Multa nulla fuori dalle corsie riservate se a farla non è il vigile

Per la Cassazione i poteri dei dipendenti delle aziende dei trasporti di fare verbali per divieto di sosta devono limitarsi alle corsie riservate

23 febbraio 2016 - 10:44

Con una sentenza innovativa, se pur in consolidamento di un indirizzo già esistente, la Corte di Cassazione applica una pesante restrizione ai poteri degli ausiliari del traffico dipendenti dalle aziende dei trasporti. La sentenza n. 2973, depositata il 16 febbraio 2016, stabilisce un principio di diritto che di sicuro darà fondo a innumerevoli contestazioni dei verbali elevati da quel tipo di agenti accertatori. Questi, secondo gli Ermellini, “possono accertare le violazioni in materia di circolazione e sosta, in funzione di prevenzione e accertamento, limitatamente alle corsie riservate al trasporto pubblico”.

LA MULTA ERA VALIDA PER GIUDICE DI PACE E TRIBUNALE. La vicenda traeva origine da un verbale per divieto di sosta, elevato da un ausiliario del traffico dipendente dalla GTT di Torino, per una sosta irregolare sul marciapiede, non in zona di corsie riservate al trasporto pubblico. La partita si è giocata, e si giocherà, sull'interpretazione dell'art. 17, commi 132 e 133, L. 127/97, che attribuisce i poteri di accertare le violazioni del C.d.S. (vedi divieto di fermata e sosta, art. 158) a condizioni che, a quanto pare, non sono individuate in maniera univoca. Nel caso di questa sentenza, infatti, la Cassazione ribalta il verdetto di primo e secondo grado, aderendo a un indirizzo minoritario che tutela maggiormente gli automobilisti dallo strapotere della P.A.. Il caso giudicato dalla sentenza in commento riguardava una sosta irregolare su un marciapiede. Un ausiliario del Traffico, dipendente della GTT, l'azienda di trasporti di Torino, dotato di poteri ispettivi, aveva staccato il suo verbalino dal blocchetto, accertando l'infrazione e sanzionandola. Ma l'automobilista sanzionata, un osso duro, impugnava subito il verbale sostenendo che chi lo aveva redatto non era dotato dei poteri necessari. Il Giudice di Pace, nonché il Tribunale di Torino, rigettavano le richieste della verbalizzata, poiché, secondo un orientamento giurisprudenziale consolidato, l'art. 17, comma 133, L. 127/97, dà possibilità tanto ai dipendenti comunali, quanto ai dipendenti delle aziende di trasporti dotati di poteri ispettivi, di accertare le infrazioni “su tutto il territorio comunale” (Cass. 22676/09 e 18982/15). Secondo tali sentenze, insomma, purchè il Sindaco riconosca loro i poteri, anche gli ausiliari del traffico possono sanzionare gli automobilisti in divieto di sosta, ovunque, non soltanto nei luoghi dove questi devono garantire il funzionamento del servizio svolto dalla società per cui lavorano (corsie preferenziali o parcheggi a pagamento).

IL CONTRASTO GIURISPRUDENZIALE, LA SCELTA RESTRITTIVA DELLA CORTE. Fin qui il ragionamento della Corte sembra lineare, ma a pagina 9 della sentenza in commento, gli Ermellini tirano fuori dal cassetto una sentenza precedente, che invece giunge a un'interpretazione delle norme sopra richiamate “diametralmente opposta” (Cass. 551/09). Per quella sentenza, gli ausiliari del traffico “possono esercitare poteri di accertamento di infrazioni solo con riferimento a quelle condotte che possano, in qualunque modo, ostacolare o limitare l'ordinato e corretto esercizio dell'attività (di trasporto pubblico o di gestione parcheggi pubblici)”. A favore di una tesi restrittiva, secondo gli Ermellini, depone anche la norma del Codice della Strada di cui all'art. 6, comma 4, lett. c), che prevede che funzioni obiettivamente pubbliche possano essere “eccezionalmente” esercitate da soggetti privati, per esigenze inerenti parcheggio o trasporto pubblico. Nella stessa direzione i Giudici di Piazza Cavour citano un'altra sentenza, che ha affermato che gli ausiliari del traffico sono legittimati ad accertare e contestare le violazioni in materia di sosta, mentre quelle inerenti le corsie riservate le possono accertare solo i dipendenti delle aziende di trasporto (Cass. 9847/10). Sulla scorta di tali pronunce e considerazioni, la Corte esprime il seguente, restrittivo principio di diritto: “i dipendenti  di aziende esercenti il trasporto pubblico di persone aventi funzioni ispettive, ai quali, ai sensi del comma 133 dell'art. 17 della L. 15/5/1997, n.127, siano state conferite le funzioni di cui al comma 132 del medesimo articolo, possono accertare le violazioni in materia di circolazione e sosta, in funzione di prevenzione e accertamento, limitatamente alle corsie riservate al trasporto pubblico, ai sensi dell'art. 6, co. 4, lettera c) del codice della strada, essendo preclusa la possibilità di estendere l'esercizio di tali poteri all'intero territorio comunale.” In base a tale principio, La Suprema Corte decide nel merito e accoglie l'opposizione della ricorrente, annullando il verbale redatto dall'ausiliario del traffico dipendente dall'azienda di trasporti, per una condotta che nulla aveva a che vedere con l'attività di trasporto pubblico.

LA CORTE IN DIFESA DEI CITTADINI. Ogni volta che la Corte di Cassazione (che, ricordiamolo, è il più importante organo interpretativo del diritto nel nostro ordinamento), restringe i poteri sanzionatori della P.A., ritengo si debba trarne soddisfazione. Questo perchè nel momento storico e socioeconomico in cui viviamo, è manifesta a tutti la deriva della P.A. verso il perseguimento di finalità finanziarie attraverso i propri poteri sanzionatori, più che verso finalità preventive, come invece dovrebbe essere. Indubbiamente la massiccia presenza di autovetture sulle nostre strade, e lo scarso senso civico che caratterizza purtroppo larghe fasce della popolazione, porta a considerare le sanzioni come l'unica possibilità di evitare la totale anarchia. Ma non credo ci sarà mai pericolo di lassismo sanzionatorio degli enti territoriali, adesso che i soldi per amministrare sono sempre pochi.

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