Colpo di sonno e cintura slacciata: il mix perfetto per l'incidente mortale

Negli USA la cintura di sicurezza ha salvato oltre 12mila vite in un anno. Da noi si perde ancora la vita ignorando il pericolo. Il caso a Torino

11 marzo 2015 - 9:00

Luca Colosimo, 30 anni, torinese: era un arbitro di calcio di lega Pro: è morto nella notte tra l'8 e il 9 marzo nella sua auto schiantatasi contro il guardrail sulla tangenziale di Torino. La sua passione per il sport lo aveva portato a dirigere in questa stagione dodici gare in lega Pro, più diversi match del campionato Primavera. Sulla dinamica del sinistro, si sta ancora indagando, comunque dopo le 3 Colosimo, viaggiando a bordo della sua Fiat Punto in direzione sud (aveva arbitrato il match Spal-Prato a Ferrara, finito zero a zero), tra gli svincoli di Borgaro e Venaria è uscito di strada e si è schiantato contro il guardrail. L'impatto è stato così violento che il motore dell'auto è schizzato fuori dalla scocca: gli agenti della polizia stradale di Torino lo hanno trovato nella corsia di sorpasso. Pare che l'uomo non avesse la cintura di sicurezza allacciato: è stato sbalzato fuori dall'abitacolo. Probabile un colpo di sonno, alla base di tutto. E un'altra auto che stava viaggiando su quella corsia ha urtato il motore. Il conducente è stato trasportato all'ospedale Giovanni Bosco ma le sue condizioni non sono gravi.

UN NEMICO TERRIBILE – Il colpo di sonno è un nemico così tremendo che l'Unione europea gli ha dichiarato guerra. L'obiettivo (ancora da centrare) è che, al momento del rilascio o del rinnovo della patente, 500 milioni di europei siano soggetti a test valutativi su eventuali disturbi respiratori che compromettono il riposo generando sonnolenza diurna e provocando il 22% degli incidenti. Di recente, è stata approvata una direttiva che impegna gli Stati membri a varare una legge specifica: obbliga i conducenti di auto, moto, furgoni e camion a rispondere a specifiche domande su malattie come l'Osas (Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno). In caso di sospetta patologia scatta il rinvio a uno specifico consulto medico: qualora l'esito sia positivo, si potrà comunque guidare un veicolo dimostrando le terapie in corso e la validità della patente varierà tra 2 e 3 anni secondo la gravità dei disturbi. Come ha spiegato la Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno, un soggetto affetto da apnee notturne è sottoposto a una grave frammentazione del sonno che, così, diviene non ristoratore e del tutto inefficace ai fini del riposo e, poi, di giorno determina difficoltà di concentrazione, con inattesi cali di attenzione e distrazione alla guida o, addirittura, colpi di sonno al volante per qualche istante (microsleep) o per periodi pericolosamente più lunghi. Il rischio di incidenti diventa da due a sei volte più alto per coloro che soffrono di apnee notturne. Occhio, molti conducenti soffrono di apnee mai diagnosticate e non trattate: spesso sono di mezza età, sovrappeso afetti da ipertensione. Al di là dei sinistri stradali, le apnee nascoste possono avere gravi conseguenze cardiovascolari, come ictus, infarto, aritmia cardiaca. C'è solo un modo per scoprire le apnee, un semplice esame non invasivo: la polisonnografia.

UTILE LA TURBOSIESTA – Comunque il colpo di sonno può colpire chiunque, anche chi è sanissimo. In Svizzera, qualche tempo fa, è stata portata avanti un'iniziativa per sensibilizzare i conducenti sul pericolo di mettersi alla guida quando si è troppo stanchi. S'è trattato della Giornata Nazionale della Turbosiesta, che invita i guidatori che avvertono i sintomi premonitori del colpo di sonno a fermarsi per una mini-sosta di 15 minuti. L'Ufficio svizzero di Prevenzione Infortuni (UPI), sponsor dell'iniziativa (che in realtà non è limitata a una sola giornata, ma è un programma assai più complesso che durerà ben tre anni) insieme al Touring Club Svizzero (TCS) e ad altri partner, stima che dal 10 al 20% degli incidenti stradali sia attribuibile alla stanchezza dei guidatori. L'accenno preciso al concetto di “stanchezza”, e non solo al colpo di sonno che può esserne la conseguenza più evidente, è importante e non casuale: il guidatore stanco, anche senza arrivare ad addormentarsi, può infatti commettere errori pericolosissimi. Per esempio, può sbagliare a calcolare le distanze o la velocità, o avere riflessi appannati che non gli permettono di reagire efficacemente a una situazione d'emergenza dalla quale sarebbe agevolmente uscito se si fosse messo al volante riposato e in buone condizioni. Tra i segni premonitori del colpo di sonno, l'UPI ha identificato il bruciore agli occhi, le palpebre pesanti, gli sbadigli frequenti, la vista offuscata, la bocca secca, i sussulti, la sensazione di freddo e gli errori di guida. Poiché tali segnali possono venir notati anche dagli altri occupanti del veicolo, la raccomandazione generale è, quando possibile, di non intraprendere lunghi viaggi da soli. Il rimedio proposto (oltre a quelli di dormire a sufficienza e di evitare l'uso dell'auto se ci si sente stanchi, è quello, quando si avvertono i sintomi della sonnolenza, di fermarsi e di fare un sonnellino di 15 minuti (ecco il concetto di “turbososta”, appunto) e comunque non superiore ai 30, periodo dopo il quale, al risveglio, ci si può sentire storditi. Vengono sconsigliati, perché del tutto inutili, i due prinicipali rimedi adottati spesso dai guidatori stanchi, cioè l'apertura del finestrino e l'aumento del volume della radio. Ovviamente viene assolutamente sconsigliata l'assunzione di alcolici che, anzi, di solito aumentano la sonnolenza.

L'IMPORTANZA DELLA CINTURA – Il sinistro mortale del povero Colosimo induce a una riflessione. Rispetto all'anno precedente, ricorda sicurezza.sina.co.it, in Svizzera le cifre dei conducenti (94%) e dei passeggeri (93%) che indossano le cinture di sicurezza sono aumentate di due punti percentuali, raggiungendo valori record. Anche la percentuale d'uso della cintura tra i passeggeri dei sedili posteriori è nuovamente aumentata in tutta la Svizzera, e si assesta al 77% (2011: 79% / 2012: 77% / 2013: 72%). Quello relativo ai posti posteriori è tuttavia un risultato che può decisamente migliorare visto che, nel paese, l'obbligo di utilizzare la cintura anche nei posti posteriori è in vigore dal 1994, vale a dire da vent'anni esatti. Secondo alcune stime effettuate dall'UPI sul potenziale di salvataggio, dall'anno 2000 in Svizzera la cintura di sicurezza avrebbe evitato più di 13 000 feriti gravi e oltre 1600 vittime mortali. L'uso delle cinture anteriori e posteriori è quindi di vitale importanza per la sicurezza stradale. Le cinture, lo rammentiamo, sono fondamentali anche per chi siede dietro. Un recente crash test effettuato dall'ADAC ha voluto ricreare uno scenario tristemente tipico sulle strade tedesche, che accade quotidianamente anche sulle strade italiane, un comportamento corretto sempre sottovalutato da molti italiani, che potrebbe arrecare preoccupanti lesioni (anche letali) quando non viene attuato. Allacciarsi le cinture di sicurezza anche sul sedile posteriore. Situazione tipica che potrebbe accadere ogni giorno, quattro ragazzi tornano a casa a bordo di un'utilitaria acquistata usata a buon prezzo e non equipaggiata di importanti dispositivi di sicurezza attiva presenti su molte auto nuove, in particolare manca l'ESC. A causa dell'asfalto scivoloso o di un improvviso colpo di sonno la vettura va a sbattere frontalmente contro un albero. A bordo della vettura, una Fiat Panda in questo caso, troviamo una ragazza minuta al volante (simulata da un manichino Hybrid III 5percentile) che utilizza la cintura di sicurezza, dietro di lei un ragazzo robusto (manichino Hybrid III 95percentile) non assicurato con la cintura di sicurezza. Sul lato passeggero abbiamo un ragazzo di media statura (manichino Hybrid III 50percentile) cinturato, e dietro di lui un altro ragazzo di media stazza con la cintura di sicurezza allacciata. La Panda equipaggiata di doppio airbag frontale e pretensionatori per le cinture anteriori va a colpire l'albero alla velocità di 70 km/h. La vettura si deforma in maniera pesante, l'impatto contro l'albero provoca l'intrusione nell'abitacolo della meccanica, con le relative conseguenze per le gambe degli occupanti anteriori, ma ciò che desta più preoccupazione sono le conseguenze create dal passeggero posteriore non cinturato. La ragazza alla guida viene letteralmente schiacciata dal passeggero libero di muoversi in avanti. La cintura di sicurezza anteriore non può sopportare anche il carico del passeggero posteriore che spinge sul sedile, quindi le lesioni sul torace sono letali per la conduttrice. La testa del passeggero senza cintura va a sbattere contro quella della ragazza alla guida, provocandosi lesioni mortali e contribuendo a peggiorare la situazione delle ferite della pilota. L'airbag del volante cede alla pressione delle due persone, rendendo inutile il lavoro per il quale è stato progettato. Discorso diametralmente opposto per i due ragazzi cinturati. Il passeggero anteriore viene correttamente protetto dalla cintura di sicurezza e dall'airbag.

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