Dieselgate Volkswagen: c'è l'accordo anche sui 3.0 TDI USA

Le Autorità USA e Volkswagen avrebbero raggiunto un accordo: per i motori TDI 3.0 il Dieselgate finisce con un software e il buyback di 20 mila auto

16 novembre 2016 - 16:46

Uno dei più grandi scandali industriali di tutti i tempi si va lentamente ricomponendo, fra accordi saltati, soluzioni accettate e richiami controversi. Sappiamo bene come il Dieselgate sia nato a seguito delle irregolarità riscontrate nei motori TDI da 2 litri ma successive indagini hanno evidenziato il defeat device sia nelle unità più piccole, ossia nei TDI da1200 e 1600 cc, sia nei propulsori top della gamma, i V6 da 3 litri (è anzi probabile che il Dieselgate sia nato per i motori Audi V6). Bene: indiscrezioni raccolte negli USA sembrano indicare che una soluzione condivisa sia stata trovata anche per questi grandi e potenti TDI.

RIACQUISTO O MODIFICO Anche se un pronunciamento ufficiale è previsto per il 30 novembre, Reuters ha già riportato i presunti termini dell'accordo raggiunto fra il Gruppo Volkswagen e le Autorità di regolamentazione federali, un accordo pensato per risolvere le cause e le indagini federali ancora in corso. I circa 80.000 veicoli dotati del motore in questione seguirebbero due vie diverse: Volkswagen riacquisterebbe circa 20.000 SUV a marchio Audi e VW, troppo “anziane” per essere emendate, e installerebbe un software modificato in 60.000 esemplari più recenti, commercializzati con i marchi Porsche (avevamo citato il coinvolgimento di Porsche parlando delle migliaia di Volkswagen pronte a tornare indietro), Audi e VW.

BUONE NOTIZIE PER VW Le vetture interessate sono le VW Touareg MY 2009-2016, le Porsche Cayenne MY 2013-2016 e diverse Audi: A6, A7 quattro, A8, A8L e Q5, tutte MY 2014-2016, e le Q7 MY 2009-2016. Queste informazioni sarebbero trapelate attraverso due fonti che hanno “familiarità” riguardo i colloqui che stanno intercorrendo tra VW e i regolatori federali. Un portavoce del gruppo di Wolfsburg, dal canto suo, ha rifiutato di confermare i termini del contratto così riportati ma l'Azienda ha dichiarato di voler rispettare la scadenza del 30 novembre, fissata da un giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti di San Francisco come termine ultimo per risolvere le emissioni truccate dei TDI da 3 litri. L'EPA, sollecitata per un commento, non ha risposto a questa richiesta; sia questo Ente sia il California Air Resources Board (CARB) avrebbero però giudicato soddisfacenti le soluzioni proposte da Volkswagen. Se fosse confermata, questa sarebbe una buona notizia per VW: Rebecca Lindland, analista senior per Autotrader e Kelley Blue Book ha detto infatti che “VW ha bisogno di superare questo problema dei suoi diesel al più presto, in modo da proseguire nel suo processo di ricostruzione e di recupero, anche di credibilità. Risolvere le preoccupazioni degli attuali proprietari e di quelli futuri è un fattore critico e il lavorare con il CARB per raggiungere questi obiettivi è un grande passo avanti nella giusta direzione”.

RISVOLTI LEGALI Non tutto sembra però risolto: Elizabeth Cabraser, consulente nominato dal tribunale a capo del comitato direttivo dei querelanti, ha evidenziato che un accordo in questi termini non affronterebbe i danni che sono stati causati ai consumatori come il ben più grande agreement raggiunto per i TDI da 2 litri. Il suo commento non è infatti rassicurante: “Nessun accordo è stato raggiunto per conto dei proprietari e di chi ha in leasing un veicolo del Gruppo Volkswagen con il TDI da 3 litri. Qualsiasi soluzione deve accordare ai consumatori benefici simili – ad esempio la scelta tra il riacquisto o la correzione, se approvata dai Regolatori – a quelli offerti agli automobilisti coinvolti nel contenzioso delle auto con il 2 litri. Un accordo tra l'EPA e Volkswagen può riguardare i danni causati all'ambiente (leggi i termini dell'accordo per sanare le auto con il TDI 2 litri), ma esso manterrebbe l'Azienda società responsabile per i danni causati ai consumatori, per i quali continueremo a perseguire una risoluzione giusta per loro conto”. Il succo del discorso sembra quindi questo: passi avanti ne sono stati fatti ma il cammino è ancora lungo.

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