Cina in vetta per le elettriche con un dubbio: come smaltirà le batterie?

La Cina spinge sulle auto elettriche e le batterie volano: cosa fare di quelle esauste? L'industria si 'attrezza' per superare le paure ambientali

23 ottobre 2017 - 19:04

Se le proiezioni dei ricercatori e i piani delle aziende si rivelassero realizzabili nel giro di pochi anni (l'orizzonte potrebbe essere il 2025) l'automotive sperimenterebbe un cambiamento che sarebbe forse più corretto chiamare stravolgimento. Milioni di auto elettriche porteranno infatti a imponenti cambiamenti nelle fabbriche, nelle reti di rifornimento e nelle officine. La meccanica sarà più compatta e semplice mentre l'elettronica di controllo, dovendo gestire centinaia di kW di potenza, sarà molto più grande. Ma il vero Convitato di pietra al tavolo delle elettriche saranno le batterie (leggi delle batterie a “fogli” a lunga autonomia): come smaltirle alla fine della loro vita utile senza rischi ecologici? Il caso della Cina fra strategie industriali e dubbi sulla sostenibilità ambientale.

ORA È BOOM, MA DOPO? La notizia parla della riconversione di un'industria specializzata nel riciclo di apparecchi elettronici di Shanghai, che sta rimodulando le sue capacità in funzione del previsto arrivo della batterie al Litio delle auto elettriche. Questo spostamento sembra a prima vista un normale adattamento ai mutati orizzonti del mercato ma in realtà si inquadra in una situazione più complessa, evidenziata da Reuters (che ha fornito anche le immagini). L'impianto, gestito dal gruppo Shanghai Jinqiao di proprietà statale, si è procurato le licenze necessarie ed è in fase di aggiornamento per gestire la “montagna”, prevista in rapida crescita, di batterie esauste delle auto elettriche: a parlare è il responsabile della struttura Li Yingzhe, che ha aggiunto: “Crediamo che in futuro ci sarà una forte crescita del numero dei veicoli elettrici”.

 Shanghai Jinqiao non è l'unico gruppo che si occuperà del riciclo: altre aziende cinesi, quali Jiangxi Ganfeng Lithium e GEM Co., sono già attive e hanno visto i loro corsi azionari aumentare da quando stanno investendo in impianti di riciclaggio delle batterie. Questa fiducia non è incrinata dal fatto che queste aziende affrontano diversi ostacoli, compresi costi operativi elevati.

OCCORRONO REGOLE PRECISE La Cina sta diventando la superpotenza mondiale delle batterie al Litio per le automobili: nei primi otto mesi del 2017, secondo i dati del Ministero dell'industria, le aziende cinesi hanno prodotto 6,7 miliardi di elementi, il 51% in più rispetto al periodo precedente. La Cina ha iniziato a promuovere i veicoli elettrici nel 2009 e le prime auto vendute potrebbero avere le batterie già esauste: per il 2018 gli esperti del settore stimano che le batterie al Litio da riciclare potrebbero arrivare a 170 mila tonnellate l'anno prossimo. Questo ammontare, già imponente, crescerà perché anche le vendite delle auto nuove si stanno moltiplicando. Affrontare tutti questi rifiuti pone grandi problemi alla Cina: il riciclo è necessario non soltanto perché il Litio non è abbondantissimo e occorre recuperarlo per costruire nuovi elementi ma anche perché le batterie contengono metalli pesanti tossici come Cobalto, Nichel e altre sostanze pericolose per l'ambiente (leggi della batteria al Litio 3 volte più potente e rispettosa dell'ambiente). Nonostante questo le batterie non sono ancora classificate come rifiuti pericolosi e non sono quindi soggette a controlli severi.

AFFARI D'ORO Altre sfide sono di tipo economico: riciclare le batterie al Litio può essere molto costoso, anche perché l'industria deve ancora concordare una standardizzazione degli elementi, necessaria per gestire le batterie usate velocemente ed economicamente. Il CEO di Tianneng Power, Zhang Tianren, in una proposta presentata al Parlamento cinese a marzo, ha scritto che “accelerare il riciclo delle batterie al Litio è urgente perché esso è diventato un problema importante per lo sviluppo della nostra azienda. La vitalità commerciale del settore è stata sconvolta dai crescenti costi di trattamento dei rifiuti e dalle tasse elevate”.

Nel suo lavoro, Zhang ha citato l'esempio delle batterie al Litio-Ferro-Fosfato (LiFePO4): riciclandone una tonnellata si ha che il valore dei materiali estratti vale 8.110 yuan ma il costo del riciclo ammonta a 8.540 yuan. Le cose migliorerebbero con la standardizzazione degli elementi ma nondimeno il think tank China Automobile Innovation Center cita prospettive più che rosee per il mercato del riciclo, che potrebbe valere 31 miliardi di yuan (4,68 miliardi di dollari) entro il 2023. La questione si porrà con sempre maggiore urgenza, dato che lo Stato incentiva e orienta le Aziende, capitanate da BYD e Geely, e i risultati si vedono: le vendite di veicoli elettrici in Cina hanno raggiunto 507 mila unità nel 2016 (+ 53% rispetto al 2015) e il governo ha fissato l'obiettivo di 2 milioni di elettriche l'anno entro il 2020 e 7 milioni nel 2025, un quinto del totale (leggi il piano della Cina per evitare l'apocalisse dell'aria). Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia, la Cina da sola ha totalizzato più del 40% per cento delle vendite di veicoli elettrici mondiali nel 2016, seguita dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti. Se la Cina riuscisse ad appianare le difficoltà nel riciclo delle batterie e ad aumentarne la produzione (leggi di LG Chem che farà in Polonia la più grande fabbrica europea di batterie), potrebbe raggiungere una posizione dominante nella nascente industria automobilistica elettrica, nella quale la tradizione motoristica di USA, Europa, Giappone e Corea conterebbe molto meno.

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