Incidente stradale: la Polizia deve sentire tutti i testimoni

Incidente stradale: la Polizia deve sentire tutti i testimoni Chi fa i rilievi dopo un incidente deve acquisire le dichiarazioni di tutti i testimoni. Lo dice la Cassazione

Chi fa i rilievi dopo un incidente deve acquisire le dichiarazioni di tutti i testimoni. Lo dice la Cassazione

6 Febbraio 2015 - 11:02

In materia di incidenti stradali con testimoni, la Cassazione (sentenza 2794/15, sezione quinta penale), fissa tre regole per le forze dell'ordine, come evidenzia poliziamunicipale.it. Uno: non devono mai rifiutarsi di sentire testimoni oculari che si sono qualificati tali agli organi intervenuti sul luogo di un sinistro, anche se parenti dei coinvolti. Due: non devono lasciarsi andare a commenti o considerazioni sull'opportunità o sulla portata di queste dichiarazioni. Tre: devono riportare nella relazione di incidente le dichiarazioni integrali rilasciate dai testimoni e non escluderle a priori. Alla fine, una volta riuniti tutti gli elementi ricavandoli dai rilievi foto-planimetrici, dai veicoli coinvolti, dalle dichiarazioni delle parti, stabiliranno le possibili violazioni alle norme Codice della strada. Anche effettuando un giudizio di comparazione (giudizio tecnico) delle dichiarazioni testimoniali con gli altri elementi oggettivi raccolti. Quindi, in estrema sintesi, prima si raccolgono le testimonianze e poi si confrontano queste parole con altri elementi.

CHE COSA È SUCCESSO – La Cassazione conferma infatti la decisione di condanna della Corte d'appello di Milano: è colpevole del reato di falso ideologico un agente di Polizia municipale che scriveva nella relazione d'incidente: “Fra gli astanti non venivano reperiti testi oculari”. L'errore è qui: l'agente ha escluso le dichiarazioni di un testimone oculare che si era qualificato come tale e che dichiarava di avere assistito alla dinamica dell'incidente. Il reato previsto e punito dall'articolo 479 del Codice penale è chiaro: “Il pubblico ufficiale che, ricevendo o formando un atto nell'esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell'articolo 476”.

LA DIFESA DELL'AGENTE – La difesa d'appello dell'agente? Il testimone era parente del coinvolto nel sinistro (un cugino): quindi, un testimone non attendibile. La pattuglia giunta sul luogo dell'incidente per effettuare i rilievi, aveva appreso che uno dei coinvolti era stato trasportato in ospedale. Sul posto era presente il cugino di questi, che dichiarava di avere assistito all'incidente e l'altro coinvolto. L'operatore di Polizia municipale sentiva l'altro coinvolto; ma poi congedava il teste affermando che, essendo questi parente dell'infortunato, non sarebbe stato ritenuto attendibile.

DA ASCOLTARE COMUNQUE – In realtà, dice la Cassazione, effettuare un giudizio sull'inidoneità a testimoniare in relazione a un vincolo familiare (come già dichiarato dalla Corte costituzionale) non può essere legittimo: l'esclusione del valore probatorio di tale testimonianza non può essere basata su criteri di pura probabilità e di ipotetico sospetto di non sincerità. Ossia: il cugino del coinvolto nel sinistro va sentito e tenuto in considerazione. Non si può pensare che dica il falso per avvantaggiare il parente. Così ha già stabilito in passato la Cassazione: sentenze 11635/1997, 4532/2004, 1109/2006. Il rapporto di parentela implica di per sé un interesse esclusivamente affettivo e, come tale, irrilevante per il diritto. Ed ecco un secondo passaggio chiave della sentenza della Cassazione. C'è il dolo per l'agente che non ha sentito il testimone parente dell'uomo coinvolto nel sinistro. Non si tratta di una semplice leggerezza dell'agente: l'imputato, per mestiere, rilevava incidenti stradali e la nozione di testimone oculare costituiva un profilo oltre modo noto e niente affatto complesso per chi svolge tale attività. L'imputato non era nemmeno “alle prime armi” in quanto aveva una lunga esperienza di pattuglia.

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