Truffe patenti: maxi sequestro della Polizia

La denuncia Unasca: "Serve sensibilizzare gli utenti contro le autoscuole truffaldine". Ben 108 patenti vendute illegalmente anche a immigrati

17 novembre 2015 - 9:00

Non ci sono statistiche precise, però il fenomeno è noto, anche alle forze dell'ordine: parliamo delle patenti facili, delle truffe legate alle licenze di guida. Soldi in cambio del permesso di condurre i veicoli. La frode più recente è appena venuta alla luce riguarda il maxi sequestro da parte della Polizia stradale in provincia di Caserta: 150 patenti/CQC (Carta di qualificazione del conducente professionale) e la vicenda delle 108 patenti ottenute in modo illecito da cittadini immigrati, che ha visto coinvolte la Motorizzazione civile e alcune  autoscuole di Milano e Monza, e che vede sotto processo anche i cittadini coinvolti. Insomma, un guaio che attanaglia un po' tutto lo Stivale, italiani e no. Per questo, l'Unasca, l'associazione di categoria che rappresenta le autoscuole e gli studi di consulenza automobilistica ribadisce il proprio impegno nella lotta per la legalità e nella qualificazione professionale del mondo delle autoscuole.

MAI GENERALIZZARE – Il problema è che le truffe delle patenti facili gettano discredito sull'intera categoria delle autoscuole: lo dichiara Emilio Patella, segretario nazionale Unasca autoscuole. E mettono in cattiva luce il lavoro di molti operatori onesti e professionali, diffondendo l'errata idea di un andazzo generalizzato. L'Unasca rafforza quindi il suo impegno in questo senso con campagne interne alla categoria sull'obbligo di certificare la formazione agli utenti e promuovendo l'aggiornamento professionale continuativo agli istruttori.

UTENTI DA SENSIBILIZZARE – È anche importante sensibilizzare gli utenti, insiste l'Unasca, perché chi cerca un'autoscuola “truffaldina” o richiede aiuti illeciti incorre in un reato tanto quanto il titolare dell'autoscuola: “E quanto agli esami truccati è bene che il ministero rafforzi i controlli. La nostra idea – conclude Patella – è creare un sistema di certificazione di qualità delle autoscuole, organizzato ovviamente insieme ad enti terzi a cui gli utenti si potranno rivolgere con certezza”.

QUESTIONE COMPLICATA – Già da tempo SicurAUTO.it ha denunciato il fenomeno delle patenti facili (mazzette in cambio del documento), e abbiamo anche dato spazio a chi reputa (al di là della vera e propria truffa) gli esami per ottenere la licenza troppo semplici: vedi qui.  Una questione di (in)cultura, di coscienza civica, ma anche un problema che riguarda la nostra elefantiaca burocrazia. Proprio a novembre 2014, un dirigente della Motorizzazione, beccato con le mani nella marmellata, non venne condannato del tutto per via di un qualche cavillo astruso: vedi qui. La Cassazione respinse il ricorso proposto dalla presidenza della Regione Sicilia, avverso il lodo del Collegio di disciplina interno alla stessa presidenza di Regione, che aveva annullato il provvedimento di licenziamento irrogato a un dipendente infedele. Si trattava di un istruttore direttivo della Motorizzazione di Palermo, alle dipendenze della Regione, arrestato in flagranza di reato per corruzione, e quindi licenziato per i reati di peculato, concussione o corruzione. In sostanza, il licenziamento era stato annullato perché la norma è in contrasto con la legge nazionale. Dunque la questione sottoposta agli Ermellini si sostanziava nella possibilità o meno da parte della Regione Sicilia di esercitare la propria autonomia normativa in tema di rapporti di lavoro con i propri dipendenti. Risultato? La Corte respinse il ricorso: non si può derogare alle norme di legge. Morale: è difficile scovare i furbetti della patente facile, è arduo provare la frode di questi signori, ma pure una volta individuati è complicato andare sino in fondo per comminare le sanzioni adeguate, che fungano da deterrente.

1 commento

Piero
9:09, 18 novembre 2015

Il “vedi qui”, riferito a: “gli esami sono troppo semplici”, fà riferimento ad un commento relativo agli esami in atto nel 2003. Gli esami di oggi, sono “un pò” diversi.

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