GM ammette consumi irregolari negli USA ma respinge le accuse in Europa
Etichette mendaci inguaiano General Motors negli USA, i dati sui consumi non sono reali. In Europa continua la strenua difesa di Opel, siamo puliti
Etichette mendaci inguaiano General Motors negli USA
Etichette mendaci inguaiano General Motors negli USA, i dati sui consumi non sono reali. In Europa continua la strenua difesa di Opel, siamo puliti
Guai per General Motors, la Casa automobilistica si impantana con le dichiarazioni sui consumi di tre popolari Suv per il mercato USA e ammette una “svista”, la quale, come abbiamo ormai bene imparato, potrà costare cara al costruttore di Detroit. Le vetrofanie informative in concessionaria riportano dati sui consumi difformi da quelli reali e 60 mila auto diventano invendibili, ma le ombre si allungano su 2 milioni di vetture.
VENDITE FERME PER 60 MILA AUTO General Motors si vede costretta a sospendere le vendite per tre modelli di Suv venduti negli Stati Uniti; si tratta della Chevrolet Traverse, della GMC Acadia e della Buick Enclave, per le quali il costruttore ha ammesso di aver prodotto delle etichette autoadesive indicanti consumi di carburante più bassi rispetto a quelli reali. La difformità sarebbe quantificabile in una o due miglia per gallone in meno rispetto al consumo effettivo. Quella che potrebbe sembrare una leggerezza in realtà si traduce rapidamente in un danno economico non indifferente; per ben 60 mila esemplari dei tre modelli sono stati bloccate le vendite, ai mancati guadagni si sommerà, con molta probabilmente, una multa da parte delle Autorità federali (Leggi General Motor e la multa da 900 milioni di dollari). GM ha comunicato di stare provvedendo alla ristampa delle etichette corrette e che in tempi brevi le recapiterà alla rete vendita per poter così sbloccare le auto fuori norma.

DUBBI SU 2 MILIONI DI VETTURE La vicenda nel quale si trova coinvolta General Motors riporta alla mente il caso delle coreane Hyundai e Kia, le quali, proprio per un caso analogo di stickers con percorrenze “ottimistiche”, ricevettero una sonora batosta, vedendosi costrette ad accettare il pagamento di una multa da 350 milioni di dollari e di un risarcimento a vita (dell'auto) ai proprietari ingannati dalle etichette mendaci (Leggi la vicenda degli adesivi di Kia e Hyundai in USA). In quel caso le vetture coinvolte, tra USA e Canada, furono 1.3 milioni, una cifra che potrebbe essere ampiamente superata dall'evoluzione del caso GM. La storica associazione di consumatori Consumer Reports ha lanciato un sasso nello stagno del dubbio, il quale rischia di trasformarsi in uno tsunami per la Casa costruttrice. Per l'associazione avrebbe poco senso rimettere a norma soltanto le 60 mila vetture da immatricolare. Anche le auto vendute negli anni precedenti, prodotte con la stessa piattaforma e con lo stesso propulsore andrebbero richiamate, aggravando di contro la posizione del costruttore. Una stima fatta da Consumer Report parla di circa 2 milioni di vetture, includendo a ritroso negli anni e considerando le auto prodotte e vendute a partire dal 2007.
NEGLI USA A CAPO CHINO, IN EUROPA STRENUA DIFESA In merito al proposito e al velato invito a indagare lanciato da Consumer Report non si è ancora pronunciata l'EPA, ma una risposta non tarderà ad arrivare. Se oltreoceano General Motors ha dovuto ammettere la mancanza, rischiando anche che la vicenda si concluda in maniera “pesante”, in Europa il costruttore ha preso una posizione ferma, respingendo qualsiasi accusa riguardante la manipolazione delle emissioni inquinanti (Leggi la UE interroga Opel sulle emissioni). Opel è stata accusata nei giorni scorsi da una cordata di media tedeschi, tra i quali si sono schierati Spiegel e ARD, di utilizzare un software per alterare, in sede di verifica, i valori di emissioni inquinanti dei propri propulsori diesel. Il presidente del brand GM, Karl Thomas Neumann ha risposto con fermezza: “noi di Opel non impieghiamo alcun software illegale, le conclusioni (dei media accusatori) sono sbagliate e basate su semplificazioni fuorvianti e false interpretazioni di come funziona un moderno sistema di controllo delle emissioni di un motore diesel”. La Casa tedesca ha già collaborato con KBA, la motorizzazione tedesca, per la verifica dei propri propulsori e si dichiara aperta e disponibile a ulteriori controlli da parte delle autorità.