DieselGate. Se i guai di Volkswagen finissero con una mega fusione?

Il presidente VW teme il fallimento e potrebbe aprirsi a fusioni mai viste. Chi se non FCA da sempre alla ricerca di un partner?Ecco vantaggi e rischi

9 ottobre 2015 - 13:58

Sembrano passati decenni da quando Volkswagen era salita in vetta alla classifica dei costruttori e secoli da quando, parlando del matrimonio di FCA, era citata anche VW fra i possibili partner. Ma la catarsi di Volkswagen, come nelle tragedie greche, può essere letta come l'espiazione di una colpa, azione necessaria per un nuovo inizio… proprio con FCA?

L'ARMONIA DI COPPIA – Sergio Marchionne ha più volte annunciato la sua volontà di fondere FCA (l'azienda è a sua volta figlia della fusione fra Fiat e Chrysler) con un'altra società, argomentando l'idea con elementi che, per quanto logici e poco contestabili, non sembrano aver destato l'interesse dei potenziali interlocutori. In effetti i matrimoni fra Case sembrano funzionare a patto che sussistano determinate condizioni, come il fatto che la fusione non deve far rima con annichilazione: Renault e Nissan, tanto per fare un esempio, hanno mantenuto una rilevante separazione di sedi e manager. Un'altra condizione che sembra facilitare il “rapporto” è che uno dei due dev'essere in difficoltà e deve quindi percepire (stiamo parlando di piani industriali e situazioni finanziarie, anche se le sensazioni delle persone sono ovviamente importanti) l'altro come un'entità in grado di risolvergli i problemi. In effetti, se FCA è apparsa così a Chrysler, la situazione di GM (in via di rilancio) e Ford non è tale da da assegnare un ruolo salvifico al gruppo italo-americano. Fino ad un mese fa anche Volkswagen non appariva bisognosa di aiuto ma le cose, per usare un eufemismo, cambiano e la situazione si è ribaltata.

UN PROBLEMA COMPLICATO NON HA UNA SOLUZIONE SEMPLICE – L'escalation del DieselGate non sembra conoscere soste, con le notizie che si accavallano di ora in ora. Fra le più recenti segnaliamo come Michael Horn – Numero uno di VW USA – abbia dichiarato di fronte al congresso USA di sapere già nella primavera del 2014 di difficoltà legate alle emissioni. Il New York Times riporta infatti come Horn fosse stato avvertito del fatto che le emissioni potessero essere non conformi e che i tecnici fossero al lavoro insiema all'EPA per trovare una soluzione. In Germania si segnala invece come non meno di 50 funzionari stiano setacciando stabilimenti e anche le case dei dirigenti alla ricerca di documenti, mentre sembra che codacons abbia già raccolto più di 10.000 adesioni per una class action italiana. Ci troviamo quindi di fronte ad una valanga – le azioni VW a Wall Street hanno recuperato fino a 26,6 $, dopo essere precipitate a 23 $, ma il 17 settembre valevano 38 dollari – che minaccia di compromettere l'esistenza stessa del marchio: come fronteggiarla? Siamo pronti a scommettere come a Wolfsburg, in queste ore, si stiano considerando tutte le ipotesi: non sappiamo se stanno pensando a Marchionne ma probabilmente l'AD di FCA sta pensando a loro.

PAZZA IDEA – In condizioni normali la questione non si sarebbe nemmeno posta: FCA ha debiti mentre VW è (era) molto liquida, FCA non aveva molta tecnologia originale da offrire e i potenti azionisti delle famiglie Porsche-Piëch non avrebbero – pensandola in maniera razionale – mai acconsentito ad un accordo. E se invece fosse proprio a Stoccarda la chiave per risolvere l'intricata situazione? Ferdinand Piëch ha sempre elogiato non solo Ferrari ma anche la più terrestre Alfa Romeo e un merge con FCA avrebbe risolto una delle questioni che il Patriarca – che in tempi non sospetti (o forse si, viste le ammissioni di Horn), ossia quest'estate, ha incontrato gli Agnelli – ha sempre rinfacciato a Winterkorn: lo scarso mordente di VW negli USA. I SUV Jeep e i pickup Ram, tanto per citare due prodotti, completerebbero a meraviglia il mosaico globale di VW. Ora che Piëch ha messo i suoi uomini ai vertici e ha comprato, a buon mercato, altre azioni VW, potrebbe muovere le fila del discorso. Una placca Dodge o Chrysler sulla calandra, poi, potrebbe inoltre aiutare a ripulire un marchio ormai compromesso. Ovviamente una fusione non sarebbe indolore, dato che VW e FCA in Europa si sovrappongono molto e FCA si troverebbe coinvolta in un'acquisizione più che in una fusione, viste le disparità nei “pesi”. Visti i danni d'immagine e finanziari di Volkswagen, però, forse i rischi maggiori li correrebbe FCA: chi l'avrebbe mai detto? Il declino di VW potrebbe essere una buona occasione per rosicchiare quote di mercato ma è probabile che Marchionne non faccia le sue mosse prima della quotazione di Ferrari: sicuramente molte situazioni cambieranno in questi pochi mesi, proiettandoci in scenari ad oggi scarsamente prevedeibili.

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