Furti di ricambi: attenti ai ladri di pastiglie dei freni

Un episodio singolare avvenuto in questi giorni ai danni di una Fiat 500 dimostra che non c'è nulla che non possa interessare ai topi d'auto. Assurdo

29 aprile 2015 - 16:26

Una vettura viene ritrovata senza le ruote. O meglio: appoggiata sulle ruote. Purtroppo non c'è nulla di strano: scoperte del genere ne accadono da quando esiste la motorizzazione di massa. Il fatto strano è che la vettura in questione, una Fiat 500 (leggi la prova su strada della 500 TwinAir), sia stata trovata nei pressi di un Commissariato di polizia a Forte dei Marmi mancante delle pastiglie dei freni.

UN'AUTO TROVATA IN STRADA SENZA LE PASTIGLIE DEI FRENI: ASSURDO – Il fatto, in sé, ha dell'incredibile. Ed è proprio l'entità dell'episodio che fa sorgere una serie di domande, rivolte più a chiedersi se il furto sia stato commesso per motivi di discutibile utilità, oppure se – appunto – possa essersi trattato di un dispetto, perché il furto delle pastiglie freno ha proprio del clamoroso. Oltre che dell'inedito: una “nuova frontiera” del furto? E a chi potrebbe fare gola un set di pastiglie peraltro in parte usurate perché asportate da una vettura già in circolazione, e che in ogni caso possono essere acquistate nuove a 60 – 70 euro? Il furto appare incredibile, ed è per questo che potrebbe essersi trattato di una ripicca. Tuttavia, in questo caso, l'autore del gesto avrebbe potuto benissimo “limitarsi” a danneggiare la carrozzeria; allo stesso modo, è meno probabile l'ipotesi dello scherzo, perché le ruote della Fiat 500 c'erano: reggevano la vettura – nell'immagine sotto –  (tanto che lo sfortunato proprietario ha lamentato il danneggiamento di un cerchio in lega). D'altro canto, è vero che sottrarre le pastiglie dei freni, per di più in piena notte, da una vettura parcheggiata in strada non è un'operazione semplicissima: occorre sollevare la vettura, smontare la ruota, togliere la pinza (con delicatezza!) levando i due fermi spingendoli all'esterno della propria sede, ecc. Vogliamo considerare, per una “mano” esperta, almeno una decina di minuti? Le ipotesi, dunque, ci sono tutte: furto bello e buono, scherzo o dispetto. Starà agli investigatori stabilire il motivo che ha portato a questo clamoroso furto, ai quali questi episodi non risultano affatto nuovi.

UN FENOMENO CHE NON TRAMONTA – Va tuttavia considerato, lasciando da parte le supposizioni, che il fatto in sé conferma un andazzo che negli ultimi anni, complice la crisi economica, è purtroppo tornato a colpire duro: i furti che interessano le parti del veicolo. Sottrazioni che il più delle volte finiscono in un mercato nero del ricambio, e che alimentano il giro d'affari di personaggi senza scrupoli. Ecco alcuni degli episodi avvenuti negli ultimi mesi: ad aprile, a Napoli, i carabinieri hanno pizzicato un “giro” di ricambi che provenivano da una quarantina di vetture (principalmente Fiat 600 e Fiat Panda) “ripulite” delle parti buone che venivano inviate al mercato clandestino dei ricambi. Lo scorso dicembre, in alcune zone dell'Alto Milanese, venne registrata una vera e propria ecatombe di furti (che aveva come bersaglio principale proprio la Fiat 500) relativi, fra gli altri, ad airbag (socpri come è fatto un aibag)e cinture di sicurezza. In quell'occasione, era stato scoperto che i “ladri 2.0” – cioè professionisti del furto mediante strumenti hi-tech – si appropriavano delle vetture attraverso lo “Jammer”, cioè uno strumento che blocca il segnale satellitare che viene lanciato dall'antifurto e, insieme a un duplicatore digitale, clona in pochi secondi la chiave d'avviamento. Più di recente, in provincia di Roma, il magazzino di un'officina di autoriparazione è stato completamente svuotato, con l'obiettivo di piazzare i ricambi (13.000 euro il valore della merce trafugata) sul mercato nero dell'aftermarket.

FURTO DI RICAMBI: NON C'E' NIENTE DI NUOVO – Questi, soltanto per citare alcuni episodi avvenuti negli ultimi mesi. Vicende che purtroppo non hanno niente di nuovo, visto che dai tempi del “boom” della motorizzazione in Italia (tra la fine degli anni 50 e l'inizio degli anni 60) il furto di auto per il recupero delle parti “buone”, o lo scasso delle porte per lo stesso motivo, è uno dei reati più commessi dai “soliti ignoti”, che dimostrano anche di adeguarsi ai tempi. Un classico sono i sedili rubati dalle utilitarie e il volante, così come nei decenni passati le autoradio facevano particolarmente gola. In tempi più recenti, il carburante continua ad essere gettonato (come? Non potendo più rubare la benzina attraverso il bocchettone perché ormai tutti sono provvisti di chiave, si taglia tout court e  senza troppi riguardi la tubazioneche manda il carburante al motore), mentre si fa strada il furto dellemarmitte catalitiche, non soltanto dai depositi di autodemolizione, ma anche direttamente dalle vetture parcheggiate. Per farne che cosa? Ovviamente, per estrarne i metalli preziosi che contengono, principalmente platino, ma anche palladio e iridio, meno preziosi, ma sempre appetibili, soprattutto se la marmitta è… a costo zero. Questa attività è andata aumentando negli ultimi anni data la maggiore presenza anche in Italia di aziende che lavorano i sistemi di scarico.

COME DIFENDERSI – Questa domanda è… vecchia quanto l'auto. Gli antifurto servono fino a un certo punto, come viene dimostrato dallo sviluppo di sistemi elettronici (reperibili anche sul Web a poco prezzo) in grado di neutralizzarne il segnale. E chi non dispone di un garage dove lasciare la propria auto? Una soluzione potrebbe consistere nell'identificazione delle varie parti dell'autoveicolo attraverso sistemi che riportano i codici dell'auto, come da tempo propone la società australiana dDot con la tecnologia “DNA”. Si tratta di microdischi nei quali vengono indicati i dati essenziali della vettura, e che possono essere applicati (a migliaia, secodno l'azienda) su ogni zona dell'auto. In caso di furto e ritrovamento, grazie a una lampada a luce ultravioletta che agisce sullo speciale adesivo dei microdischi (vedi immagine), le forze di polizia possono visualizzare quanto riportato nei dischetti in modo da risalire al proprietario.

1 commento

Mario
13:02, 30 aprile 2015

Io ho ovviato queste brutte sorprese installando il localizzatore gps Carlock. Si attacca alla presa della diagnosi dell'auto e scarichi l'app sul telefono. Se qualcuno urta l'auto, apre la porta, mette in moto oppure smonta il dispositivo, ti arriva una notifica sul telefono. Io ne sono rimasto soddisfatto. Provatelo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Incendi veicoli elettrici a Londra: +300% nel 2021

Sciopero 25 febbraio 2022 metro bus

Fermata autobus: regole per veicoli e pedoni

Gli italiani fanno meno km degli altri automobilisti in Europa