Gli 8 momenti più importanti della carriera di Marchionne

Gli ultimi 15 anni trascorsi in Fiat ed FCA tra successi e critiche. Riassumiamo gli 8 momenti più importanti della carriera di Sergio Marchionne

24 luglio 2018 - 20:00

Sergio Marchionne arriva in Fiat nel 2004 in uno dei periodi più cupi per l'azienda torinese, soprattutto sul piano finanziario. Il clima è pesante, l'azienda perde oltre 2 milioni di euro al giorno ed è sorretta dalle banche. L'alleanza con General Motors, risalente al 2000, non ha dato i risultati sperati e i vertici Fiat cercano di uscire dall'accordo con il minimo danno. Gli AD del Gruppo si susseguono a ritmo serrato e questo è un brutto segnale. Nel gennaio 2003 muore Gianni Agnelli sostituito alla presidenza dal fratello Umberto che viene a mancare l'anno successivo.  Ai vertici del Gruppo vengono nominati presidente Luca Cordero di Montezemolo, vicepresidente John Elkann ed amministratore delegato Sergio Marchionne un manager italo-canadese con  brillanti trascorsi nel settore finanziario in Canada, USA e Svizzera. Gli anni che seguono hanno tracciato il futuro del gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA) non senza sacrifici e critiche ma anche mosse strategiche che hanno salvato la Fiat e noi vogliamo ripercorrere gli 8 momenti più importanti della carriera di Marchionne.

1. L'ACQUISIZIONE DI CHRYSLER Fin dall'inizio tutti capiscono che si tratta di un manager preparato, assolutamente controcorrente e fuori dal coro: antidivo, molto diretto e di poche parole con il suo inseparabile maglioncino nero diventato  il suo distintivo. Marchionne avvia un profondo processo di risanamento dei conti con riduzione dei costi e cessioni di rami d'azienda ritenuti non più strategici (assicurazioni, avio, ecc.), ritornando nel 2005 all'utile netto per il Gruppo. Il sodalizio con GM viene chiuso  con un utile di 1,55 miliardi per il Lingotto. Senza alcun dubbio la principale mossa vincente di Sergio Marchionne è stata in assoluto l'acquisizione di Chrysler Group nel 2009. L'azienda del Pentastar fra le Big Three è quella che più ha risentito della profonda crisi economica che nel 2008 ha avuto origine negli USA per poi investire tutto il mondo. Chrysler è sull'orlo del fallimento e il governo Obama decide di sostenere finanziariamente con 8 miliardi di dollari un'alleanza con un partner motivato e credibile. Il 10 giugno 2009 Fiat Group e Chrysler Group ufficializzano di aver firmato un accordo che consente l'acquisizione da parte di Fiat del 20% del gruppo americano con previsione di arrivare progressivamente al 35% e al 51% quando sarà rimborsato il finanziamento pubblico americano. Il 1° gennaio 2014 Fiat Group completa l'acquisizione di Chrysler acquisendo il rimanente 41,5% dal Fondo Veba (di proprietà del sindacato metalmeccanico Uaw) salendo al 100%. L'accordo prevede ampie sinergie tecnologiche fra i due gruppi e l'utilizzo reciproco delle reti commerciali per la vendita dei propri modelli. Nel 2014 l'acquisizione di Chrysler diventa totale e il gruppo viene denominato FCA.

2. NUOVO TENTATIVO CON GM Nei giorni successivi all'accordo con Chrysler, l'AD di Fiat Group inizia trattative con i sindacati ed il governo tedeschi per una fusione con Opel (dal 1929 facente parte del gruppo statunitense General Motors ma poi ceduta al gruppo PSA nel 2017). Il sogno di Marchionne è quello di creare, questa volta in una posizione dominante, un mega-gruppo con forti sinergie tecnologiche  in grado di produrre 6 milioni di vetture all'anno. Nonostante gli iniziali segnali positivi e il benestare del Governo tedesco, la trattativa non va in porto per la decisa opposizione di Mary Barra, AD di GM. La vendita di Opel è comunque solo rinviata al 2017 quando il marchio tedesco sarà acquistato dalla francese PSA (Peugeot-Citroen). Il gruppo diventa in tal modo il secondo costruttore di auto in Europa dopo VW.

3. IL MIRACOLO FIAT 500 Senza ombra di dubbio la nuova Fiat 500 rappresenta il fiore all'occhiello fra i modelli nati durante la gestione Marchionne. Il progetto di base nasce dal ConceptTrepiùno presentato al Salone di Ginevra del 2004. L'auto definitiva viene  presentata a Torino con spettacolare scenografia il 4 luglio 2007, con 100 mila spettatori, 6000 ospiti VIP e una diretta televisiva. La linea della nuova 500 è particolarmente riuscita: si ispira, con dimensioni nettamente maggiori e in chiave moderna alla storica e tutt'ora amata 500 del 1957. Il posizionamento della nuova auto non è quello di utilitaria economica e spartana ma come una city car elegante, ben rifinita e soprattutto modaiola.  Inutile dire, a distanza di 11 anni, che il successo di vendite è stato grande a livello mondiale. Dalla nuova 500 sono nate in seguito altre versioni (500 L, 500X,  Abarth, ecc.) tali da rendere più completa la gamma.

4. LE NUOVE ALFA Marchionne ha creduto nel futuro del marchio Alfa Romeo (leggi qui il piano anticipato per la Fiat in Europa dopo il 2018) ed ha puntato in alto con prodotti d'eccellenza come Giulia e Stelvio senza dimenticare l'accattivante sportiva 4C, brillante biglietto da visita della tecnologia italiana. Le nuove Alfa sono auto raffinate e prestazionali che non hanno nulla da invidiare alla migliore concorrenza estera negli stessi segmenti. Certo sono auto premium dal prezzo non indifferente  e per questo andrebbero affiancati da un modello entry level più abbordabile.

5. IL RITORNO NEGLI USA Nel 2009 Fiat Group viene riconosciuta leader di sostenibilità, ed entra negli indici Dow Jones Sustainability (DJSI) World e Dow Jones Sustainability STOXX, i più prestigiosi indici borsistici ai quali accedono solo le società giudicate migliori per la gestione dei propri affari secondo criteri di sostenibilità ambientale. Logica conseguenza della fusione con Chrysler è il ritorno nel 2010 sul mercato nord americano del marchio FIAT dopo 27 anni di assenza. Il modello prescelto è la nuova 500,( Auto dell'anno nel 2008), prodotta in versione USA nella fabbrica Chrysler di Toluca in Messico. Marchionne, pur esprimendo più volte il suo scetticismo sull'auto elettrica, delibera, nel rispetto degli accordi con l'ambientalista Obama, anche la produzione e la vendita in Nord America della 500 elettrica con una perdita netta di 10 mila dollari a vettura. Più recente il ritorno negli USA del marchio Alfa Romeo con Giulia e Stelvio.

6. LA FERRARI Nell'ottobre 2014 Sergio Marchionne assume ad interim  la presidenza della Ferrari e la carica di AD in sostituzione di Luca Cordero di Montezemolo. La gestione del team di F1 necessita di un rinnovamento per tornare ai vertici e rendere possibile la conquista del titolo mondiale. Anche in questo caso Marchionne adotta scelte coraggiose e pone la massima fiducia nei tecnici italiani, messi un po' in disparte negli anni precedenti. I risultati degli ultimi anni gli danno ampiamente ragione. L'interesse per la F1 si è inoltre allargato di recente anche al marchio Alfa Romeo in pieno rilancio commerciale, concretizzatosi con il nuovo team Sauber- Alfa Romeo presentato da Marchionne alla stampa mondiale ad Arese nel dicembre scorso. John Elkann e Louis Camilleri sono rispettivamente presidente e AD di Ferrari da luglio 2018.

7. IL CASO LANCIA Fra gli addebiti sollevati a Marchionne da certa stampa e buona parte dell'opinione pubblica nazionale vi è anche la decisione di far lentamente morire il glorioso marchio Lancia, appartenente al gruppo Fiat dal 1969. Indubbiamente si tratta di una scelta dolorosa e in apparenza sbagliata se si considera l'eccellenza tecnologica, qualitativa e gli straordinari successi sportivi del marchio torinese, questi ultimi ottenuti in tempi più recenti (vedi Mondiali Rally vinti con le mitiche Stratos, Delta integrale, ecc.) rispetto a quelli conseguiti da Alfa Romeo. In realtà il declino commerciale e di immagine della Lancia è iniziato molto prima dell'era Marchionne a causa delle eccessive e poco gradite “sinergie” con i modelli Fiat. Di fatto, da vari anni, le Lancia erano solo delle Fiat imbellettate e tale scelta non poteva essere accettata dalla potenziale clientela. A ciò si aggiunga che gli ultimi tentativi di restare nel segmento premium e rinnovare il successo della Thema si rivelano fallimentari. I modelli K e Thesis non sono all'altezza della migliore concorrenza estera ed ottengono scarso successo così come le successive Thema e Flavia di origine Chrysler. Dunque Marchionne eredita una situazione già ampiamente deteriorata e ha dovuto fare delle scelte, decidendo il rilancio, con grandi investimenti, del marchio Alfa Romeo più famoso a livello mondiale rispetto a Lancia.

8. LE ACCUSE INFONDATE DEI DETRATTORI I detrattori di  Sergio Marchionne non gli perdonano, fra l'altro,di aver spostato le sedi legali e fiscali di FCA in Gran Bretagna e in Olanda, Paesi più affidabili e competitivi sotto tali aspetti. D'altra parte FCA è uscita da Confindustria nel 2012 ed è una multinazionale a tutti gli effetti. Anche i rapporti con i sindacati non sono mai stati idilliaci, specie dopo la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, ritenuto ancor prima dell'era Marchionne, non profittevole dal punto di vista logistico e produttivo. Ad un esame superficiale le scelte di Marchionne riguardanti le fabbriche italiane si prestano a critiche per non aver tutelato a sufficienza i nostri lavoratori, tra i più qualificati al mondo nel settore automotive. Tuttavia, a ben vedere, non vi è stata alcuna delocalizzazione, anzi la produzione della Jeep Renegade avviene in Italia. Lo stabilimento FCA di Pomigliano è ora tra i più moderni ed efficienti d'Europa. In passato era tra i peggiori al mondo afflitto da assenteismo cronico, scioperi e sabotaggi. Noi siamo convinti che certe scelte fossero inevitabili alla luce del nuovo assetto societario, della concorrenza mondiale e del poco competitivo contesto fiscale e burocratico in cui è costretta ad operare l'industria nazionale.

IL SUCCESSORE BRITANNICO DI MARCHIONNE La situazione clinica di Sergio Marchionne,  definita “irreversibile”, ha costretto il Consiglio di Amministrazione dell' azienda a nominare con urgenza il suo successore alla guida di FCA nella persona dell'inglese Mike Manley, già AD di Jeep. Manley, prevalendo sul favorito Alfredo Altavilla (poi dimissionario), assumerà anche la responsabilità dell'area NAFTA (USA, Canada, Messico).

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