Incidente mortale Salini: a 200 km/h qualsiasi strada è pericolosa

Una consulenza chiesta dal Pm svela la velocità della Porsche 911 al momento di schiantarsi contro un albero. Però la strada era imperfetta

1 dicembre 2015 - 10:00

La velocità elevatissima: è questa la causa principale del sinistro in cui è morto Claudio Salini alla guida della sua Porsche 911 la notte del 31 agosto 2015 sulla Cristoforo Colombo, a Roma. L'auto si è accartocciata su un albero dopo aver sbandato, complice anche un avvallamento del manto stradale. Ecco le conclusioni della consulenza dell'ingegner Mario Scipione sulla dinamica della carambola, come riporta ilcorriere.it: l'esperto ha invece escluso il sabotaggio dei freni e della centralina della vettura che s'è schiantata a un paio di metri d'altezza da terra, sulla pianta: con una velocità più bassa, Salini non avrebbe perso il controllo del veicolo. Sulla configurazione di eventuali responsabilità penali da parte di Liguori peserà anche la considerazione che le strade cittadine non sono adatte alle alte velocità, comunque sia. A 200 km/h i rischi di incidente in città sono enormi. E non è escluso che presto proceda alla richiesta di archiviazione dell'indagine. La relazione è ora all'esame del pubblico ministero Alberto Liguori.

PERICOLI MORTALI – Va da sé che “volare” a 200 all'ora in città, quale che sia il limite (50 o massimo 70 su strade ad alto scorrimento), quale che sia il traffico, quale che sia la vettura (anche le macchina ultra-performanti) è pericolosissimo per gli altri utenti della strada e per se stessi. Le cose peggiorano se l'asfalto è imperfetto o se addirittura c'è un avvallamento il quale è pur sempre insidioso, ma non sino a far decollare la vettura se questa rispetta il limite di velocità. 

QUALCHE MISTERO – Rimane da chiarire il motivo per cui l'imprenditore andava a una velocità così sostenuta. Finora dalle indagini però non sono emersi elementi che facciano pensare a un inseguimento. Tutte ipotesi formulate nella prima fase dell'inchiesta per le minacce di morte subite (e denunciate) dall'imprenditore con un ruolo importante nel panorama delle costruzioni di grandi opere. Salini era, infatti, amministratore delegato del gruppo Ics e cugino di Pietro Salini, a sua volta ad di Impregilo. Cariche che lo avevano fatto finire nel mirino di tre campani, arrestati dopo aver tentato di estorcergli senza successo 1.800.000 euro.

UNA PROVA MOLTO AZZARDATA? – Chissà, forse Salini quella notte, appena rientrato a Roma dopo le vacanze con la famiglia in Sardegna, voleva provare il bolide e gustarsi i cavalli del propulsore favoloso della costosissima Porsche. Ma chiunque abbia mai guidato nei dintorni di Roma sa che il manto stradale presenta avvallamenti dovuti alle radici dei pini marittimi (che sono sempre in superficie): andare a 200 km sulle strade romane è una pazzia. Il brivido della velocità è costato carissimo, ancora una volta.

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