Diffusione auto elettriche nell'UE, ACEA: a rischio il 60% dell'occupazione

Il passaggio alle auto elettriche rischia di essere un trauma per l'Europa: a richio migliaia di posti di lavoro tra produzione e indotto

7 settembre 2018 - 11:00

Il passaggio al quale il mondo dell'automotive si sta preparando, cioè dalla realizzazione di motori termici (a benzina o diesel) verso “ecologicamente corrette” unità elettriche, rischia di avere conseguenze decisamente negative, almeno sul comparto occupazionale. A lanciare l'allarme è stata l'ACEA, l'associazione europea che racchiude l'industria manifatturiera automobilistica – a margine della votazione prevista la prossima settimana del Parlamento Europeo che detterà i futuri paletti in tema di emissioni inquinanti.

COLPA DEI “SEMPLICI” MOTORI EV La recriminazione dell'ACEA risiede nel fatto che gli standard sempre più severi in tema di emissioni inquinanti richiesti dalla politica europea, costringeranno i costruttori di automobili ad investire su vetture a zero emissioni, elettriche. Fin qui nulla di male, anzi, si tratta senz'altro di un trend positivo per quello che sarà il futuro dell'aria che respireremo, con conseguenze che rischiano di essere ben altre. Già, questo perché è stato dimostrato come la realizzazione e successiva manutenzione di auto elettriche, nella fattispecie per quel che concerne motore e trasmissione, chiami in causa una forza lavoro esigua, incapace di reggere il confronto con il personale richiesto invece dalla gestione di un motore termico tradizionale. Responsabilità che ritroviamo nell'estrema semplicità costruttiva e meccanica dei powertrain a batteria. I paletti sempre più severi imposti dall'UE in fatto di emissioni di CO2 imporrano quindi una riduzione degli inquinanti di un ulteriore 30% entro il 2030 ed è ovvio: i colossi dell'auto risponderanno proprio con un bombardamento di auto elettriche o quantomeno ibride.

UNA CORSA MOTIVATA Ma anche i gusti della clientela sono tra i protagonisti fondamentali del cambiamento che si sta imponendo ai produttori di auto. Gli automobilisti europei stanno inesorabilmente divorziando dai motori diesel, nonostante questi siano meno inquinanti dei “colleghi a benzina”. Una separazione non troppo consensuale frutto da una parte degli scandali vissuti negli ultimi anni da questo tipo di alimentazione (Dieselgate ndr), e dall'altra dalla guerra dichiarata da molte città europee proprio al gasolio. Senza dimenticare come il segmento che sta prevalendo su tutti sia quello di SUV e crossover, più pesanti e inquinanti di berline o hatchback. Tra l'altro, la recente introduzione del ciclo di misurazione dei consumi WLTP ha sparigliato ulteriormente le carte in tavola. Un sistema più realistico e al rialzo quindi rispetto al vecchio NEDC che rivela come i fatidici 95g di CO2 per chilometro, siano per molti modelli di auto molto più lontani “oggi” di quanto fossero “ieri”.

I RISCHI CONCRETI Ma è la stessa ACEA a fornire qualche numero proprio per comprendere meglio la complessità, ma soprattutto i rischi che rischiamo di correre. Le conseguenze maggiori arriverebbero proprio cin vista delle nuove norme, dal 2030, quando il comparto automobilistico potrebbe perdere quasi 17 mila posto di lavoro. Quello dell'ACEA suona quasi come un atto d'accusa all'UE, rea di non aver ancora chiarito le previsioni future in fatto di occupazione. La conversione massiccia ai veicoli elettrici avrebbe quindi come conseguenza maggiore la drastica riduzione degli operai addetti tradizionalmente alla realizzazione di propulsori termici, ma anche tra quelli impiegati nella produzione, manutenzione o ai ricambi. Un taglio che potrebbe toccare il 60% degli occupati e che secondo un rapporto realizzato da Daimler potrebbe incidere in modo anche peggiore, con una forza lavoro necessaria a gestire il comparto elettrico inferiore tra l'80 e il 90%.

A RISCHIO ANCHE L'AFTERMARKET Un passaggio che dovrebbe avvenire in maniera più graduale quindi? Parrebbe di sì. E a dar credito alle preoccupazioni dell'ACEA ci sono anche le parole di Olaf Musshof, direttore di Automechanika – il più importante “salone” dedicato al mondo del cosiddetto “aftermarket”. Intervistato da SicurAUTO è stato proprio Musshof ad affermare come nei prossimi anni assisteremo a rapidissimi cambiamenti proprio con il capitolo elettrificazione a dettare legge. Sarà quindi fondamentale la formazione dei meccanici e degli addetti alle officine, da adeguare alle auto e alle esigenze che verranno – con l'imperativo di prepararci oggi per ridurre il rischio di spiacevoli conseguenze nel prossimo decennio. Il mercato dovrà adeguare le competenze e i servizi rivolti alla prossima generazione di clienti, sempre più green e a “emissioni zero”.

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