potrebbe anche essere, come dicevano, l’effetto di una minore propensione dei consumatori alla manutenzione legata al minor uso dell’auto, da un lato. Mentre dall’altro, la maggiore vendita di Tiranteria non significa necessariamente che quei ricambi sono di scarsa qualità, quanto un presumibile peggioramento della qualità e della manutenzione delle strade.

RICAMBI IAM O ORIGINALI? ARRIVA LA CERTIFICAZIONE

Cosa sarà determinante nel prossimo futuro per gli operatori della filiera IAM? Secondo Silvano Guelfi un contributo importante verrà dalla capacità di vendere ricambi IAM perfettamente intercambiabili a quelli di primo equipaggiamento OE. L’attività di certificazione, se e nei tempi necessari, sarà accreditata dall’ente pubblico italiano di accreditamento. Al di là dell’omologazione, che deve rispettare requisiti tecnici normati, l’intercambiabilità ad oggi è una mera auto-certificazione dei produttori di ricambi, che si può ottenere anche tramite enti indipendenti che però si attengono a un disciplinare “segretato” e chiedono elevati costi ai produttori (certificare un paraurti, ad esempio, costa circa 3000 € per singolo codice prodotto, un costo troppo alto se si hanno in casa centinaia di codici). Il Politecnico di Torino ha quindi riunito una task force di esperti per produrre un disciplinare di prova specifico, nonché pubblico, per ogni categoria di ricambio e per ogni ricambio che sarà accessibile, facendo in modo che i costi di certificazione si abbattano di molto. Una mission ambiziosa se si pensa che solo per i freni, la filiera IAM muove un volume di codici impressionate, gli esperti parlano addirittura di alcuni milioni. Ma a Torino hanno le idee chiare e non si spaventano, ben sapendo che questa certificazione, con valenza internazionale, potrà essere una carta vincente per il futuro dell’IAM.

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