Multa autovelox

Multa autovelox: quando la contestazione differita è Illegittima?

La Corte di Cassazione precisa la questione della multa con autovelox su strade urbane di scorrimento: quando la contestazione differita diventa Illegittima?

10 giugno 2020 - 15:19

La contestazione differita di una multa con autovelox, prevista dall’art. 201 comma 1-bis lettera E del Codice della Strada in deroga al principio di contestazione immediata, è legittima (anche) sulle strade urbane di scorrimento solo se queste sono dotate di tutti i requisiti indicati dal codice stesso, in assenza dei quali la contestazione deve ritenersi illegittima e la sanzione annullata. Lo ha confermato la Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 8635/2020, che ha risolto il caso di un automobilista multato per eccesso di velocità tramite rilevazione a distanza mentre percorreva una strada rivelatasi poi non del tutto a scorrimento.

QUANDO UNA STRADA URBANA È ‘DI SCORRIMENTO’

Prima di snocciolare la vicenda, ricordiamo che per effetto dell’articolo 2 comma 3 lettera D del CdS una strada urbana di scorrimento è una “strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, e una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, una banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni e uscite concentrate”. Vale inoltre la pena ribadire che in base alla legge le postazioni degli autovelox, che permettono il rilevamento a distanza delle violazioni senza la presenza di una pattuglia (legittimando pertanto la contestazione differita), possono essere utilizzate o installate sulle autostrade, sulle strade extraurbane principali e, previa autorizzazione del prefetto, sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento.

MULTA AUTOVELOX SU STRADA DI SCORRIMENTO: GLI ELEMENTI PER DEFINIRLA TALE SONO TUTTI RILEVANTI?

Tornando il caso in questione, l’automobilista ha proposto opposizione contro il verbale perché a suo parere la strada su cui è avvenuta la contestazione con autovelox non presentava tutte le caratteristiche di una strada urbana di scorrimento, mancando alcuni dei requisiti richiesti. E quindi la polizia locale avrebbe dovuto contestargli subito la violazione, e non con successiva notifica come ha invece fatto, non potendo derogare sul principio dell’immediatezza. Tuttavia sia in primo che in secondo grado i giudici hanno ritenuto giusta l’infrazione comminatagli, rilevando che si può ravvisare la strada urbana di scorrimento anche se mancano la corsia riservata ai mezzi pubblici, la banchina con marciapiede e le intersezioni a raso semaforizzate, giudicati elementi irrilevanti, essendo sufficiente la presenza di due carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile. Insoddisfatto delle sentenze, l’automobilista ha portato il caso in Cassazione.

MULTA AUTOVELOX E CONTESTAZIONE DIFFERITA ILLEGITTIMA: LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

E, come previsto, la Suprema Corte ha accolto il ricorso, rinviando la sentenza impugnata al tribunale per il riesame dell’opposizione. Questo perché la norma del Codice della Strada contenente la definizione di strada urbana di scorrimento è una disposizione di carattere classificatorio, e pertanto occorre interpretarla letteralmente per non svuotarla di significato. Infatti, sebbene sia la stessa norma a prevedere che la presenza della corsia riservata ai mezzi pubblici possa essere solo ‘eventuale’, non è così per la banchina con marciapiede e le intersezioni a raso semaforizzate, che invece devono necessariamente esserci affinché la strada possa definirsi ‘di scorrimento’. E quindi male avevano fatti i primi due organi giudicanti a definirle elementi irrilevanti. Da notare che la stessa Cassazione, circa un anno fa, aveva pure precisato che le caratteristiche di strada urbana di scorrimento devono esserci per tutto il tracciato e non solo su una parte di esso.

Per chi fosse interessato il testo integrale della sentenza n. 8635 del 7 maggio 2020 a cura della Sezione II Civile della Corte di Cassazione è disponibile qui.

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