Due multe nello stesso giorno per la stessa infrazione

Multa auto non pagata: cosa succede

Le conseguenze per una multa auto non pagata sono proporzionali al ritardo accumulato. Ecco cosa succede ai debitori incalliti

1 febbraio 2021 - 19:00

La multa auto non pagata non è mai una buona idea. O almeno non lo è fino al momento in cui l’automobilista decide eventualmente di presentare ricorso nei tempi stretti previsti dalla normativa per poi vincerlo. Altrimenti le conseguenze per il mancato pagamento della sanzione diventano via via più severe fino al punto da rischiare il fermo amministrativo dell’auto. A cui aggiungere il pagamento di sanzioni e interessi per via del ritardo accumulato.

MULTA AUTO NON PAGATA: INTERESSI E CARTELLA ESATTORIALE

La prima conseguenza da mettere in conto per una multa auto non pagata sono gli interessi da aggiungere che gonfiano l’importo finale richiesto dall’amministrazione pubblica. L’automobilista che ha infranto una o più norme del Codice della strada ha 60 giorni per mettersi in regola. Dal 61esimo giorno scattano gli interessi, messi nero su bianco nella cartella esattoriale inviata dall’Agenzia delle entrate, pari al 10% della somma complessiva ogni 6 mesi. In buona sostanza, il ricalcolo della multa avviene due volte ogni anno. Il tutto ricordando due aspetti procedurali. Il primo è che tra l’infrazione e la consegna della notifica non devono trascorrere più di 90 giorni, altrimenti la multa non può essere riscossa. Il secondo è relativo ai tempi di prescrizione. Il fisco deve infatti notificare la cartella esattoriale entro 5 anni. Altrimenti la multa cade definitivamente nel dimenticatoio.

CARTELLA INVIATA IN RITARDO, INTERESSI MULTA AUTO NON PAGATA SEMPRE PIÙ ALTI

L’Agenzia delle entrate ha dunque 5 anni di tempo per l’invio al contribuente della cartella esattoriale per una multa auto non pagata. Lo fa su richiesta dell’ente creditore che contesta l’infrazione, tipicamente il Comune. Il problema si aggrava nel momento in cui la cartella esattoriale viene recapitata a ridosso della scadenza dei 5 anni. Da una parte l’automobilista può sperare che non gli venga mai spedita così da farla franca. Dall’altra però va incontro al rischio di dover corrispondere la cifra massima applicabile. Nel caso in cui la cartella venga inviata nei 6 mesi antecedenti alla prescrizione, l’importo sarà infatti moltiplicato in maniera proporzionale ovvero del 10% ogni 6 mesi per 9 volte.

DALLA MULTA AUTO NON PAGATA AL FERMO AMMINISTRATIVO

Se l’automobilista ignora la cartella esattoriale e insiste nel non pagare la multa auto, il passo successivo è il fermo amministrativo del veicolo, le cosiddette ganasce fiscali. L’iter prevede l’invio del preavviso di fermo con l’assegnazione di 30 giorni ulteriori per versare quanto richiesto. Se l’inadempienza continua, il debitore non può utilizzare la vettura fino al momento in cui provvede al saldo.

COME PAGARE DI MENO LA MULTA AUTO

Il caso opposto della maggiorazione dell’importo è naturalmente quello della possibilità di pagare di meno la multa. Per farlo c’è una sola possibilità e vale per tutte le sanzioni ricevute. Al di là dell’infrazione commessa e della somma richiesta all’automobilista trasgressore, per non alleggerire eccessivamente il portafogli è sufficiente passare alla cassa entro 5 giorni lavorativi. In pratica, chi ha ricevuto la multa fruisce di una riduzione del 30% dell’importo totale se paga la multa entro 5 giorni dalla notifica della sanzione e non dal momento in cui ha commesso l’infrazione contestata. Ricordiamo che, al netto delle festività che possono coincidere con qualunque giorno settimanale, si considerano lavorativi quelli che vanno dal lunedì al sabato. Solamente la domenica è un giorno festivo. Di conseguenza quando si effettua il conteggio occorre tenere conto anche del sabato. Poco conta che molti uffici rimangano chiusi e alcune attività commerciali abbassino le saracinesche.

LA DOPPIA STRADA DEL RICORSO CONTRO LA MULTA AUTO

L’automobilista conserva in ogni caso il diritto di opporsi alla multa ricevuta. Lo può fare solo se non l’ha già pagata e ben sapendo che non potrà più ricorrere all’agevolazione del 30%. Anche in questo caso deve tenere conto della variabile tempo. Sia che scelga la strada del ricorso al prefetto e sia quella al giudice di pace, c’è un rigido protocollo da rispettare. Più precisamente, ha 60 giorni di tempo per appellarsi al prefetto e 30 giorni al giudice di pace. In entrambi i casi, il timer scatta dal giorno in cui ha ricevuto la notifica. Ma attenzione, se le ragioni non dovessero essere condivise, il ricorrente rischia di pagare di più. Il prefetto può imporre il versamento di una somma non inferiore al doppio del minimo per ogni violazione. Il giudice di pace può prevedere a carico dell’automobilista una sanzione d’importo tra il minimo e il massimo stabilito dalla legge per la violazione accertata.

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