L'Iran rinuncia al nucleare e le Case auto affilano le armi per riconquistare il mercato

I Costruttori occidentali sono pronti alla battaglia per il mercato iraniano, presto libero dall'embargo sarà un affare da 2 milioni di auto

22 luglio 2015 - 15:00

L'Iran rinuncia finalmente al nucleare, almeno per scopi bellici, e potrà presto riaprirsi a scambi commerciali internazionali e accogliere investitori occidentali. La previsione della fine dell'embargo iraniano sembra avere risvegliato i sensi dei costruttori automobilistici occidentali, i quali hanno immediatamente fiutato l'opportunità di insediarsi in un mercato con grandi potenzialità di crescita e soprattutto desideroso di rinnovarsi con nuovi marchi e nuovi modelli.

IRAN, L'ULTIMO MERCATO EMERGENTE – Una società tedesca, specializzata in consulenze sul commercio con il Medio Oriente, ha dichiarato l'Iran come l'ultimo grande mercato emergente per l'industria automobilistica internazionale. I grani brand starebbero letteralmente scalpitando per potere entrare in Iran e assicurarsi un posto al sole nella grande piazza persiana. Nel 2011 il mercato iraniano raggiunse la soglia di 1,6 milioni di immatricolazioni, numeri praticamente crollati, assieme a oltre 100.000 posti di lavoro, in seguito all'inasprimento delle sanzioni. La reattività del mercato è indicativa delle sue potenzialità intrinseche. Dall'inizio dei negoziati sul nucleare nel 2013, le vendite sono state rivitalizzate. Secondo IHS Automotive, principale analista del mercato automotive globlale, il 2015 registrerà un balzo a 1,2 milioni di vetture immatricolate; le previsioni degli analisti, con la fine delle sanzioni, vedono una crescita di 1,6 milioni per il 2016 e la concreta possibilità di raggiungere quota 2 milioni negli anni a venire. Si tratta quindi di una opportunità praticamente imperdibile per i costruttori e tra essi c'è chi non fa mistero delle proprie mire espansionistiche.

I FRANCESI DI PSA IN PRIMA FILA – A poche ore dal primo annuncio della risoluzione sulla questione nucleare iraniana, il gruppo francese PSA ha prontamente pianificato la ripresa della produzione in terra persiana al fine di recuperare e consolidare la leadership di mercato posseduta prima dell'inizio dell'embargo. Peugeot era, ed è tuttora, il marchio straniero più venduto e per la Casa del Leone quello iraniano era, prima dell'inizio dell'embargo, il secondo mercato di riferimento dopo quello francese. Anche dopo l'inizio delle sanzioni, l'iraniana Khodro ha continuato ad assemblare nei propri stabilimenti, praticamente in kit di montaggio, modelli popolari come la Peugeot 206 e la berlina 405. Nonostante la presenza sul mercato sia ancora massiccia, la Casa parigina non ha incassato nessuna royalty sulle oltre 300.000 auto vendute dall'inizio dell'embargo. Jean Christophe Quémard, direttore PSA e responsabile per il mercato EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), ha confermato che “l'accordo di Vienna sul nucleare in Iran sarà determinante per dare una svolta al mercato interno”; Quémard ha inoltre esplicitato la volontà del Gruppo di trasferire sul territorio risorse e tecnologie per produrre in loco i più recenti modelli a marchio Peugeot, facendo così compiere al mercato iraniano un vero e proprio salto generazionale.

UNA TORTA DA SPARTIRE ANCHE CON LA CINA – Ovviamente PSA non è l'unico attore interessato all'affaire Iran. Volkswagen ha dichiarato di attendere l'evolversi della situazione per riallacciare i rapporti di partenariato con Khodro e puntare sui brand Skoda e Seat. Analogamente Renault, detentrice del 5.9% del mercato iraniano ante embargo, non nasconde le ambizioni espansionistiche e decide di puntare sul low cost offrendo un prodotto più accattivante dell'attuale Dacia Logan, attualmente venduta in Iran con il nome Tondar. Per Jerome Stoll, direttore vendite della Casa francese “è determinante comprendere la reale domanda dei consumatori iraniani e le loro attuali esigenze”. I brand occidentali dovranno però tener conto dell'avanzata silenziosa dei costruttori di auto cinesi. Durante il periodo di embargo marchi come Chery e Lifar hanno guadagnato terreno vendendo sul territorio iraniano i propri appetibili modelli a basso costo, viste le condizioni del mercato. Sicuramente alla lunga il prodotto di qualità europeo o giapponese non faticherà tanto a posizionarsi in maniera strategica nello scenario di un immediato futuro. Non è un caso se per settembre è prevista la partecipazione di una corposa delegazione di aziende automotive iraniane, capeggiate da Khodro e SAIPA, il secondo marchio del Paese, ad un seminario a Francoforte al quale parteciperanno anche i principali marchi dell'industria automobilistica tedesca.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

gomme auto 15 aprile

Gomme auto: dal 15 aprile stop ai pneumatici invernali

Test AEB furgoni: la frenata automatica non è pronta all’obbligo 2022

Auto usate e Coronavirus: -59% a marzo e il diesel recupera