Incidenti e precedenza: non basta appellarsi all'elevata velocità

Incidenti e precedenza: non basta appellarsi all'elevata velocità La Cassazione su incidenti e precedenza di fatto: la velocità elevata non cancella le responsabilità dell'automobilista che attraversa l'incrocio

La Cassazione su incidenti e precedenza di fatto: la velocità elevata non cancella le responsabilità dell'automobilista che attraversa l'incrocio

12 Gennaio 2017 - 11:01

La Suprema Corte, IV sezione penale, con la sentenza n. 53304/16, depositata il 15.12.2016, ha chiarito i limiti del concetto di “precedenza di fatto”, richiamando i principi che devono regolare la determinazione della responsabilità negli incidenti stradali che avvengono agli incroci in cui vige un obbligo di precedenza. Il casus belli era lo scontro tra un veicolo che aveva effettuato una svolta a sinistra prendendosi la precedenza, benché avesse l'obbligo di concederla (precedenza di fatto), e un veicolo che marciava su strada privilegiata ma a velocità eccessiva. In primo grado il conducente che aveva effettuato la svolta, gravato da obbligo di dare precedenza, era stato assolto dall'imputazione di lesioni colpose, e così pure in appello. Ma gli Ermellini ora accolgono il ricorso dell'altro conducente, che a prendersi tutta la responsabilità, nonostante il diritto di precedenza, proprio non ci sta.

UN CLASSICO CASO DI PRECEDENZA “AUTO ATTRIBUITA” In giurisprudenza si usa parlare di “precedenza di fatto”, ma forse per il caso di specie sarebbe più corretto parlare di precedenza “auto attribuita”. Il conducente onerato dall'obbligo di dare precedenza infatti, aveva effettuato la sua manovra, confidando di averne tutto il tempo, ma poi il veicolo sopravveniente sulla strada privilegiata, gli si è schiantato contro. Quando qualcuno viene coinvolto in un incidente e aveva l'obbligo di dare la precedenza, la giustificazione è sempre la stessa: “se non ho visto arrivare nessuno, vuol dire che l'altro andava a velocità fortissima”. Beh, nel caso in sentenza la velocità del veicolo con diritto di precedenza doveva essere elevata davvero, se in ben due gradi di giudizio penale, l'altro conducente ne è uscito assolto dall'imputazione di lesioni colpose. La motivazione dei giudici di merito si era basata sulla velocità del conducente in transito con precedenza, ma anche sul fatto che l'imputato aveva ormai terminato la manovra e il veicolo era in asse con la strada in cui si era immesso. Per la Suprema Corte però, le cose dovevano essere indagate diversamente.

LA VERA NATURA DELLA “PRECEDENZA DI FATTO” Il ricorrente aveva proposto tre motivi di ricorso avverso la sentenza di appello, uno inerente l'errata interpretazione dell'art. 145 C.d.S., un altro inerente l'illogicità nella ricostruzione della dinamica del sinistro e un ultimo inerente l'ingiustificato rifiuto dei giudici di appello di esperire una nuova perizia tecnica. Coglie nel segno, secondo gli Ermellini, il secondo motivo, quello inerente la ricostruzione della dinamica. Secondo la Corte il ragionamento del giudice di appello “cristallizza il problema causale all'attimo dell'impatto tra i due veicoli, ma non esplora affatto i termini e l'ambito delle condotte dovute”. In particolare, viene chiarito il concetto di “precedenza di fatto”, che secondo la giurisprudenza è quella di chi compie la manovra con tanto anticipo da consentirgli di effettuare l'attraversamento senza collisioni e “senza che il conducente cui spetta la precedenza sia costretto a manovre di emergenza, o a rallentare, oltre ai limiti richiesti dalla presenza del crocevia o, addirittura, a fermarsi”(così Cass. n. 240900/09). Inoltre, chi impegna un incrocio pur essendo onerato da obbligo di precedenza “deve usare prudenza e diligenza necessarie ad eseguire in sicurezza la manovra di attraversamento, non potendo fare affidamento sul fatto che i veicoli favoriti siano a loro volta gravati dall'obbligo di rallentare in prossimità dell'incrocio, giacchè l'eccessiva velocità di questi ultimi…può rappresentare soltanto una causa concorrente dell'incidente” (Cass. n. 240899/08). Di questi consolidati principi, i giudici di merito non avevano fatto buon uso, e infatti non erano state indagate adeguatamente le condotte dei due conducenti una in rapporto all'altra, nè erano stati verificati i tempi e gli spazi di avvistamento reciproco. Non basta vedere in che posizione erano i veicoli al momento dello scontro, bisogna studiare la dinamica e quali fossero le condotte dovute da entrambi (per un approfondimento su questi principi puoi leggere questo articolo, o anche questo articolo su un ricorso fatto da chi doveva cedere la precedenza).

LA POSIZIONE DEI VEICOLI ALL'IMPATTO E' SOPRAVVALUTATA Nella mia attività professionale di avvocato che si occupa di incidenti stradali, mi è capitato molte volte di sentire i conducenti coinvolti in incidenti dare somma importanza al “punto di impatto”, con conseguente maggiore forza alle ragioni di chi veniva colpito nella parte posteriore del veicolo. E' convinzione diffusa che se l'altro veicolo ti colpisce nella parte posteriore, allora hai ragione, anche se avevi l'obbligo di dare precedenza. Ora, non voglio dire che il punto di impatto sia privo di rilevanza, perchè senz'altro ci dice qualcosa di importante sulla dinamica degli incidenti. Ma faccio sempre questo esempio: se il veicolo A ha la precedenza e il veicolo B ha l'obbligo di cederla, e il veicolo B con una sgommata degna di una partenza di F1 riesce a posizionarsi repentinamente davanti al povero conducente del veicolo A, che però non fa a tempo a frenare e tampona, di chi è la colpa? Anzi, l'idolatria del punto di impatto potrebbe finire per incoraggiare stili di guida imprudenti. Se davvero chi viene urtato nella parte posteriore ha ragione, allora tanto vale attraversare ogni incrocio mollando la frizione di colpo al massimo dei giri. Invece, come ci insegna la Corte con questa breve, ma chiarissima sentenza, la velocità elevata di chi transita con diritto di precedenza può costituire al massimo una concausa dell'incidente, ma mai può giungere a sollevare dalla responsabilità chi aveva l'obbligo di dare precedenza. Bisogna ricordarsene sempre, quando ci si avvicina a un incrocio che ci impone di dare la precedenza.

1 Commento

500L
18:20, 16 Gennaio 2017

Bella la teoria. Peccato che nella pratica, molto spesso agli incroci con strade molto trafficate, concedere la precedenza secondo i principi enunciati dalla Suprema Corte vuol dire far notte… per loro è facile, hanno l'autista e nulla sanno della guida reale.

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