Il futuro incerto delle piccole coupè-sportive

Il futuro delle piccole coupé eclissato dalla moda, stritolato dai costi e ignorato da un mercato sempre più incuriosito dalla connettività

13 agosto 2020 - 8:25

C’è un vecchio modo di dire latino che ritrae abbastanza bene l’attuale panorama automotive: mala tempora currunt, corrono brutti tempi. Brutti tempi in particolare per le piccole coupé sportive, specie in via d’estinzione, soppiantata dalla “moda” dei SUV, i crossover e, in generale, per auto dalla seduta più alta e comoda. Insomma, l’auto pensata per il puro piacere di guida sta morendo, soppiantata da una miriade di vetture molto più generaliste, comode, sicure, per carità, ma sicuramente meno emozionali e semplicemente più utili.

AUTO SPORTIVE CHE HANNO FATTO LA STORIA

Un cambiamento, quello che sta interessando il mondo delle auto sportive, che è in atto già da qualche anno, ma che solo ultimamente sta facendo vittime illustri, ultima in ordine di tempo, la bella Alpine A110, l’operazione nostalgia messa in piedi a Dieppe qualche anno fa ma che, nonostante gli ottimi contenuti, non ha mai ottenuto il successo sperato e, peggio, meritato. Ad ogni modo, basta sfogliare il listino auto per osservare la profonda aridità che caratterizza il segmento delle piccole auto sportive dai 30 ai 70 mila euro circa. All’interno di questo ampio ventaglio di prezzo fino a qualche anno fa c’era l’imbarazzo della scelta, qualunque appassionato di auto avrebbe potuto passare giorni anche solo per scegliere quale auto desiderare. Senza tornare troppo indietro nel tempo, possiamo constatare che laddove una volta c’erano sportive purosangue, oggi il mercato è molto meno che di nicchia. Solo per fare qualche esempio:

– Mercedes CLK;

– BMW Serie 3 Coupé (sostituita dalla moderna Serie 4);

– Fiat Coupè (magari una 5 cilindri 20V turbo),

– Volvo C70 Coupè;

– Peugeot 406 Coupé,

– Lancia K coupé;

– Toyota MR2;

– ecc.

Oggi non rimangono che la Porsche 718, la Alpine A110, la mitica Mazda MX-5 e la “pensionanda” Toyota GT86. C’è stata l’Alfa Romeo 4C, depennata senza alcuno sviluppo dopo investimenti giganteschi. C’era la Ford Focus RS, auto fenomenale ma andata perduta. Il mondo dell’auto sta cambiando, è comprovato, ma quelli che ne soffriranno di più saranno gli appassionati di auto sportive non milionari. Sembra assurdo ma la gamma di auto sportive di lusso dal costo di centinaia di milioni di euro è molto più ampia di quella delle sportive di bassa e media gamma.

PERCHE’ NESSUNO COMPRA PIU’ LE PICCOLE AUTO SPORTIVE

A voler cercare di “dare la colpa” a qualcuno, ci si trova davanti diversi scenari. Una parte della responsabilità è sicuramente da ricercare negli automobilisti (le Case, che in fin dei conti sono pur sempre delle aziende, investono in ciò che il mercato chiede) più in cerca di qualcosa “alla moda” rispetto a una piccola, angusta, rumorosa e assetata sportivetta due posti secchi. Sono forse proprio gli automobilisti a cercare un prodotto meno “da intenditore” e più generalista come i moderni SUV e crossover. Auto che fanno tutto in maniera egregia, molti non sono buoni fuoristrada, sono grandi e scomodi da parcheggiare, spesso non hanno molto spazio a bordo (specie i suv-coupè) e a volte sono più emozionanti da ferme che alla guida. A questo bisogna aggiungerci che i costi fissi (bollo, assicurazione, manutenzione) non hanno lasciato scampo alle piccole sportive. Vediamo qualche esempio numerico per chi possiede una Ford Focus RS (350 cv e oltre 250 kW) in termini di costi del solo bollo: 952,82 euro a cui aggiungerne altri 1.440,00 euro di superbollo, per un totale che è circa il 6% del valore dell’auto nuova.

LA CONNETTIVITA’ HA ECLISSATO LE AUTO SPORTIVE

Poi c’è la questione tecnologica: nel moderno mondo iperdigitalizzato e rigorosamente touch, nessuno sembra più capace di separarsi anche solo un istante dal proprio mondo digitale. Proprio per questo (e perché ci passiamo tento tempo chiusi dentro), le automobili sono diventate un’espansione di questo trend, veri e propri smartphone su ruote. Gli stessi Costruttori da qualche tempo pubblicizzano le proprie auto elencando le infinite possibilità di connettività del sistema d’infotainment. Come se fosse l’unica novità degna di nota passando da un modello “vecchio” a uno più aggiornato. Pare che sia finita l’epoca di chicche tecniche come freni entrobordo, differenziali autobloccanti, cambi transaxle, ecc. Contenuti eclissati da concetti come realtà virtuale e realtà aumentata in cui le Case auto stanno investendo sempre di più. Una realtà virtuale che, dopo l’evoluzione mostrata nel campo dei videogiochi, si sta trasformando in una realtà “reale”.

AUTO SEMPRE PIU’ “ESAGERATE”

Infine, per chiudere il cerchio, parte della colpa è anche dei Costruttori, che hanno cercato di soddisfare il tipico (ed errato) pensiero “più cavalli è meglio” passando quindi gli ultimi anni a incastrare centinaia di cavalli dentro le loro hot hatch, rendendole costose e infarcite di elettronica, anche più sicure ma in fin dei conti, meno godibili. Chiunque abbia mai guidato una Peugeot 106 Rallye o una vecchia Mazda MX-5 sa benissimo quanto piacere di guida e divertimento non siano direttamente proporzionali alla potenza disponibile quanto piuttosto siano legate alla leggerezza e alla sincerità dell’auto. Siamo arrivati al punto in cui, per fare un esempio, la Mercedes Classe A AMG è più potente di una vecchia Ferrari 288 GTO, ma a che pro? L’auto sicuramente è divertente e prestazionale ma chi, nel mondo reale, è capace di sfruttarla a dovere e in sicurezza dove legalmente è permesso? L’unica speranza, parafrasando Batman, che diceva che “la notte è sempre più buia appena prima dell’alba”, è che il futuro si riveli più luminoso per le piccole auto sportive. Magari, in un futuro prossimo, gli automobilisti prima e le Case dopo riscopriranno quelle semplicità che si sono perse per strada già da qualche anno.

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