Troppi distributori in Italia: l'allarme dei Petrolieri

L'Unione petrolifera lancia l'allarme: si vende poca benzina. L'Italia ha il maggior numero di distributori in Europa per veicoli circolanti

21 aprile 2016 - 9:01

L'Italia era e resta invasa dalle pompe di benzina, che però guadagnano poco: lo dicono i dati diffusi dall'Unione petrolifera. Stando allo studio realizzato dal Responsabile ufficio rilevazioni e analisi dell'organizzazione, Rita Pistacchio, a inizio 2015 in Italia si contavano ben 21.300 punti vendita, vale a dire uno ogni 1.900 mezzi (auto e veicoli industriali). Una densità sconosciuta nei principali Paesi europei, che da tempo hanno provveduto a una riorganizzazione della rete, da noi ancora incompiuta: nel Regno Unito, per esempio, i punti vendita sono appena 8.591, vale a dire uno ogni 4.300 mezzi circolanti; in Germania 14.562 (uno ogni 3.200), in Francia 11.356 (uno ogni 3.300) e in Spagna 10.712 (uno ogni 2.500 circa). Una tale quantità di punti vendita fa scendere l'erogato medio per ogni distributore (e quindi l'incasso), che in Italia è pari ad appena 1.311 metri cubi, contro i 2.340 della Spagna, i 3.330 della Germania, i 3.790 della Francia e i 4.360 del Regno Unito (vale a dire oltre il triplo dell'Italia).

QUALI CONSUMI Stando a dati ancora provvisori, nel mese di marzo 2016 i consumi petroliferi italiani sono ammontati a circa 5,1 milioni di tonnellate, con un aumento pari al 3,4% (+167.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2015, grazie al contributo di tutti i principali prodotti petroliferi, a partire dai carburanti. In particolare, la domanda totale di carburanti (benzina + gasolio) nel mese di marzo è risultata pari a circa 2,6 milioni di tonnellate, di cui 0,6 milioni di tonnellate di benzina e 2 di gasolio, con una crescita dell'1% (+26.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2015. I prodotti autotrazione, a parità di giorni di consegna, hanno rilevato le seguenti dinamiche: la benzina nel complesso ha mostrato un incremento dello 0,5% (+3.000 tonnellate) rispetto a marzo 2015, mentre il gasolio autotrazione dell'1,2% (+23.000 tonnellate). Le vendite sulla rete di benzina e gasolio nel mese di marzo hanno segnato rispettivamente un aumento del 2,1% e del 4,1%.

PRIMO TRIMESTRE 2016 I consumi sono stati invece pari a circa 14,3 milioni di tonnellate Nel primo trimestre 2016, con un incremento del 4,2% (+574.000 tonnellate) rispetto allo stesso periodo del 2015. La benzina, nel periodo considerato, ha mostrato una flessione dello 0,5% (-8.000 tonnellate), il gasolio un aumento dell'1,1% (+62.000 tonnellate). Nei primi tre mesi del 2016, la somma dei soli carburanti (benzina + gasolio), pari a circa 7,3 milioni di tonnellate, evidenzia un aumento dello 0,8% (+54.000 tonnellate).

IL PESO DELLA TASSE Al di là degli incassi per i singoli distributori, sarà anche vero che in Italia sono troppi, e che la mancata razionalizzazione della rete incide sul prezzo, però resta anche il guaio delle tasse: le accise. Più l'imposta sulle tasse: l'Iva. Nel complesso, su un pieno alla pompa, metà dei soldi spesi va allo Stato, come vi abbiamo spiegato qui, nell'articolo dedicato alla petizione online contro le accise. Oltretutto, quelle tasse restano un'eterna spada di Damocle: qualsiasi Governo, quando in difficoltà, piazza la propria accisa, magari per fronteggiare un'emergenza (come accaduto di recente): alla fine, l'accisa non viene più eliminata, al contrario di quanto originariamente promesso. Una tassa definitiva, una mazzata eterna.

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