Revisione auto senza tariffa minima: sicurezza stradale a rischio?

L'Antitrust apre alla liberalizzazione dei costi di revisione, un parere che per gli esperti del settore minaccia la sicurezza delle auto

27 dicembre 2018 - 9:00

La revisione auto è stata e continua ad essere al centro di modifiche procedurali, dibattiti, richieste di adeguamento dei costi e novità che coinvolgono sia gli ispettori tecnici sia gli automobilisti, maggiormente responsabilizzati sull'autocertificazione dei chilometri per contrastare il fenomeno delle truffe auto con chilometri scalati. Stavolta è l'Antitrust con un parere che segue la richiesta di chiarimenti del Codacons a stabilire che la tariffa minima per la revisione auto non influenza la qualità dei controlli. Un'apertura alla concorrenza spietata tra Centri di revisione ormai consolidate e denunciata dalle associazioni di categoria che spiegano come un provvedimento del genere sulle revisioni dei veicoli creerebbe ancora più scompiglio in un settore già alla corda.

TIRA E MOLLA SU UNA TARIFFA FERMA DA 10 ANNI Da un lato i rappresentanti di categoria  – CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa) che hanno paventato un enorme rischio di concorrenza sleale proprio in contrapposizione con il lavoro svolto dall'Antitrust – la cui funzione è vigilare sulla correttezza delle pratiche commerciali. Dall'altro l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (nota anche come Autorità Garante o Antitrust) che si è espressa ufficialmente su una richiesta avanzata dal Codacons qualche mese fa riguardo alla tariffa minima che si paga per revisionare auto, moto e altri veicoli omologati per la circolazione. Solo qualche mese fa infatti il Codacons aveva presentato un esposto al Ministero dei Trasporti e all'Antitrust per ottenere una diversificazione della tariffa della revisione ministeriale. Una richiesta di adeguamento delle tariffe al rialzo ferme dal 2008 e di contrasto al ricorrente fenomeno delle revisioni low cost con buoni sconto e lavaggio gratuito per attirare il maggior numero di clienti.

QUANTO INCASSANO REALMENTE I CENTRI PRIVATI Secondo l'Antitrust la tariffa minima per le revisioni non serve, poiché si ritiene abrogata dalle norme dell'ordinamento che hanno eliminato le restrizioni all'esercizio di attività economiche. Diversamente invece il regime di autorizzazione e i relativi controlli, sarebbero di per sé sufficienti a garantire un adeguato livello di qualità del servizio e la conseguente sicurezza stradale. Un parere che CNA trova allarmante e frutto di una scarsa conoscenza del settore poiché oltre ad alimentare ulteriormente la concorrenza tra Centri di revisione sempre più numerosi in rapporto ai veicoli circolanti, innescherebbe attività di cartello. Per capire meglio la denuncia di CNA bisogna ricordare che attualmente il costo per la revisione è fissato a 66,88 euro dal Ministero, (45 euro se fatta in Motorizzazione per le operazioni di revisione, il resto imposte e diritti da cui non si può sottrarre nulla). Il problema nasce dal fatto che alcuni centri di revisione cercano di massimizzare i profitti sul numero limando già i 6,88 euro dal costo totale richiesto ai clienti. A questo sconticino poi abbinano anche il lavaggio auto del valore di 10 euro in media, portando così l'introito netto per singola revisione ancora più giù.

COSA SUCCEDEREBBE SENZA TARIFFE MINIME CNA è di un parere totalmente diverso rispetto all'Antitrust: “Oggi una totale liberalizzazione delle tariffe scatenerebbe, vista l'eccesiva presenza di centri di revisione rispetto alla reale domanda, – scrive CNA – una concorrenza al ribasso delle tariffe che, in mancanza di controlli serrati, avrebbe effetti devastanti sull'intero comparto e soprattutto sulla sicurezza stradale dei veicoli.” CNA auspica che il parere dell'Antitrust resti tale e invoca l'intervento del Ministero sostenendo che  la revisione dei veicoli è un'operazione minuziosamente regolamentata in tutte le procedure utilizzate, sia tecniche che amministrative. Le stesse attrezzature devono rispondere a criteri ben precisi e sottostare a controlli/tarature obbligatori periodici. Trattandosi di costi predeterminati le tariffe, quando furono inserite, rappresentavano un profitto equo per gli operatori e una tutela per l'utenza da azioni promozionali mediante tariffe pari o al di sotto dei costi reali delle operazioni, che inevitabilmente avrebbero un impatto negativo sulla qualità dei controlli. L'abolizione di una tariffa minima favorirebbe – secondo CNA – nelle aree dove c'è una scarsa presenza di centri privati di revisione operazioni di cartello che potrebbero portare la tariffa molto al di sopra dei reali costi. Motivo per cui non si è ritenuto possibile consentire la liberalizzazione delle tariffe. Siamo proprio sicuri di voler guidare un'auto di cui potremmo non sapere fino in fondo quanto possa essere realmente sicura per risparmiare qualche euro ogni due anni? Fateci sapere le vostre opinioni nei commenti qui sotto.

1 commento

Danilo
11:07, 29 dicembre 2018

Roba da pazzi.
Già è preoccupante il problema delle concessioni delle licenze che sta determinando concorrenza sleale.Non osiamo pensare cosa determinerebbe la liberalizzazione della tariffa professionale.

POTRESTI ESSERTI PERSO

Daimler: il taglio di 6 miliardi e il futuro senza Nissan-Renault

Automobilisti italiani: il 79,5% afferma di rispettare le regole

Controllo pneumatici: la giusta pressione fa risparmiare 83 euro l’anno