Incontro Marchionne – Governo: occasione mancata per il mercato auto

Mentre le imprese italiane "stanno morendo di fisco", il settore dell'auto arranca sempre più. Ma dal vertice romano niente buone notizie

4 ottobre 2012 - 12:15

Il Presidente di Confindustria Squinzi, nei giorni scorsi ha lanciato l'ennesimo grido di allarme dichiarando che le imprese italiane “stanno morendo di fisco”. Verità sacrosanta alla quale, per completezza, è doveroso aggiungerne un'altra: anche altri italiani non imprenditori ed economicamente molto più deboli, stanno morendo di fisco.

GOVERNO INCAPACE – L'attuale governo dei “tecnici”, non eletto da nessuno, è stato rapidissimo, cinico ed inesorabile nell'introdurre svariate nuove tasse, bloccare le pensioni, aumentare all'inverosimile le accise (tasse) sui carburanti, ma si dimostra incapace, al di là degli slogan di facciata, di creare le condizioni per una reale ripresa economica. E' difficile rianimare un moribondo se la terapia seguita è sbagliata. Tanto per cambiare, uno dei settori economici ed industriali più colpiti da questi scellerati provvedimenti è quello automobilistico che peraltro dal 2008 non godeva di buona salute.

DIETROFRONT SUL PROGRAMMA “FABBRICA ITALIA” – Di fronte a questo scenario del tutto sconfortante e privo di prospettive positive, Marchionne ha fatto realisticamente marcia indietro sul programma “Fabbrica Italia” che prevedeva, a fronte di rinunce sul piano sindacale e dei contratti di lavoro, investimenti per 20 miliardi di Euro e ipotizzava entro il 2014 una produzione in Italia di 1 milione e 400 mila veicoli. Apriti cielo, allarme generale! L'ad di Fiat-Chrysler è stato subito convocato dal governo per i chiarimenti del caso. Mentre Federauto (l'associazione dei Concessionari Italiani), che più volte ha cercato di incontrare il Governo, non è stata mai più ricevuta dallo scorso maggio. A questo punto era lecito attendersi che il manager italo-canadese puntasse i piedi, come sa fare, mettesse l'attuale esecutivo anti-auto di fronte alle proprie, gravi responsabilità e ponesse sul tavolo delle trattative l'aut aut che molti degli addetti ai lavori forse auspicavano. Ma che anche il Governo mettesse il manager davanti le sue responsabilità considerato che il piano “Fabbrica Italia” era stato pensato nel 2010, quando il mercato dell'auto era già in flessione.

IL GRUPPO FIAT È UN'AZIENDA SANA (???) – Francamente lo scrivente sperava in una posizione più netta del manager di Fiat-Chrysler, contando sul fatto, non trascurabile, che Marchionne ricopre attualmente anche la carica di presidente dell'ACEA (l'associazione europea dei costruttori di auto) e potesse farsi portavoce autorevole del grido di dolore inascoltato di tutta la filiera del settore automotive che si trova, nel nostro Paese, in condizioni di estrema sofferenza. Purtroppo non è successo nulla di tutto ciò: il manager della Casa torinese ha puntualizzato che non vuole aiuti di Stato, che il Gruppo Fiat è un'azienda sana, che tuttavia lanciare nuovi modelli in periodo di grande crisi è assai rischioso, che la produzione nelle fabbriche nel territorio italiano proseguirà e sarà in gran parte destinata all'esportazione. Però ha precisato anche che bisogna cambiare il fisco per essere competitivi nell'export, sottolineando che in certi Paesi come Brasile ed altri, il Gruppo Fiat ha ricevuto grosse agevolazioni governative per produrre in loco (ma non aveva detto, in altre occasioni, che Fiat non chiedeva aiuti da nessuno??). Ad onor del vero, anche altre Case automobilistiche europee hanno delocalizzato per gli stessi motivi ed in più hanno di recente ricevuto grossi finanziamenti di Stato, in barba alle disposizioni della UE. Probabilmente sarebbe stato corretto allargare l'incontro con il Governo alle associazioni di categoria (Federauto, Anfia, Unrae) che sono sempre in prima linea, ancorché inascoltati. Insomma, un'occasione mancata per chiedere al Governo-delle-tasse un deciso cambiamento di rotta sul piano fiscale, a favore del mercato interno dell'auto, ormai alla canna del gas.

SE SOLO CI FOSSE L'AVV. AGNELLI… – In altri tempi, l'Avv. Gianni Agnelli, più elegantemente, avrebbe portato a casa ben altri risultati. Ci riferiamo, in particolare, non ai contributi statali che hanno caratterizzato altri periodi storici dell'azienda torinese ma all'ottenimento delle condizioni ideali per lo sviluppo automobilistico degli anni '60, con la nuova rete autostradale, la riduzione del prezzo dei carburanti, il ridotto carico fiscale, nonchè un approccio positivo del potere politico nei confronti della motorizzazione di massa. Eppure, i rappresentanti di altre categorie produttive del Paese (Caste?), molto meno importanti e strategici rispetto al settore auto, hanno di recente dimostrato che, anche con il Governo “del rigore”, vi sono buoni argomenti per convincerlo, con le buone o con le cattive, a scendere a patti. Marchionne ha consigliato Montezemolo di non scendere in politica: ci sembra un ottimo consiglio. Noi suggeriamo ai due top-manager di unire i loro sforzi per portare il nostro settore auto fuori dalla crisi più grave dal dopoguerra: ne hanno la capacità, la forza e gli strumenti adatti. Basta volerlo.

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