Prezzo benzina. Chi decide la differenza tra self e servito?

Facciamo chiarezza sulla differenza tra self e servito alla pompa di benzina

12 giugno 2015 - 10:01

È una domanda frequente fra gli automobilisti: chi decide la differenza tra self e servito? A tale proposito, Giorgio Moretti, della segreteria Figisc (sindacato gestori benzina) ha voluto fare chiarezza. Anzitutto, non esiste che “il prezzo che la compagnia indica al gestore è quello per la modalità self e che per quello con servizio il gestore decida in autonomia”. Le compagnie, nel rapporto contrattuale col gestore, indicano distintamente: a) un prezzo raccomandato, sia per il self che per il servito; b) un prezzo massimo, sia per il self che per il servito, che non deve superare di ben determinati valori il prezzo raccomandato.

DI QUANTO PARLIAMO – E quali sono questi numeri? Sono notizie riservate di ciascun marchio, ma variano attorno a 0,5-0,7 cent/litro per il self e a 1,0-1,5 cent/litro per il servito. Se il gestore, decidendo “in autonomia”, alza il prezzo oltre l'asticella del prezzo massimo, la compagnia procede a una serie di contestazioni ad efficacia crescente, fino, in caso di recidiva grave, a recedere dal contratto col gestore. Il prezzo – in self come in servito – è una scelta della compagnia. Qualunque differenziale di prezzo si veda tra le due modalità di servizio, si tratta di valori che trascendono di più volte, anche di molte volte, l'àmbito discrezionale del gestore di applicare quel sovrapprezzo che deve stare per forza tra il prezzo raccomandato e il prezzo massimo.

COSA È SUCCESSO DI RECENTE – Negli ultimi quindici anni la spinta verso la selfizzazione, prima legata solo al rifornimento di emergenza, ha cambiato radicalmente, sotto la motivazione progressivamente crescente del diverso prezzo, i comportamenti del consumatore (schiacciato dalle accise), al punto che il servito è diventato una modalità residuale. Quanto è diffuso il servito? Eni stimava, già qualche anno fa, che nella propria rete questa modalità potesse non più del 21 % delle vendite di un impianto. E, fuori dal campo delle petrolifere tradizionali, l'imprenditore di una grandissima pompa bianca ha riferito di vendere l'85% dell'erogato in self. Appunto, il servito è ormai una modalità di vendita residuale ed è impensabile un suo revival, specie se la differenza è troppo marcata nel prezzo tra le due modalità.

ANDIAMO AL DUNQUE – Quanto è diverso il prezzo tra self e servito? I numeri sono quelli che riporta Quotidiano Energia, ma si scoprono differenze nei marchi petroliferi tra i prezzi minimi in self e la media dei prezzi in servito che raggiungono anche 20/30 cent/litro. Una situazione non giustificata in realtà da alcun fondamentale di natura economica. E i margini dei gestori sul servito sono superiori a quelli sul self solo di 1/2 centesimi/litro (quelli sul self valgono 3 cent/litro). Niente giustifica differenze di 8 cent men che meno di 20/30 centesimi/litro. Le differenze stanno nelle politiche commerciali delle aziende petrolifere, tese a conciliare il conseguimento di erogati e di migliori marginalità in una lunga fase di stress del mercato: se il prezzo in self serve alle compagnie per conseguire il primo obiettivo, quello sul servito servirebbe al secondo. Si è così avviato un circolo vizioso che costringe a rincorrere sulla rete i concorrenti con prezzi self che deprimono i margini, che poi però si cerca di recuperare in parte con un mix di prezzi troppo alti sul servito e di qualche barbatrucco di marketing, con scarsa o nulla efficienza competitiva rispetto alla rete no-logo.

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