Umberto Palermo: intervista al designer creatore della Mole

La tradizione delle carrozzerie atelier torinesi vive una seconda vita attraverso l'innovativa filosofia di Umberto Palermo e della sua UP Design

 
Umberto Palermo: intervista al designer creatore della Mole La tradizione delle carrozzerie atelier torinesi vive una seconda vita attraverso l'innovativa filosofia di Umberto Palermo e della sua UP Design

La tradizione delle carrozzerie atelier torinesi vive una seconda vita attraverso l'innovativa filosofia di Umberto Palermo e della sua UP Design

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29 Luglio 2015 - 09:07

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Umberto Palermo, patron di UP Design, la Casa che ha dato alla luce la supercar Mole Costruzione Artigianale 001 (vedi l'analisi prodotto). Scopriamo il suo punto di vista sul car-design, introducendo i valori cardine del Made in Italy, con la sua filosofia che unisce l'innovazione alla tradizione e riporta in auge il prestigio delle Carrozzerie Atelier torinesi. Inoltre, esploriamo l'elegante location del raffinato Caffè Letterario, un nuovo concetto di concessionario dedicato alle vetture del Brand. E infine, in esclusiva, qualche anticipazione sulla prossima dream-car 2016 firmata Up Design, buona lettura.

Come nasce Up Design?

Up Design nasce nel 2010 dalla mia volontà, perché ad un certo punto, dopo la direzione di uno dei quattro design center torinesi dell'ambito dell'automotive, I.D.E.A. Institute, ho voluto fare il grande passo atto a dialogare con una rosa di clienti più ampia. Anche perché uno dei miei obbiettivi era, ed è diventato, quello di disegnare attorno all'uomo. La mia visione di fare design si basa su una regola elementare: chi compra un'automobile è la stessa persona che compra un divano, una lavatrice, un elettrodomestico o un vestito. Quindi, non ho mai creduto alla distinzione tra il car design e l'industrial design. Proprio per portare avanti tale filosofia mi sono concentrato a cercare possibili clienti nell'ambito dell'industrial design. Lei consideri che oggi ho la fortuna di fornire design e modelleria per importanti gruppi industriali (extra automotive), passando dagli elettrodomestici, all'abbigliamento sportivo, quindi tutte aziende che ruotano attorno all'esigenze della gente. Per fare questo ci voleva un'impresa propria che mi potesse permettere di prendere delle decisioni radicali. Tale scelta è stata azzeccata e ha maturato negli anni un incremento di personale; da un nucleo operativo di 3 persone siamo passati in poco tempo ad un organico di 40, compresa la parte costruttiva. Ciò ha permesso di poter lavorare per nuove realtà come FCA, Volvo Dongfeng (veicoli commerciali), Piaggio e per il Gruppo Aurora (specializzato in penne). L'ulteriore evoluzione è stata la divisione delle attività, quindi ad Up design è demandato il centro pensante, dove si immaginano i futuri prodotti. Le Officine Umberto Palermo si occupano della costruzione, con l'efficientissimo laboratorio, ed infine, per gustare i risultati dei due poli è stato creato, circa due mesi fa, il Caffè Letterario Umberto Palermo. In questo raffinato luogo, si può scoprire la Mole, il frutto dell'unione tra design e costruzione artigianale. Una supersportiva che prefigura l'iniziativa del ritorno della tradizione delle piccole serie, come un tempo, in auge fino agli anni '60 del secolo scorso. Ed ecco che con l'Up Caffè l'organico sale a 60 persone.

Quale servizi offre Up Design per il mondo automotive?

Lo scorso anno mi sono auto-proclamato portavoce della continuità della Carrozzeria torinese. Il Carrozziere è chi (storicamente) da un servizio completo, partendo dal foglio bianco, quindi sull'individuazione d'idee e scenari, fino alla concretizzazione fisica dei progetti, ideati dal design center interno o da altre aziende. Perciò, dare un servizio di modelleria, con frese, verniciatura, tintometro, calibri di misura e carpenteria artigianale, ma soprattutto tanta manualità d'altri tempi. Nell'ambito dell'ideazione passiamo in settori estremamente diversi, si esplora la creatività toccando le tematiche dello stile, inerenti a fare un bel vestito. Per poi passare a temi nell'ambito del design dove si parla di progetto completo, o realtà che riguardano la comunicazione, quindi raccontare i prodotti. Come Up Design mi sono prefissato di creare una gamma di prodotti firmata proprio Up Design. Non è a caso il logo della “Mole” siamo partiti dalle biciclette, passando per le macchine del caffè ed infine fare il grande passo, quello di creare l'oggetto per antonomasia della passione, l'automobile. Dopo una collezione di Show-car non motorizzate, quindi delle “maquette” che facevano vedere solo l'aspetto creativo, quest'anno abbiamo presentato una vera vettura che si mette in moto e cammina. Ciò per indicare la nostra crescita professionale e ci possa certificare come azienda che dà continuità alla carrozzeria torinese. Con questa filosofia nasce Mole, costruzione artigianale 001. Realizzata unendo avanzata tecnologia abbinata alla manualità che ci contraddistingue, come prodotto di qualità sartoriale italiana. Quindi, riesumare quelle caratteristiche dei “carrozzieri” degli anni passati, che non regalavano prestazioni, ma emozioni vere e proprie, come Mole.

Secondo lei, nella produzione di serie, un design ricercato può avere un vantaggio competitivo?

Il design dei prodotti è fondamentale e lo è sempre stato. Un prodotto mal disegnato non farà successo, o un prodotto disegnato in maniera precoce, esagerato, immaginando scenari non contemporanei diventa pericoloso, non vendibile. Il design è strategico e fondamentale per la buona riuscita di qualsiasi delle auto, perché design vuole dire progetto, quindi rispettare sia le emozioni, ma soprattutto tutti i canoni di fattibilità, ingegnerizzazione e producibilità. Il design può essere paragonato ad una persona che non si conosce; l'essere umano rifiuta tutto ciò che non padroneggia. Per esempio, se lei non conosce una persona, non la saluterà mai, anzi avrà diffidenza, senza chiedersi perchè. Un design avveniristico troppo forte non è riconosciuto nel nostro cervello e di conseguenza viene rifiutato. Ecco perché tanti esempi di design strepitosi non hanno attecchito, magari dopo vent'anni vengono riscoperti, ma di fatto rimangono degli oggetti fuori dal tempo.

Il suo Caffè Letterario è un nuovo concetto di aggregazione che unisce arte, cultura, life-style al mondo delle produzioni automobilistiche in serie limitata. Ci può spiegare come funziona e quali sono gli elementi chiave del progetto?

Vuole essere un luogo di incontro, un social fisico dove un giovane designer, un giornalista o un musicista, può incontrare il suo “beniamino di fama”. E' un luogo dove possiamo assistere ad un'interpretazione teatrale di Shakespeare piuttosto che ascoltare musica pop contemporanea o ancora seguire le interviste di carattere economico del giornalista Adriano Moraglio. Up Caffè vuole anche raccontare il prodotto di qualità di carattere alimentare, attraverso più di 70 fornitori dell'eccellenza italiana, per mangiare bene senza spendere una fortuna. Inoltre, Up Caffè è anche l'unica concessionaria di Mole, quindi è l'originale modo di potere acquistare e provare la prima coupè di Casa.

Ritiene che il modo di vendere le automobili oggi sia obsoleto?

Guardi, meno sterile è e meglio si comporta. Trovo strano e lontano acquistare un'auto on-line! Io voglio toccarla, parlare con il venditore e avere la sua opinione, voglio anche farmi prendere un po' in giro e in qualche maniera deve soddisfare il mio ego. Vado a comprare un oggetto importante e lui deve decantare il mio acquisto. L'auto si compra con una passeggiata in famiglia, in un atelier, in un ristorante. Credo che ciò che lega le comunità è il cibo, quindi dovrebbe essere quel catalizzatore per farci sorridere ed essere meno arrabbiati, più sereni per procedere all'acquisto.

Secondo lei gli attori della filiera commerciale, ossia le Case, i dealer e venditori, percepiscono il design come una leva commerciale o lo tralasciano in funzione di  altre caratteristiche, come dotazioni, prezzo, sicurezza, finanziamenti?

Senza dubbio è la concomitanza di tanti fattori che fa la differenza, un prodotto brutto è difficilmente vendibile. Tuttavia nella storia ci sono stati degli esempi di prodotti non belli, ma carichi di diverse forze, come la qualità o il posizionamento del Brand. Fortunatamente oggi sempre di più si assaporano progetti di prodotti glamour, quindi alla moda, attuali e frizzanti che non dichiarino lo status del proprietario e sia adattino ad ogni classe sociale. Dove il design è quel giusto giudice che mette d'accordo i desideri di ogni persona e fa da catalizzatore attirando a se i futuri clienti per la “somministrazione del prodotto”.

Secondo lei il design targato “made in Italy” può essere considerato come un valore aggiunto?

Assolutamente si, sta a noi designer non schiacciarlo, deturpalo e spacciare ciò che non è design per design. Il design ha sempre fatto la differenza per identificare le grandi qualità dei prodotti che poi rimangono nella storia. Però un tempo designer lo eri dalla nascita, oggi vieni “confezionato designer” da una schiera di scuole, università, corsi e software. Sovente usiamo una terminologia sbagliata, dicendo che questo prodotto è di design, ma ricordiamo che vuole dire progetto, oggi tutto viene studiato. La differenza è nella capacità di fare un buon prodotto, che va a finire nella casa della gente, che si indossa e quindi conosciuto e ricordato nel tempo.

Come vede le future automobili dotate di guida autonoma? Ci sarà ancora lo spazio per uno stile ricercato o punteranno solamente ad un'ampia abitabilità?

A mio avviso dobbiamo distinguere l'automobile in due grandi ceppi, l'auto utilitaristica e l'auto da passione, poi in mezzo ci sono vari scenari, perché ci può essere una vettura utilitaristica ma allo stesso tempo di grande passionalità. Ebbene, l'utilizzo di un satellite per guidare una vettura è giusto, naturalmente dipende dall'uso. Se ti devi metti in autostrada per fare una lunga tratta notturna e hai dormito poco, in questo caso un pilota automatico ti permette di evitare incidenti.  Allo stesso tempo spero e mi auguro che l'auto del 2050 si guidi ancora con un bel volante, quattro gomme, un cambio automatico e un bel sound. Allo stesso tempo ci può stare un'assistenza alla guida, ma non ci sto che le auto del futuro diventino tutte automatizzate. Mi ricordo negli anni '90 era presente un movimento che voleva eliminare il volante, introducendo dei joystick! Ora ci sono delle ricerche di automobili prive di vetri con delle grandi proiezioni, questi sono scenari futuri e di fatto fasi evolutive del design. Io personalmente non condivido e preferisco avere i vetri per guardare fuori dall'auto.

Qual è il suo sogno nel cassetto, ancora da realizzare?

Il mio sogno è quello di riuscire, tra qualche anno, ad essere indentificato come colui che ha recuperato la storia. La mia prima innovazione è quella di recuperare la tradizione; bruciare i libri in passato non è servito a molto! Quindi cancellare la tradizione per fare innovazione spudorata non è corretto, è giusto trovare l'equilibrio. Quindi, riuscire a riportare in Italia quella capacità di creare le mini serie che puntino sulla passione. Poter vedere gli oggetti targati Mole Antonelliana in giro per il mondo, ma soprattutto avere un'azienda che possa diventare un riferimento nel mio mestiere.

La sicurezza, secondo lei ha spinto i designer verso nuove sfide o ha vincolato il lavoro, con eventuali compromessi?

Un argomento quotidiano, nessun vincolo limita la creatività o l'evoluzione dei prodotti. Siamo degli esseri civili e di conseguenza dobbiamo adeguarci a ciò che rappresenta l'evoluzione del prodotto, facendo chiaramente i conti con i vincoli progettuali e di viabilità. Gli esseri umani sono presenti sia all'esterno, cha all'interno dell'abitacolo, e quindi devono essere considerati per entrambi i casi. E' stato uno dei passaggi più civili della società, quando negli anni '90 si è iniziato a parlare di urto del pedone. Come l'eliminazione dei fari retrattili, perché quelle parti meccaniche erano così vicine al passante e avrebbero potuto creare guai seri in caso di urto. Non ho mai trovato nessun ostacolo nel definire i limiti tecnici, un problema. La matita, come le note musicali, non ha limiti e quindi sarebbe una barriera contenere i confini. Per esempio, quando hanno dichiarato che il vetro non si poteva più utilizzare per i proiettori abbiamo scoperto il policarbonato, più duttile e leggero, tale materiale ha permesso di cambiare letteralmente lo stile dei fanali. Quindi, non sempre i vincoli portano dei limiti, tante volte aiutano a ingegnarsi per trovare nuove e interessanti forme, impensabili qualche anno prima.

Qualche notizia Top Secret sulla futura automobile?

Sono già al lavoro alla seconda vettura che presenterò il prossimo anno. Sarà una sorpresa, le forme appariranno delicate, con tre quattro punti che ormai identificano il DNA stilistico dei modelli di Up Design. Immaginiamo di prendere il cofano tagliato in due con la “Mole Antonelliana” al centro, il gruppo ottico a “P”, la parte posteriore chiusa, sempre in un perimetro; questi saranno alcuni degli ingredienti che daranno vita alla prossima automobile…

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