Car sharing mangia-vendite: Case in allarme per il declino delle auto nuove

Uno studio di IHS mette in allarme i Costruttori: il car sharing taglierà le vendite delle auto a combustione. Più viaggi ma meno immatricolazioni

15 novembre 2017 - 23:19

Una delle formule magiche dell'automotive, già oggi e a maggior ragione per il futuro, è: servizi di mobilità. Le Case, insomma, non forniranno più soltanto automobili ma servizi per spostarsi e fra questi c'è sicuramente il car sharing. Il traffico, i costi, le complicazioni burocratiche stanno infatti generando una certa disaffezione verso il possesso di un veicolo e i giovani sembrano preferire il ride e il car sharing e molti non sono tanto attratti neanche dall'avere la patente (leggi che negli USA i giovani viaggiano in rete). I gestori di questo tipo di flotte sono in aumento e diverse Case ne hanno allestite di proprie, per poter entrare in questa promettente modalità. Il car sharing diminuirà comunque le vendite delle auto nuove con motore a scoppio: a dirlo è un rapporto di IHS Markit.

SERVIZI A DOPPIO TAGLIO Questi nuovi servizi hanno una certa fama anche fra le persone un po' più grandi e anche in Italia: a Roma e Milano, per esempio, è facile parlare con persone che usano abitualmente questa formula per postarsi (sapevi che Peugeot per tornare negli USA si affida al car sharing?). Le proiezioni di IHS Markit indicano però un consistente declino, a livello globale e nei prossimi 20 anni, nelle vendite delle automobili nuove proprio perché i consumatori sono ben disposti verso questi servizi. Se oggi si vendono poco meno di 70 milioni di veicoli a benzina/gasolio l'anno nelle 4 aree più importanti (Stati Uniti, Europa, Cina e India), questo valore potrebbe scendere a 54 milioni nel 2040.

IL GRANDE PARADOSSO Il vicepresidente di IHS Markit Daniel Yergin, che ha fra l'altro vinto un Premio Pulitzer, spiega che si tratta di “un grande paradosso automobilistico, perché si più viaggerà più che mai con l'automobile ma le persone avranno meno necessità di possederne una. Questa contraddizione sarà una 'qualità' che concorrerà a definire il futuro dell'automotive. Questo spostamento è solo l'inizio ma dopo il 2040 i cambiamenti nei trasporti accelereranno e saranno visibili sulle strade e autostrade in tutto il mondo. Il ritmo e l'intensità di questo mutamento dinamico avranno implicazioni significative per l'industria, il trasporto pubblico e il modo nel quale le persona lavorano, vivono e spendono per muoversi”.

Per dare un'idea dell'imponenza del fenomeno, l'industria dei servizi di mobilità acquisterà, nei quattro mercati analizzati in questo studio, più di 10 milioni di automobili nel 2040: la stima per il 2017 è di circa 300 mila. Nel 2040 le miglia percorse dai veicoli cresceranno fino a raggiungere il massimo storico di circa 11 miliardi di miglia/anno (un aumento del 65% dal 2017) nei 4 mercati esaminati a fronte delle diminuzione nelle vendite citata più sopra.

CAMBIO DI ALIMENTAZIONE Lo studio sottolinea che le vendite di veicoli elettrificati (elettrici e ibridi plug-in) saranno circa 30 milioni nel 2040, contro i 54 milioni di veicoli convenzionali. La presenza delle ibride conserverà i motori a scoppio nella maggioranza delle automobili vendute nel 2040 ma le auto ad esclusiva trazione convenzionale (leggi che Volvo non svilupperà più motori diesel) che saranno scese sotto il 50% già nel 2031: nel 2016 erano il 98%. Il 2030 sarà un punto di svolta fondamentale: il declino dei prezzi delle batterie renderà il prezzo delle elettriche competitivo rispetto alle auto con motore a scoppio e nello stesso anno anche i veicoli autonomi avranno raggiunto una presenza significativa. Yergin puntualizza: “Non è solo una questione di tecnologia: anche le barriere politiche, legislative, sociali e psicologiche che frenano l'adozione delle autonome su larga scala saranno superate”.

Le aziende che forniranno servizi di mobilità saranno probabilmente quelle che adotteranno in massa le auto elettriche e autonome con uno spostamento degli acquisti dai guidatori/proprietari a quelli delle flotte. Sono proprio le auto delle flotte che faranno molti più km rispetto a quelle dei privati, contribuendo al declino di quelle non autonome e con i motori convenzionali perché ognuna di queste sostituirà più d'una di quelle “normali”. Fra i fattori che contribuiranno all'adozione dei veicoli elettrici e autonomi per “la mobilità come servizio” citiamo il costo più basso dell'elettricità rispetto ai carburanti, la manutenzione più semplice (meno parti in movimento) e la semplicità della ricarica rispetto al classico rifornimento (leggi di ZF, IBM e UBS che lanciano Car eWallet per pagamenti automatici).

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