Dieselgate VW: pronta la modifica del 3.0 TDI che non sarà solo software

Una soluzione efficace per il 3.0 V6 TDI salverebbe Volkswagen dall'ennesima batosta economica, ma il grosso dello scandalo è ancora da quantificare

 
Dieselgate VW: pronta la modifica del 3.0 TDI che non sarà solo software Una soluzione efficace per il 3.0 V6 TDI salverebbe Volkswagen dall'ennesima batosta economica

Una soluzione efficace per il 3.0 V6 TDI salverebbe Volkswagen dall'ennesima batosta economica, ma il grosso dello scandalo è ancora da quantificare

11 Maggio 2016 - 07:05

Epilogo in vista per un'altra motorizzazione VW travolta dal ciclone delle emissioni truccate. Questa volta è il turno del V6 3.0 litri TDI, il propulsore che il Gruppo tedesco ha destinato ai modelli premium dei propri brand. La soluzione tecnica studiata per rimettere in ordine il sei cilindri potrebbe risparmiare alle casse di Wolfsburg l'ennesimo salasso.

SOLUZIONE RAPIDA ED EFFICACE SUL V6 Una fonte anonima e vicina alla Casa di Wolfsburg ha lasciato traperlare la notizia del raggiungimento di un fix soddisfacente per le motorizzazioni 3.0 TDI a sei cilindri. Secondo l'indiscrezione, riportata dai colleghi del magazine Autonews, la soluzione proposta dai tecnici Volkswagen sembrerebbe essere gradita dalle inflessibili autorità nord americane, alle quali si deve il coinvolgimento di questo propulsore nel Dieselgate (VW ha sospeso 2 ingegneri per i trucchi sul V6). La soluzione, secondo la notizia diffusa, prevede, oltre ad un indispensabile aggiornamento software sviluppato ad hoc, anche l'installazione di un nuovo convertitore catalitico. Secondo la Casa il sistema antinquinamento “taroccato” è diverso da quello adottato sul 2.0 litri; questo avrebbe quindi permesso di giungere ad una soluzione rapida e, si spera, risolutiva per il V6, esito che invece sembra arduo da raggiungere per la Passat.

NIENTE BUYBACK PER LE AMMIRAGLIE Lo scorso novembre, in seguito alla dirompente esplosione del Dieselgate, l'EPA (Environmental Protection Agency), l'agenzia governativa federale impegnata nella protezione dell'ambiente e della salute umana, ha voluto indagare, oltre che sull'ormai tristemente famoso 2.0 TDI EA189, anche sui grossi 3.0 litri installati su prestigiosi modelli a marchio Volkswagen, Audi e Porsche. Da Wolfsburg è arrivata poco dopo l'ennesima ammissione di colpa e i dati per identificare le 85.000 vetture “incriminate” circolanti sul suolo statunitense (leggi come è stato coinvolto il 3.0 TDI nel Dieselgate). Si tratta delle eleganti berline Audi A6, A7 e A8, dei Suv Q5 e Q7, dell'ambita Porsche Cayenne e della “cugina” Volkswagen Touareg. Riguardo a questo propulsore le autorità americane non hanno ventilato una possibile clausola di buyback, quindi se venisse accettato il fix Volkswagen potrebbe risparmiare almeno questo onere.

IL D-DAY E' SEMPRE PIU' VICINO La possibile esenzione dal riacquisto di questo lotto di automobili è sicuramente una preoccupazione in meno per i vertici del Gruppo tedesco, ma potrebbe essere un risparmio esiguo rispetto ai capitali che dovranno essere messi sul tavolo quando la vicenda del propulsore 2.0 TDI giungerà all'epilogo. Le auto in questione sono circa 500.000 e l'accordo preliminare che Volkswagen ha sottoscritto con le autorità americane (leggi tutti i dettagli dell'accordo VW) prevede,nella migliore delle ipotesi, un possibile risarcimento di 5.000 dollari per ogni vettura. La scadenza per la ratifica dell'accordo definitivo è stata fissata per il prossimo 21 giugno, una data importante, quando si scoprirà cosa dovrà realmente affrontare la Casa tedesca e soprattutto quanto le costerà la parola FINE sul capitolo americano del Dieselgate.

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