Dieslegate Volkswagen. Muller: impensabile rimborso in Europa

L'AD Volkswagen tiene duro al pressing dell'Europa sui rimborsi ai clienti come negli USA e spiega che la Casa rischierebbe di fallire

5 luglio 2016 - 11:09

La politica di Volkswagen sui rimborsi promessi ai consumatori negli USA è stata messa in discussione dalla stampa, che ha chiamato in causa direttamente l'AD Matthias Müller. L'azienda ha spiegato che i fondi saranno messi a dura prova già per chiudere il dieselgate negli USA e che un'altra batosta metterebbe il brand in condizioni di chiudere, ma in Europa i consumatori cominciano a sentirsi discriminati.

LA STORIA DEI RIMBORSI Volkswagen ha dichiarato a più riprese di voler rimborsare i clienti americani che hanno acquistato auto che poi si sono rivelate essere “fallate”, con defeat device istallato. Inizialmente il rimborso previsto per singolo proprietario si sarebbe attestato su un migliaio di dollari, saliti poi fino a quota 5 mila (leggi del rimborso di 5 mila dollari atteso dai clienti USA di VW), ma in ultima istanza si è previsto un tetto massimo arrivato fino a quota 7 mila dollari (leggi dei rimborsi Volkswagen possibili negli USA, dai 1.000 ai 7.000 dollari): non tutti avranno accesso a questa cifra, solo i proprietari che soddisferanno determinati requisiti, ma la media stimata per singoli rimborsi resta comunque di 5 mila dollari.

IN EUROPA? NEIN! Pare ovvia e scontata una rimostranza da parte di tutti i clienti europei, che oltre al danno hanno subito anche la beffa di vedere i corrispettivi consumatori americani rimborsati di una certa percentuale, soldi che in Europa non verranno stanziati. A dichiarare che il Vecchio Continente non verrà interessato dalla politica di rientro monetario è stato lo stesso Amministratore Delegato di Volkswagen, Matthias Müller, che ha sottolineato al quotidiano tedesco Die Welt come “non c'è bisogno di un matematico per capire che un rimborso danni di questo tipo schiaccerebbe Volkswagen”, facendo riferimento ai già previsti 14.7 miliardi di dollari da sborsare per risolvere il dieselgate negli USA.

CONSUMATORI DIFFERENTI Che i cittadini europei si sentano discriminati da questa manovra potrebbe essere una diretta conseguenza della politica preferenziale di VW, che sebbene guardi agli USA come mercato da “tranquillizzare” e dal quale è partito lo stesso scandalo non dovrebbe tralasciare il parco circolante in Europa: così come le auto sono state acquistate dagli americani lo sono state anche dagli abitanti del Vecchio Continente, con gli stessi soldi e con gli stessi diritti di avere nelle proprie mani un prodotto che rispecchi in toto le caratteristiche valutate in fasi di trattativa. Questa potrebbe essere un'ulteriore mina caricata sotto i pilastri dell'immagine del brand, che già vacilla da quando è scoppiato lo scandalo dieselgate e che potrebbe implodere dopo notizie di questo calibro.

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