Multa oltre 90 giorni: altra sentenza a favore dell'automobilista

Multa oltre 90 giorni: altra sentenza a favore dell'automobilista Il Comune ha tanti verbali da gestire? Comunque deve inviarli entro 90 giorni

Il Comune ha tanti verbali da gestire? Comunque deve inviarli entro 90 giorni

23 Febbraio 2015 - 09:02

Altra sconfitta per il Comune di Milano e per tutti gli altri Comuni che inviano le multe tardive. Sono quei verbali che arrivano a casa dei sanzionati oltre i 90 giorni dall'infrazione: una pratica contro cui s'è opposto (non ottenendo risultati, perché gli enti locali continuano imperterriti notificare in ritardo) anche il ministero dei Trasporti, nonché quello dell'Interno, che segue le indicazioni della Corte costituzionale. Stavolta, è stato il Giudice di pace di Milano (magistrato onorario Diego Perucchini) ad annullare la multa tardiva del Comune: sentenza 1189/15, pubblicata il 9 febbraio scorso dalla quinta sezione civile.

DOVE NASCE IL GUAIO – Secondo l'articolo 201 del Codice della strada, “qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve, entro 90 giorni dall'accertamento, essere notificato all'effettivo trasgressore. Oppure, quando questi non sia stato identificato e si tratti di violazione commessa dal conducente di un veicolo a motore, munito di targa, a uno dei soggetti risultanti dai pubblici registri alla data dell'accertamento”. Il Comune di Milano interpreta così la regola: i 90 giorni possono scattare da un qualsiasi momento. Se il vigile esaminasse nel febbraio 2017 la foto di un'infrazione del febbraio 2015, i 90 giorni si conterebbero da febbraio 2017. Nel caso preso in esame dal Giudice di pace con sentenza 1189/15, l'infrazione era del 7 giugno 2014, e la notifica del 20 novembre 2014. Pazzesco. E anche un po' ridicolo, almeno in un Paese che si reputa civile.

LUPI SI OPPONE – “Tale interpretazione estensiva del dies a quo – ha detto e ripetuto il ministro dei Trasporti Lupi – non può essere considerata legittima, lo abbiamo detto con molta chiarezza, è molto chiaro, e i Comuni si devono adattare. Come i Comuni chiedono ai cittadini il rispetto della legge, allo stesso modo noi dobbiamo chiedere ai Comuni di rispettare le leggi”. E poi l'affondo: “Il Codice della strada non è fatto e le norme del Codice della strada non sono fatte per sanare i bilanci, l'ideale per ognuno di noi dovrebbe essere, come è giusto che sia, Comuni e cittadini che rispettano le leggi e, quindi, nel Comune multe zero, non multe cento in modo da far diventare le multe una tassazione indiretta, ulteriore nelle tasche dei cittadini. Tale orientamento è stato espresso in maniera molto chiara anche dal ministro dell'Interno alla prefettura di Milano in riscontro a una richiesta di chiarimenti relativa alla legittimità dell'operato del Comune di Milano”. Insomma, il dubbio che si voglia fare cassa è molto forte.

DIFFICILE CHE CAMBI QUALCOSA… – Non è bastata la Corte costituzionale a far cambiare orientamento al Comune di Milano. Non sono sufficienti la Prefettura, il ministero dell'Interno, il ministero dei Trasporti. Non bastano neppure le continue sconfitte che il Comune riceve davanti al Giudice di pace. Il motivo? Chissà. Forse alla fine le casse del Comune vengono riempite ugualmente con le multe pagate. Sono molte di più le contravvenzioni pagate di quelle per le quali ci si oppone. E poi ci sono quei pesantissimi 43 euro di tassa allo Stato sul ricorso che giocano parecchio a favore degli enti locali, facendo da deterrente contro le opposizioni: questo le amministrazioni lo sanno benissimo. Quella tassa è una lesione dei diritti alla difesa dell'automobilista: un balzello molto amico dei Comuni (i quali incassano oltre due miliardi di euro l'anno in verbali!). Amministrazioni che non pagano nessuna penale per le multe annullate…

Commenta con la tua opinione

X