Strage di Acqualonga: al via la maxi udienza

Parte la maxi udienza per la più grave disgrazia stradale d'Italia: il bus precipitato nel luglio 2013 dal viadotto di Acqualonga

15 luglio 2015 - 9:01

Ci siamo: per la strage del bus precipitato da un viadotto della Napoli-Bari (Acqualonga, 39 vittime), domani partirà la maxi udienza. Come riporta ilmattino.it, per l'udienza preliminare è stata trasferita l'aula nel complesso monumentale così che gli avvocati assistano gli imputati e le parti civili. Si tratta dell'udienza preliminare per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Avellino a carico dei quindici indagati. Il giudice Gianfranco Fiore ha disposto che le udienze preliminari si svolgano al Carcere Borbonico di piazza D'Armi in due aule allestite appositamente.

QUALI I REATI CONTESTATI – I reati contestati sono omicidio plurimo colposo e disastro colposo. Quindici gli indagati. Per tre di loro la posizione è particolare: Gennaro Lametta (proprietario del pullman precipitato del viadotto e titolare dell'agenzia Mondo Travel), Vincenzo Saulino (funzionario della Motorizzazione incaricato alle operazioni di revisione) e Antonietta Ceriola (assistente amministrativo dello stesso ufficio). Perché sono anche accusati di falso in atto pubblico. I tre vennero arrestati nel luglio 2014 per aver falsificato il documento della revisione del bus killer, che – come accertato nel corso delle indagini – non aveva mai varcato i cancelli della Motorizzazione civile di Napoli nonostante avesse percorso 800.000 chilometri. Gli altri dodici indagati sono Giovanni Castellucci, amministratore delegato della società Autostrade per l'Italia spa (gestisce il tratto incriminato), Riccardo Mollo (direttore generale delle Autostrade), Giulio Massimo Fornaci (responsabile dell'articolazione Pavimentazioni e Barriere di sicurezza), Marco Perna (responsabile del procedimento relativo al progetto di sostituzione e potenziamento delle barriere di sicurezza e bordo laterale dell'Autostrada A16 Napoli-Canosa) e numerosi altri.

QUESTIONE CHE SCOTTA – Nel silenzio dei politici, su una questione che scotta, spicca la voce del MoVimento 5 Stelle, all'attacco di Autostrade per l'Italia: “La procura di Avellino conferma che avevamo ragione sulla strage di Acqualonga: i guardrail non erano a norma e Autostrade per l'Italia è responsabile”. Lo hanno affermato Michele Dell'Orco e Carlo Sibilia, deputati M5S, a fine giugno 2015. I due grillini hanno così commentato le motivazioni della richiesta di rinvio a giudizio appena rese pubbliche dalla procura di Avellino che indaga sull'incidente: l'autobus granturismo precipitò da un cavalcavia dopo che le barriere di contenimento cedettero “Sulla faccenda – spiegano i deputati – già da novembre 2013 abbiamo presentato una dettagliata interrogazione ponendo precise domande all'allora ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e successivamente abbiamo sollecitato anche l'attuale titolare Graziano Delrio. Ma ancora attendiamo una risposta”. A dimostrazione di quanto sia delicata la faccenda, che sta facendo davvero tremare i palazzi importanti.

GUARDRAIL NEL MIRINO – Il problema è: i guardrail hanno svolto il loro lavoro, contenere l'uscita di strada del bus? In caso negativo, ci sarebbero inevitabili responsabilità del gestore, Autostrade per l'Italia. “Anche la Procura di Avellino – spiegava il M5S – rinvia a giudizio l'amministratore delegato e dirigenti della direzione centrale di Autostrade per l'Italia. Nonché la direzione del tronco sesto e relative pertinenze. Perché le barriere non erano certificate, lasciate in stato di degrado e non più efficienti”. Come spiegano i pentastellati, la società avrebbe dovuto sostituirle nei lavori eseguiti su quel tratto di autostrada nel 2009, “ma sembrerebbe non aver programmato né l'adeguamento con barriere più efficienti e a norma né la necessaria manutenzione delle vecchie barriere già installate”. E la questione non riguarda solo Acqualonga, ma anche: parecchi guardrail un po' in tutta Italia, su tratti di diversi gestori. Ci sono infatti altre indagini in corso, perché in Italia, quando c'è una piccola palla di neve in montagna, spesso si crea poi una valanga a travolgere tutto…

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