Takata sapeva degli airbag difettosi: multa da 70 milioni di dollari

Takata avrebbe nascosto i rischi letali degli airbag. L'NHTSA ha scoperto il silenzio sui test segreti dell'azienda, che sapeva dei malfunzionamenti

4 novembre 2015 - 13:54

La vicenda degli airbag Takata non finisce mai, aggiungendo anzi nuovi capitoli ad una storia già molto lunga. Mentre si profila una multa milionaria, si scopre infatti come Takata sapesse dei problemi già molto tempo prima che la vicenda venisse alla luce.

INCONFESSABILI SEGRETI – Come riportato dal New York Times, due ex dipendenti di Takata avrebbero ammesso come l'azienda sapesse, sin dal 2004, della possibile difettosità di alcuni suoi airbag ma non avesse preso provvedimenti al riguardo. Questa mancanza è sfociata non solo in omesse comunicazioni agli enti di controllo e alle autorità ma anche nella cancellazione dei risultati dei test e nella distruzione dei componenti trovati difettosi durante le prove di laboratorio. Quegli airbag malfunzionanti della stessa serie hanno continuato ad essere prodotti ed installati, causando otto decessi e il fatto che (al 20 ottobre scorso) NHTSA indaghi su 23 milioni di airbag e 19 milioni di auto di 11 costruttori diversi. Le insidie nascoste in questi componenti sono tali che abbiamo dato la notizia che Honda ricompra dai demolitori gli airbag difettosi per evitare che essi possano essere venduti come ricambio ed essere installati in altre vetture.

LA PENA SEMBRA LIEVE – Queste voci riguardo le omissioni di Takata hanno ulteriormente compromessa l'immagine dell'Azienda e le modalità di questo “insabbiamento” ricordano lo scandalo di General Motors, anch'essa al corrente della difettosità dei blocchetti di accensione causata da una molla del valore di mezzo dollaro. Il comportamento di Takata, se le voci fossero confermate, apparirebbe censurabile in assoluto e assurdo per un'azienda che produce componenti salvavita, tanto più che si teme che siano difettosi anche gli airbag laterali. Alla luce di queste voci stupisce il fatto che si parli di una sorta di patteggiamento pari a “soli” 70 milioni di dollari, un'inezia di fronte agli 8 morti e agli oltre 100 feriti provocati dalle schegge proiettate da questi componenti. La cifra appare inoltre molto bassa anche di fronte ai miliardi di multa che rischia Volkswagen per il DieselGate. Anche se si parla di ulteriori 130 milioni se Takata non agisse velocemente ed in conformità con le imposizioni di NHTSA, il totale di 200 milioni appare comunque piuttosto basso.

UN PRIMATO POCO INVIDIABILE – Analizzando il comunicato di NHTSA si scopre però come le azioni dell'ente americano non si limitino ad una sanzione pecuniaria. In primo luogo a Takata verrà imposta, proprio per la sua reticenza e il suo comportamento omertoso, una supervisione esterna indipendente per i prossimi 5 anni, cosa mai avvenuta in precedenza. Una “primizia” è anche l'accelerazione imposta – anche ai costruttori dei veicoli – nelle procedure di richiamo, che altrimenti sarebbero durate 2 anni in più. Gli occhi della National Highway Traffic Safety Administration si sono inoltre puntati sul propellente impiegato in alcuni inflators usati negli airbag Takata. Il composto in questione è il nitrato di ammonio a fase stabilizzata (PSAN) che sappiamo essere stato accusato di diventare troppo energetico in condizioni particolari di temperatura e umidità. Bene: se Takata non riesce a dimostrare che esso è sicuro allora NHTSA imporrà la preparazione del ritiro di altri airbag che lo utilizzano come propellente, una premessa che dà fondatezza al possibile coinvolgimento di altri componenti. Come si vede, la multa potrebbe essere soltanto il primo passo di un percorso piuttosto difficile.

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