Toyota accusata di razzismo: pagherà 20 milioni agli afro-americani

Toyota Motor Credit applicava una maggiorazione sui finanziamenti fino 200 dollari ai clienti di colore. E' l'accusa delle autorità USA

4 febbraio 2016 - 10:30

Se non bastassero gli scandali degli airbag assassini o le truffe delle emissioni inquinanti, altre notizie che hanno dell'incredibile travolgono il mercato dell'auto. La notizia è stucchevole tanto per la gravità dell'accusa quanto per l'infrangibile fiducia dei clienti che Toyota, da primo costruttore al mondo, è riuscita a conquistare. Toyota Motor Credit, la finanziaria del colosso nipponico, avrebbe discriminato i clienti di colore aumentando i tassi d'interesse dei finanziamenti in base all'etnia dei potenziali clienti. Dinanzi all'accusa delle autorità americane, la Casa ha repinto ogni responsabilità per “l'involontaria discriminazione” ma poi ha patteggiato un'ammenda milionaria.

QUANDO IL COLORE DELLA PELLE INFLUENZA I TASSI D'INTERESSE – Sembra inaudito al giorno d'oggi che un venditore d'auto discrimini i propri clienti in base al colore della pelle o all'etnia, ma scopriamo invece che si tratta di un fenomeno di considerevole portata. E' risaputo che i concessionari dispongono di vari prodotti finanziari da proporre ai clienti che intendono acquistare una vettura a rate; la differenza tra le varie proposte sta nei tassi d'interesse applicati, maggiore è il tasso debitore applicato, maggiori sono gli incentivi che la finanziaria riconosce al venditore. Ciò che ha sventato il Consumer Financial Protection Bureau (CFPC, agenzia governativa per il controllo sul credito) è stato un insolito metro di valutazione dei venditori Toyota nell'applicare le percentuali d'interesse più pesanti. Ai clienti afroamericani, asiatici o quelli originari delle Isole del Pacifico, erano destinate le condizioni meno favorevoli, le quali si traducevano in maggiori costi del finanziamento (leggi Mercedes sanzionata per la maxi-rata dimenticata), fino a 200 dollari in più.

MEGA RIMBORSO DA 20 MILIONI DI DOLLARI – Alla denuncia del CFPC è seguito l'intervento mediatore del Dipartimento di Giustizia americano, il quale ha ottenuto da Toyota una proposta di rimborso “volontario” per stornare le somme ingiustamente addebitate e una serie di nuove norme per porre fine all'increscioso fenomeno. Di fatto i concessionari avranno meno libertà nello scegliere i prodotti finanziari e saranno sensibilmente ridotti gli incentivi, rendendo così meno interessanti quei finanziamenti caratterizzati da tassi d'interesse sopra la media. La Casa giapponese si è impegnata formalmente a garantire pratiche di finanziamento oneste e tariffe concorrenziali per i consumatori. I compensi per i venditori sono stati circoscritti all'1.25% sui finanziamenti fino a 60 mesi e all'1% per quelli di durata superiore. Questa vicenda avrà comunque un costo non indifferente per Toyota, la quale ha già creato un fondo da 19,9 milioni di dollari e nominato un amministratore che dovrà rintracciare ogni singolo cliente da rimborsare (leggi il maxi rimborso Toyota per le auto difettose).

ANCHE HONDA COSTRETTA A STORNARE IL MALTOLTO – Nonostante la disponibilità ad acclarare la vicenda e a farsi carico dei rimborsi, Toyota si dichiara “rispettosamente in disaccordo” con le Agenzie governative riguardo al metodo di indagine e respinge ogni tipo di addebito morale. I vertici di Tokyo si dichiarano fermamente contrari a qualsiasi forma di discriminazione, sia percepita che intenzionale. Il caso Toyota purtroppo non è il primo nel suo genere; la scorsa estate America Honda Finance Corporation ha dovuto farsi carico di un rimborso da 24 milioni di dollari a favore dei contraenti e iniziare a seguire misure comportamentali analoghe a quelle adottate da Toyota. Chissà se questa clamorosa vicenda non serva a scoperchiare qualche pentola in ebollizione, scoprendo degli altarini anche alle nostre latitudini.

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