Superbollo auto 2017: cosa è cambiato davvero in 6 anni

UNRAE fa il punto sul Superbollo introdotto 6 anni fa. Un bilancio negativo, con danni al fisco e all'industria, ma ci sono soluzioni

21 aprile 2017 - 19:11

Il principio 'chi è più ricco paghi più tasse' può avere una sua validità: chi ha di più è giusto che contribuisca in misura maggiore ma se lo scopo è aumentare le entrate fiscali (e non punire chi ha più disponibilità) allora la progressività delle imposta va valutata con attenzione. Quando poi lo scaglionamento è di facciata e concepito male rischia di fare danni oltre ad essere ingiusto. Un esempio molto pregnante è dato dal Superbollo (leggi del Superbollo per le auto con più di 185 kW), l'addizionale alla tassa di possesso che colpisce le automobili considerate di lusso in base alla potenza. Secondo UNRAE il suo meccanismo d'azione ha infatti penalizzato il mercato, diminuito il gettito fiscale e favorito le esportazioni delle auto usate!

SUPERBOLLO INDISCRIMINATO Le tasse sono presenti anche nella Costituzione: nell'Articolo 53 si legge infatti che: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Le aliquote Irpef sono infatti crescenti al salire del reddito: se fino a 15 mila euro di reddito l'imposta è del 23%, sopra i 15 mila e fino ai 28 mila la tassazione sale al 27% e così via. Il Superbollo sulle automobili più potenti attualmente in vigore non ha invece “fasce” diverse che ne graduino l'intervento ma ha solo un valore di trigger: si applica al di sopra dei 185 kW, punto! Questo meccanismo è piuttosto grezzo perché considera come auto di lusso vetture che non soltanto hanno un prezzo “terrestre” ma che dopo pochi anni perdono valore in maniera consistente.

GRIDO DI DOLORE I rappresentanti delle Case estere, riuniti presso la sede ACI di Roma in una tavola rotonda organizzata dal Salone dell'Auto di Torino Parco Valentino, hanno messo in evidenza quelli che ritengono essere gli effetti negativi del Superbollo. Lidia Dainelli, Direttore della comunicazione di Jaguar Land Rover, ritiene che sia stato “improduttivo per lo Stato: ha generato un calo verticale delle vendite sopra i 185KW, e l'aumento delle esportazioni di auto usate, penalizzando un segmento che avrebbe potuto generare un importante gettito fiscale”. La tabello qui sotto si riferisce alle automobili con più di 185 kW.

 Pietro Innocenti, Direttore generale di Porsche Italia, auspica che “la politica riesamini con serenità una legge che si è dimostrata non solo inefficace ma anche dannosa per l'erario e l'occupazione”. Eugenio Blasetti, Press relations manager Mercedes-Benz, ritiene che il Superbollo abbia falcidiato le auto potenti lasciando soltanto “quelle irraggiungibili, da collezione, che dopo 4 anni se ne vanno all'estero con una grande distruzione di valore italiano svenduto in altri Paesi. Un rimedio potrebbe essere la sostituzione del superbollo con un'imposta di immatricolazione/proprietà pari al 3-5% del prezzo che segua il valore residuo, in modo che il secondo proprietario paghi meno e il terzo meno ancora. E così queste belle vetture rimarrebbero in Italia, riaccendendo le discussioni se le auto si fanno meglio a Modena o a Stoccarda”.

TASSA SUI KW, VERSIONE 1 E 2 Il Direttore generale UNRAE, Romano Valente, ha affermato che “i dati raccolti raccontano che il Superbollo ha fatto perdere fatturato non soltanto alle Case ma anche all'indotto con un effetto-leva che ha diminuito anche il gettito fiscale, mettendo inoltre in difficoltà competenze commerciali e tecniche difficilmente rinnovabili”. Il calo del fatturato per le auto sopra i 185 kW è stato in effetti pronunciato.

Occorre dire che in tempi recenti di Superbolli ce ne sono stati 2: quello del Ministro Tremonti (leggi delle tasse sull'auto del governo Berlusconi) colpiva le auto sopra i 225 kW con 10 €/kW sopra la soglia mentre quello modificato dal Governo Monti, applicata dal 2012, abbassava la soglia a 185 kW e raddoppiava l'importo. Va anche aggiunto che questa versione introduceva un criterio simile a quello invocato da Eugenio Blasetti: un progressivo abbassamento della sovrattassa al crescere dell'età dell'auto, a passi di 5 anni alla volta. Le fasce di “anzianità” non hanno però funzionato perché il mercato ha continuato a calare. La Seat Leon 2.0 TSI Cupra da 221 kW (leggi la prova della sportiva Seat Ibiza Cupra) della nostra copertina costa, per esempio, 36.600 euro ma già dopo qualche anno si sarà svalutata abbastanza: bene, per i primi 5 anni si troverà a pagare 720 euro più il bollo normale, per spese di gestione quasi ingestibili. Una sportiva con qualche primavera sulle spalle avrà perso molto del suo valore ma la sua potenza la condanna ad apparire come una “Regina” anche se varrà una frazione di una Cayenne da soli… 184 kW!

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