Rivolta dei taxi per la circolare salva UberPop, ma il ministero smentisce

Tassisti in rivolta per una bufala: il ministero dell'Interno conferma le sanzioni per UberPop e chi usa un'auto privata per il servizio pubblico

 
Rivolta dei taxi per la circolare salva UberPop, ma il ministero smentisce Tassisti in rivolta per una bufala: il ministero dell'Interno conferma le sanzioni per UberPop e chi usa un'auto privata per il servizio pubblico

Tassisti in rivolta per una bufala: il ministero dell'Interno conferma le sanzioni per UberPop e chi usa un'auto privata per il servizio pubblico

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6 Maggio 2016 - 07:05

Tanto rumore per nulla. Il Viminale interviene sulle proteste a Milano, dove diversi tassisti hanno bloccato le loro auto bianche per manifestare contro una presunta circolare Alfano. Secondo la loro interpretazione, avrebbe riabilitato il servizio UberPop (il taxi alternativo privato, un servizio posto in essere da chi non ha la licenza Ncc, vedi qui). Ma è una bufala: il ministero dell'Interno conferma le sanzioni previste dal Codice della Strada per chi usa un mezzo privato per svolgere un servizio pubblico non autorizzato; e smentisce l'esistenza di una circolare del ministro Angelino Alfano che consenta di non sanzionare il servizio Uber, l'app californiana odiatissima dai tassisti (vedi qui le differenze fra Uber e taxi).

UBERPOP ILLEGITTIMO “La linea già stabilita da diverse Prefetture di contrastare in maniera chiara chi utilizza un mezzo privato per svolgere un servizio pubblico non autorizzato, resta pienamente confermata”, si legge nella nota. che spiega: “Non esiste, infatti, nessuna circolare Alfano che consentirebbe di non sanzionare il servizio UberPop”. Quindi, resta in piedi la netta distinzione: Uber lecito (in attesa di una riforma del Codice della Strada, comunque necessaria), con le berline nere dei conducenti con licenza; UberPop illecito, e pericolo per la sicurezza stradale. UberPop già sospeso a giugno 2015: leggi qui.

COME NASCE L'EQUIVOCO Ma allora, perché la protesta? Ecco spiegato l'equivoco dal ministero, la bufala che forse si è propagata da tassista a tassista: “Semmai esiste una circolare del Dipartimento di pubblica sicurezza, inviata, l'11 marzo del 2016, ai dirigenti dei Compartimenti di polizia stradale, con il chiaro intento di trasmettere il parere del Consiglio di Stato”. Quest'organo dice che viene mantenuta l'applicabilità della sanzione prevista dall'articolo 82 del Codice della Strada, laddove venga accertato l'utilizzo del veicolo per una destinazione o uso diversi da quelli indicati sulla carta di circolazione, “nei confronti del conducente del veicolo, utilizzato per trasporto di persone ed effettuato attraverso nuove forme di organizzazione e gestione telematica 'Uber e UberPop”.

QUALI MULTE La sanzione amministrativa prevede sia il pagamento di una somma da 84 a 335 euro, ma anche la sospensione della carta di circolazione da uno a 6 mesi che, in caso di recidiva, va dai 6 ai 12 mesi. Non c'è pertanto, chiarisce il ministero, nessuna attuazione di una linea morbida: in caso di violazione della legge, le Forze dell'ordine sono tenute a multare i trasgressori. In parallelo, l'assessore alla Sicurezza e Coesione sociale del Comune di Milano, Marco Granelli, ha ribadito che Comune e Polizia locale continuano a sanzionare UberPop perché il Tribunale di Milano ci ha dato ragione con diverse sentenze e quindi procediamo: “La nota del ministero, non indirizzata ai Comuni, commenta una sentenza del Consiglio di Stato che chiede maggiore chiarezza normativa, ma non dice che le sanzioni sono nulle. Questo è il risultato di un incontro interno del Comune di Milano che ha individuato anche indicazioni operative per ufficiali e agenti di Polizia locale confermando che devono sanzionare. Quindi il problema non esiste”.

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