Airbag a prezzi fissi: l'accusa ad Autoliv e la multa da 8 milioni di euro

La Commissione europea scopre il cartello degli airbag: 5 produttori coinvolti tra cui Autoliv che si accordavano sui prezzi dei componenti

10 dicembre 2018 - 13:56

Lo si potrebbe chiamare bag-gate e non ci riferiamo allo scandalo degli airbag difettosi Takata che hanno portato l'azienda al fallimento, quanto invece al cartello scoperto e sul quale la Commissione europea ha avviato diversi procedimenti d'indagine. Secondo gli investigatori 5 aziende tra sui anche il colosso svedese Autoliv che produce airbag, cinture di sicurezza e pretensionatori si sarebbero accordati sul prezzo dei componenti in Europa.

LA MULTA POTREBBE ARRIVARE NEL 2019 Probabilmente a molti lettori il nome Autoliv non suona nuovo e infatti l'azienda è stata tra le presunte interessate all'acquisizione di Takata dopo l'esplosione dello scandalo degli airbag letali al punto che ne è nata una questione di spionaggio industriale. Ora però entrambi i nomi sarebbero associati assieme ad altri Costruttori di sistemi di sicurezza passiva a un cartello sui prezzi della componentistica auto in una lunga indagine avviata nel 2011. Le voci sarebbero confermate dallo stesso produttore Autoliv che ha confermato l'accantonamento di 210 milioni di dollari per una probabile ammenda da parte della Commissione europea nella seconda parte dell'inchiesta sul cartello dei prezzi dei componenti.

LA PRECEDENTE SANZIONE A 6 PRODUTTORI Autoliv ha già pagato una multa da 8,1 milioni di euro nel primo trimestre di quest'anno relativa a una prima parte dell'inchiesta che la Commissione ha chiuso a novembre 2017. Con il produttore svizzero in quell'occasione, furono multati anche Toyoda Gosei, Takata, Marutaka e Tokai Rika per aver preso parte ai cartelli per fissare i prezzi delle cinture di sicurezza, degli airbag e dei volanti alle case automobilistiche giapponesi.

I CARTELLI DELL'AUTO SCOPERTI NEGLI ULTIMI ANNI Non è sicuramente la prima volta che produttori di componentistica automotive infrangono le regole della libera concorrenza con pratiche ritenute poi scorrette. L'ultimo caso in ordine di tempo è quella legata ai prezzi di componenti elettroniche di largo impiego. C'è poi il cartello sulle emissioni che ha acceso le polemiche tra Mercedes e BMW su un presunto accordo per aggirare i test di omologazione. Il cartello denominato iron-gate sui prezzi del metallo impiegato per la produzione di auto E oltre i confini europei l'indagine che ha scoperto il cartello dei prezzi gonfiati negli USA sui ricambi Denso.

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