Risarcimento diretto tra più auto coinvolte in incidente: le novità 2017

La Cassazione estende il risarcimento diretto ai sinistri con tanti veicoli. Ecco quando vale e i casi in cui non è applicabile

13 febbraio 2017 - 12:00

Sta già facendo discutere una ordinanza della Suprema Corte di Cassazione, la n. 3146/17, depositata il 7 febbraio, che ha immesso nel sistema del risarcimento danni da circolazione stradale un principio di diritto mai enunciato prima, in contrasto con le prassi liquidative, sia stragiudiziali che giudiziali. In sostanza, anche da quando è stato introdotto il sistema del risarcimento diretto, che permette al danneggiato di richiedere i danni alla propria compagnia assicurativa, gli incidenti con tre o più veicoli sono sempre stati gestiti alla “vecchia maniera”, con i danneggiati che chiedono i soldi alla compagnia di chi ha provocato l'incidente. Questo perchè la norma del codice delle assicurazioni, per l'applicabilità del risarcimento diretto, parla di “scontri tra due veicoli a motore”. Quindi, fino ad ora: due veicoli? Chiedi alla tua assicurazione. Tre veicoli? Chiedi a quella del responsabile. Ora tutto potrebbe cambiare. Gli Ermellini scrivono che leggendo meglio le norme sul risarcimento diretto, esso è applicabile anche se ci sono più veicoli coinvolti, purchè non ci siano più di due veicoli responsabili. Non più il numero di veicoli coinvolti sarà dirimente, ma quello dei responsabili. E si sa che in un incidente, più di due responsabili non ci sono quasi mai. Le conseguenze di questa sentenza sono difficili da immaginare. Le compagnie continueranno a fare come sempre hanno fatto? O cambieranno tutte le prassi liquidative? Si va verso l'estensione del risarcimento diretto a tutti i sinistri?

TUTTO NASCE DA UNA CAUSA FINITA MALE Un'automobilista di Taranto fa causa alla propria assicurazione, perchè non le vengono pagati i danni subiti in un incidente. Non solo la causa la perde in primo e in secondo grado, ma all'automobilista pugliese viene riconosciuto anche un 70% di responsabilità dell'incidente. E quindi anziché prendere i soldi, li deve pagare (o meglio li deve pagare la sua assicurazione). Il fatto è che le richieste fatte dalla danneggiata nell'incidente non vengono nemmeno prese in considerazione, perchè siccome è rimasto coinvolto un terzo veicolo, non poteva chiedere il risarcimento alla propria assicurazione, ma doveva chiederla a quella del responsabile. Tuttavia l'automobilista beffata non si dà per vinta e va fino in fondo, in Cassazione, dove trova chi le dà ragione. Non sulla responsabilità nell'incidente, ma sulla possibilità di chiedere il risarcimento alla propria assicurazione.

LA CORTE: RISARCIMENTO DIRETTO ANCHE SE C'E' UN TERZO VEICOLO Gli Ermellini, dopo aver rigettato ogni richiesta riguardo al merito della responsabilità dell'incidente, nel quale non si può tornare in sede di legittimità, centrano il ragionamento sulla questione dell'applicabilità del risarcimento diretto in caso di coinvolgimento di un terzo veicolo nel sinistro. La richiesta della ricorrente di condanna della propria assicurazione a pagare i danni era stata dichiarate “improponibile” da Giudice di Pace e Tribunale, per via dell'art. 149 del codice delle assicurazioni private, che limita l'applicazione del risarcimento diretto ai casi “di sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti”. Ma la Corte offre un'interpretazione sistematica di questa norma con il regolamento di attuazione del sistema del risarcimento diretto, il D.P.R. 254/06, che all'art. 1, comma 1, lett. d) prevede che la suddetta procedura sia applicabile in caso di “collisione avvenuta nel territorio della Repubblica tra due veicoli a motore identificati e assicurati per la responsabilità civile obbligatoria dalla quale siano derivati danni ai veicoli o lesioni di lieve entità ai loro conducenti, senza coinvolgimento di altri veicoli responsabili”. Con una capriola logica, gli Ermellini pongono l'ultima locuzione, sopra sottolineata, in cima tutto il resto, in modo che la ferrea regola dei “due veicoli”, che condiziona la possibilità del danneggiato di chiedere i danni al proprio assicuratore, venga limitata a casi (improbabili) di sinistri con più di due responsabili.

IL RISARCIMENTO DIRETTO: IL CAVALLO DI TROIA DELLE COMPAGNIE Questa sentenza sembra molto tecnica, perchè parla di procedura civile e procedure liquidative. Ma in realtà, se applicata alla lettera, porterebbe una rivoluzione “pratica” nel sistema del risarcimento dei sinistri stradali. La maggior parte dei sinistri è gestito con la procedura del risarcimento diretto, ma esiste ancora un buon numero di casi in cui l'assicurato non può rivolgersi alla propria assicurazione, perchè è coinvolto un terzo veicolo. Per capire cosa significherebbe un'estensione del risarcimento diretto ai casi di incidenti a più macchine, si deve riflettere a quel che rappresenta il risarcimento diretto per le assicurazioni. Esso è, innanzitutto, uno strumento per evitare che i danneggiati facciano la guerra alle compagnie. Fino al 2007, quando il risarcimento diretto è entrato in vigore, il danneggiato era solo, doveva andare da una compagnia con cui non aveva alcun rapporto a chiedere di essere risarcito. Quindi finiva dagli avvocati o dalle società di infortunistica, che si armavano contro la compagnia. Con il risarcimento diretto invece, il danneggiato può andare dal proprio agente, può seguire le istruzioni del servizio sinistri, quando non arriva addirittura l' “esperto sinistri”, un paradossale avvocato del diavolo che ti dovrebbe consigliare come strappare un congruo risarcimento….dal suo datore di lavoro! Tramite il rapporto di fiducia con i propri danneggiati, non solo le compagnie possono dare le informazioni che vogliono e nel modo in cui le vogliono (per esempio su quanto si debba risarcire per un colpo di frusta le assicurazioni hanno opinioni sorprendentemente diverse da quelle della giurisprudenza), ma tendono a infilare nei contratti rc auto clausole illegittime, che limitano i loro obblighi, come si trattasse di una polizza per infortuni o kasco. Insomma, il risarcimento diretto ci è stato presentato come una semplificazione per i danneggiati, in realtà è un “cavallo di troia” che contiene molti nemici per gli assicurati, leggi qui maggiori dettagli. L'estensione ai sinistri con tre macchine potrebbe essere sfruttato dai gruppi assicurativi per rafforzare la loro posizione nel grande gioco della liquidazione dei sinistri. Era proprio necessario, emettere una cavillosa pronuncia di questo tipo? E a chi?

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