Uber torna alla carica: prepara mega causa contro i taxi

L'app californiana di mobilità alternativa è pronta a chiedere giustizia e far ripartire UberPop in Italia. Prima udienza a Torino il 16 dicembre

22 ottobre 2015 - 13:24

La “telenovela” tra Uber, i tassisti e la giustizia continua a segnare tappe ormai storiche di una guerra che non vede, al momento, né vinti né vincitori. Tutto è ancora da vedere, dal momento che Uber ha rialzato la testa, citando in giudizio radiotaxi, tassisti e associazioni al Tribunale di Torino. Quale futuro per Uber dopo lo stop imposto mesi fa dal Tribunale di Milano?

SI RIACCENDONO I FUOCHI – Se la guerra è fatta di battaglie, allora ne vedremo un'altra, tra Uber e i tassisti la lotta sembra infinita, ma stavolta ad appiccare “fuochi di rivalsa” sono le “divise” dell'app californiana. La società americana lancia la propria offensiva, citando in giudizio radiotaxi, tassisti e associazioni al Tribunale di Torino, con l'obiettivo di cancellare lo stop imposto mesi fa dal Tribunale di Milano, che aveva dichiarato fuorilegge e bloccato in tutta Italia il servizio UberPop. Ciò che questa società vuole dimostrare è che la sua presenza non comporta “concorrenza sleale” nei confronti dell'altra categoria storica (i tassisti), ma fin da subito si sa che le sorti di questa “ripresa al combattimento” si decideranno fra circa un anno e mezzo, dal momento che la prima e prossima udienza è fissata per il prossimo 16 dicembre. Intanto Uber dovrà restare ferma, visto che il nuovo processo non sospende il provvedimento di stop. Non finisce qui: la società californiana intende portare la vertenza anche alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, dopo che il Tribunale milanese aveva negato questa ipotesi lo scorso luglio.

LA PENULTIMA TAPPA – Certo che la decisione del Tribunale milanese deve aver fatto molto male agli animi di Uber. Con il ricorso respinto UberPop venne bandito nel nostro Paese senza alcuna pietà. Cio che non convinse la giustizia italiana fu la mancanza dei requisiti di trasparenza e sicurezza che avrebbe dovuto garantire la “neo società americana” per esercitare in questo contesto. In particolare veniva evidenziato che “il sistema di prezzi di UberPop non ha regole predeterminate e trasparenti e non va a vantaggio dei consumatori”, così come poco trasparente risultava il fattore sicurezza, dando la possibilità a chiunque di mettersi al volante ed essere un “driver” di Uber, ma senza controlli sufficienti. Il servizio, che in Italia ha preso vita nel 2014 (a Milano, Genova, Torino e Padova) tenta così di rialzare la testa, ma stavolta dovrà presentare una chiara regolamentazione se vorrà almeno conquistare l'attenzione di chi deciderà per le sue sorti.

POP E BLACK, ALI TARPATE – Uber al momento è stato decimato, non solo UberPop ha visto chiudersi davanti gli occhi la possibilità di “vivere”, anche UberBlack ha incassato un duro colpo dallo stesso Tribunale di Milano. Per intenderci, UberPop è il taxi alternativo guidato da privati senza licenza mentre UberBlack è il servizio di noleggio auto, guidate da conducenti che hanno la licenza. La controparte, forte dei pronostici che la vedono in vantaggio, tramite Federico Rolando, rappresentante sindacale, lancia il proprio “grido di battaglia”: “saremo come sempre coesi”. Intanto il nostro Paese potrebbe assistere, da parte di Uber, a nuove strategie per tornare nuovamente operativa, proprio come successo in Germania, dove due tribunali hanno decretato Uber Pop fuori legge perché non rispettosa delle leggi sul trasporto pubblico. L'azienda americana ha così lanciato una nuova formula chiamata UberX, che garantisce un'apposita licenza per il trasporto pubblico da parte dei conducenti, con ritorno al quartier generale dell'azienda al termine di ogni corsa (che costerebbe il 20% in mento dei taxi). Immaginate un po' quali scenari “di guerra” si aprirebbero in Italia!

1 commento

marco
17:28, 11 novembre 2015

Io sono convinto avendo sentito molte persone che come me prendevano Uber pop per piccoli spostamenti sia stata una sentenza pagata da questa casta dei Tassisti che non vogliono capire che gente comune come me e tantissimi altri non prenderanno mai il TAXI vedete di ragionare una buona volta,
GTAZIE

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