Troppi robot nelle fabbriche auto: rischi e limiti dell'automazione

Cina e Giappone vantano il primato delle fabbriche auto robotizzate mentre in Europa i Costruttori pensano di aver superato il limite dell'automazione

8 agosto 2016 - 11:56

In un'epoca nella quale l'automazione e l'assistenza tecnologica offerta agli esseri umani durante il lavoro è diventata preponderante, con una spasmodica rincorsa ai robot che possano tagliare sia i costi di produzione che i tempi di assemblaggio, alcuni Costruttori pensano che sia il caso di invertire la rotta. Mercedes, ad esempio, sta optando per un processo di de-automazione in tutti i suoi stabilimenti a favore di lavoratori umani.

AUTOMAZIONE = PROGRESSO Da un punto di vista meramente accademico l'automazione, in qualsiasi campo, denota un progresso scientifico che può essere più o meno valido. Questo accade ovviamente anche in ambito automobilistico, poiché negli anni si è assistito ad una crescita nell'utilizzo di robot all'interno delle fabbriche, poiché garantiscono dei ritmi di produzione serrati e la possibilità di portare a termine senza problemi quelli che per l'uomo diventano lavori usuranti (leggi come i sedili saranno cuciti dai robot nelle fabbriche). Una delle caratteristiche che, però, non potranno mai essere sostituite dalle macchine è la capacità di prendere decisioni e di risolvere problemi ed inconvenienti.

PIU' OPTIONAL, MENO ROBOT La personalizzazione sempre più spinta delle auto, così come la produzione modulare di più modelli nello stesso impianto – fattore che porta naturalmente anche a dover assemblare auto definite “di nicchia”, poiché costruite in numero minore di esemplari – hanno cominciato a mostrare i limiti di utilizzo dei robot stessi (leggi come i robot si trovano in difficoltà con la mole di optional delle auto): necessitando di una programmazione dettagliata per evitare di incorrere in problemi, gli aggiornamenti continui dei listini portano ad un riaggiornamento degli algoritmi, che costa tempo e denaro (leggi dei robot alla Ford che fanno anche il caffè). L'andazzo iniziale che ha visto gradualmente la sostituzione di lavoratori in carne ed ossa, capaci sicuramente di compiere meno operazioni al minuto ma di essere coscienti e consapevoli di ciò che sono in grado di fare ed eventualmente di modificare parti richieste senza problemi, pare cominciare a subire un'inversione di tendenza, con tanti posti di lavoro che potrebbero così essere salvati (l'Università di Oxford nel 2013 stimò che il 47% dei lavoratori negli Stati Uniti avrebbe visto in pericolo il proprio posto di lavoro a favore di un robot).

FABBRICHE PIU' E MENO AUTOMATIZZATE Tra i grandi sostenitori dei robot in linea di produzione ci sono BMW, che attraverso il suo capo della produzione Oliver Zipse ha spiegato quanto molti degli step nell'assemblaggio siano completamente portati a termine da robot, ed Audi, che con il robot Adam in fase di test potrebbe dare uno sprint maggiore all'automazione complessiva, anche se il primato industriale resta al Giappone con più di 1.149 robot per 10.000 operai. Sul fronte opposto si trova invece Mercedes, per la quale il campo della produzione Markus Schaefer ha dichiarato che “abbiamo superato i limiti dell'automazione, non c'è dubbio”. E' proprio Mercedes, infatti, che ha cominciato un'opera di abbandono di alcuni robot per ritornare a lavoratori umani nettamente più flessibili, mentre Volvo nei panni di Lars Wrebo, vice presidente di acquisto e produzione, ha fatto sapere che “stiamo facendo un piccolo passo indietro in merito all'automazione, poiché abbiamo visto in Torslanda che siamo andati un po' troppo oltre”. Intanto c'è chi pensa ad una sorta di ibrido tra umano e robot, con gli esoscheletri potenziati di GM che potrebbero aiutare i lavoratori a stancarsi di meno (leggi del guanto potenziato di GM che moltiplica la forza).

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