Truffe auto: dipendente comunale falsificava i passaggi di proprietà. Ecco come operava

Aveva un ruolo chiave nel giro delle truffe sulle auto usate. Alcuni consigli per non cadere nella stessa trappola

 
Truffe auto: dipendente comunale falsificava i passaggi di proprietà. Ecco come operava Aveva un ruolo chiave nel giro delle truffe sulle auto usate. Alcuni consigli per non cadere nella stessa trappola

Aveva un ruolo chiave nel giro delle truffe sulle auto usate. Alcuni consigli per non cadere nella stessa trappola

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12 Gennaio 2015 - 09:01

La truffa era semplice: prima compravano auto con assegni fasulli, poi le ripulivano con documenti falsi, quindi le rivendevano (specie all'estero). Ma ora il traffico di veicoli è stato smantellato dopo due anni di indagini condotte dal pm di Cassino Francesco Cerullo e coordinate dal procuratore Mario Mercone. Cinque le persone arrestate, due in carcere e tre ai domiciliari. Tra queste, c'è un funzionario addetto alle autenticazioni di un Comune vicino a Cassino (Frosinone). Perché è in questa provincia del Lazio che è avvenuto il tutto.

ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE – I provvedimenti cautelari, firmati dal gip Donatella Perna, sono stati eseguiti giovedì mattina dagli uomini della polizia giudiziaria della procura e dagli agenti della polizia di Cassino. L'accusa è di associazione per delinquere finalizzata a truffa, ricettazione, riciclaggio e falso. Gli inquirenti hanno scoperto che molte vetture venivano esportate all'estero: in Lettonia, Bulgaria e Ungheria. C'erano frodi ai danni di imprenditori nel settore del commercio di autoveicoli in Campania e a privati grazie all'utilizzo di siti internet per la compravendita di vetture. I truffatori pagavano con assegni privi di copertura finanziaria e, quindi, protestati. Non solo: ventidue le persone, estranee al sodalizio criminale, indagate tra il Cassinate e la Campania per aver supportato occasionalmente l'organizzazione nella realizzazione del programma criminoso.

LA CHIAVE DELLA STORIA – Fondamentale il ruolo del titolare di un'agenzia di pratiche auto: grazie alla sua partecipazione avveniva la “pulitura” dei veicoli, che poi venivano subito rivenduti e, in alcuni casi, portati all'estero tramite intermediari di fiducia impegnati in gran parte nei Paesi dell'Est. Il giro d'affari è stimato in circa un milione di euro con duecento autovetture coinvolte. Dieci le persone danneggiate. “L'intensa attività investigativa caratterizzata da intercettazioni telefoniche e adeguati riscontri – spiega il procuratore di Cassino, Mario Mercone – ha consentito di accertare un considerevole giro di truffe con ingente danno economico nei confronti delle persone offese”.

IL PRECEDENTE DI PESCARA – Non è una truffa nuova. Già a Pescara, nel 2012, ci furono 23 arresti e altre 30 denunce in un'operazione della Polstrada denominata Tom Tom. Venne neutralizzata una banda capeggiata da nomadi: avevano perpetrato decine di truffe a danno di ignari proprietari di automobili che cercavano semplicemente di venderle. Il meccanismo è ben noto: i malviventi contattavano persone che avevano messo in vendita la propria auto tramite inserzioni su Internet. L'inganno era di solito messo a punto con modalità tali da renderlo credibile: per esempio, all'appuntamento si presentavano talvolta due sedicenti padre e figlia, o padre e figlio. Dopo aver aver concordato il prezzo, i truffatori esibivano un assegno circolare falso o appoggiato a un conto corrente bancario privo di fondi e dopo averlo consegnato al legittimo proprietario della vettura, si recavano in un'agenzia di pratiche auto dove quest'ultimo firmava un regolare atto di vendita. Dopodiché, i truffatori sparivano nel nulla con la vettura, che veniva rivenduta sollecitamente, talvolta in Paesi come Germania, Bulgaria e Lituania. La banda aveva messo in piedi un'organizzazione articolata che si serviva di numerosi componenti suddivisi in veri gruppi operativi che colpivano in varie zone d'Italia. La tecnica era ben collaudata (consultare la guida antitruffa di SicurAUTO.it): per impedire controlli sugli assegni, il colpo avveniva quasi sempre nel pomeriggio del venerdì, quando gli istituti bancari sono chiusi e tali rimangono fino al lunedì successivo, cosa che impedisce a chi riceva l'assegno di accertare se è autentico e coperto. In ogni caso, la Polstrada ha accertato che anche i titoli di credito falsi erano realizzati così bene da ingannare pure gli addetti agli sportelli bancari. Inoltre, i malviventi prediligevano agenzia di pratiche auto in grado di effettuare l'atto di vendita per via telematica e di rilasciare subito i documenti con il nome del nuovo intestatario, un componente-fiancheggiatore della banda capeggiata da Vincenzo Bevilacqua (la Polstrada di Pescara ha rivelato i nomi di tutti personaggi coinvolti), un nomade 47enne residente a Montesilvano (Pescara), la città che il sodalizio criminale aveva eletto a quartier generale della sua attività. Dopo il primo passaggio di proprietà, e comunque prima che il venditore potesse apprendere di essere stato truffato, per confondere le tracce ne seguiva subito un secondo, di solito a favore di un altro personaggio compiacente collegato alla banda. Tutte le pratiche auto, anche quelle per vetture di potenza elevata e quindi piuttosto costose in base all'IPT, venivano pagate rigorosamente in contanti, a riprova delle notevoli disponibilità economiche della banda.

QUALCHE DRITTA – Quando si vende l'auto usata, non sottoscrivere mai in bianco e/o senza la marca da bollo (altrimenti se poi la marca non viene apposta o avesse data successiva all'autentica si verrà sanzionati dall'Agenzia delle Entrate). Sottoscrivere la dichiarazione di vendita a favore di chi in concreto acquisisce (e paga o sconta) il veicolo e non a favore di terzi indicati da quest'ultimo: solo dopo consegnare la carta di circolazione. Garantirsi, pure ponendo specifiche domande e richiedendo specifiche assicurazioni, di apporre la sottoscrizione della vendita davanti a uno dei soggetti abilitati dalla legge ad autenticarla e farlo esclusivamente negli uffici di cui tali soggetti sono titolari o dipendenti. Pretendere dai soggetti di cui al punto precedente una fotocopia della vendita sottoscritta completa della autenticazione della propria firma da parte di costoro. L'importanza della corretta autenticazione e della vendita sta nel fatto che l'autentica conferisce “data certa” alla cessione, ai fini dello scarico di ogni responsabilità (civile, penale, amministrativa, tributaria, assicurativa) concernente la proprietà, la detenzione e l'uso del veicolo, soprattutto per l'applicazione dell'articolo 386 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada, che prevede potersi dimostrare l'estraneità a una violazione di circolazione documentandola con appunto una copia dell'avvenuta vendita autenticata in data anteriore alla violazione medesima, per cui non sottoscrivere più di una volta e/o documenti diversi dal certificati di proprietà quindi diffidare, una volta già sottoscritto nei modi indicati, dell'eventuale richiesta di ulteriori sottoscrizioni, qualunque sia il motivo, ancorché la giustificazione sia lo smarrimento del documento da voi firmato, pretendendo comunque spiegazioni scritte e, ove davvero occorresse un nuovo intervento di firma, controllare che non siano stati cambiati i dati del compratore. Trascorsi due mesi dalla sottoscrizione della dichiarazione di vendita, accertarsi dell'avvenuta volturazione presso il compratore, specie se concessionario/commerciante (a esempio facendosi dare fotocopia del nuovo certificato di proprietà), o presso il PRA o tramite uno studio di consulenza automobilistica (visura), ricordando che in caso di mancata annotazione si ha comunque la possibilità di attivare la procedura denominata “tutela del venditore”.

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