Carri funebri come taxi: sequestrati per errore perché senza revisione

Diverse auto funebri poste sotto sequestro per mancata revisione: per la Motorizzazione erano visti come ambulanze o taxi oltre 3,5 t

7 febbraio 2019 - 12:28

La notizia è di quelle che hanno lasciati stupefatti non solo gli autisti dei mezzi sequestrati, ma anche i familiari dei defunti, che possono essersi trovati ad assistere alla vicenda assurda dei carri funebri bloccati dalle forze di polizia perché non in regola con la revisione. Una vicenda che la Federazione Nazionale Imprese Onoranze Funebri ha portato a conoscenza del Ministero dei Trasporti e che forse sembra aver trovato una via d'uscita nel chiarimento dell'errore di archivio.

QUESTIONE DI PESO Ai controlli su strada i carri e le auto funebri sono più volte stati poste sotto sequestro con l'applicazione di una sanzione amministrativa al proprietario come prevede la legge. AI conducenti dei veicoli veniva  contestata la mancata revisione annuale come devono farla i taxi, le ambulanze e i mezzi con massa superiore a 3,5 tonnellate. Il problema nasce dal fatto che i mezzi impiegati per il servizio funebre sono omologati ad uso speciale e questo ha creato la breccia in cui si è insinuato l'errore di archiviazione alla Motorizzazione.

I MEZZI A REVISIONE OGNI ANNO Il problema sembra essere nato da un'errata classificazione nel CED (Centro Elaborazione Dati) della Motorizzazione che collocava i carri funebri oltre le 3,5 tonnellate anche se in realtà erano omologati sotto la soglia di massa. Come prescrive l'articolo 79 del Codice della strada, infatti, vanno sottoposti a revisione periodica ogni anno autovetture adibite al servizio taxi, noleggio con conducente, autoveicoli e rimorchi di peso complessivo superiore ai 3.500 Kg, autobus, autoambulanze e i veicoli atipici. Tutti gli altri, inclusi i carri funebri con massa inferiore a 3,5 tonnellate, invece vanno revisionati ogni due anni, lo ricorda il Ministero con una nota ufficiale di risposta alla FENIOF.

LA RISPOSTA CHE METTE LE COSE A POSTO Con la nota protocollata U.0002966  il Ministero spiega che “con mirati interventi informatici si è riuscito a rendere conforme la scadenza a quanto previsto per i veicoli M1 ed N1, ovvero quattro anni dalla prima immatricolazione e due successivamente”. Per i mezzi già revisionati invece si potrà procedere alla rettifica delle prossime revisioni “gli utenti dovranno recarsi presso gli UMC di competenza per richiedere le opportune procedure di rettifica che saranno operate in accordo con il CED, senza oneri per l'utenza”. Il problema non indifferente arrecato alle imprese di servizi funebri, sembrerebbe generato da un “inserimento di dati errati in fase di omologazione”.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO

Le previsioni sbagliate sulle auto elettriche smentite dalle vendite

Auto elettriche: la ricarica bidirezionale taglierà i costi delle colonnine?

Batterie auto elettriche: 7 Paesi europei si uniscono per tagliare i costi